Il caso

Il declino dell’impero americano (del vino)

Il declino dell’impero americano (del vino)

La California, che con le sue aree più vocate in Napa Valley e Sonoma è considerata la culla delle eccellenze enologiche Usa, sta attraversando una profonda crisi. Colpa dei dazi, dell’eccesso di produzione e delle nuove abitudini dei consumatori

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I dazi, l’eccesso di produzione e il cambiamento delle abitudini dei consumatori fanno tremare il cuore dell’industria vinicola degli Stati Uniti. Napa e Sonoma, in California, sono i simboli per eccellenza del vino americano, ma quest’anno stanno attraversando una crisi tanto profonda che secondo gli esperti non si verificava dai tempi del Proibizionismo. Il Wall Street Journal scatta una fotografia preoccupante, affermando che il raccolto è ottimo, ma i magazzini sono pieni di invenduto dagli anni precedenti, mentre l’ultima vendemmia, complice il clima quasi perfetto - fresco, senza gelate o caldo torrido - ha favorito una produzione ancora più abbondante. E alcuni viticoltori sono costretti a scelte drastiche, arrivando persino ad estirpare i vigneti.

L’elenco dei problemi è lungo in California, dove vengono prodotte circa otto bottiglie su dieci del vino made in Usa: le persone bevono meno, soprattutto i giovani, e i dazi doganali hanno causato il prosciugamento del più grande mercato estero per il vino statunitense, il Canada, da un giorno all'altro. Grandi acquirenti come Constellation Brands, nota per la sua birra Modelo, ma che vanta anche un business vinicolo di circa 900 milioni di dollari, hanno acquistato meno uva negli ultimi anni ridimensionando le proprie ambizioni, una tendenza che nell’ultimo periodo ha subito un'accelerazione.

Circa il 30% dell'uva coltivata in questa stagione non verrà venduta, stima la Sonoma County Winegrowers, l’organizzazione che rappresenta 1.800 viticoltori nella Contea di Sonoma. Jackson Family Wines, il nono produttore di vino per volume negli Usa e proprietario del marchio Kendall-Jackson, non sta solo riducendo la quantità di uva che acquista da produttori esterni, come spiega il Chief Operating Officer Mitch Davis. Ma sta anche valutando l'idea di estirpare e ripiantare alcuni dei circa 5.600 ettari di vigneti che gestisce in tutto il mondo.

Inoltre sta abbassando i prezzi di alcune etichette, come il Pinot Noir La Crema, nel tentativo di attrarre i consumatori colpiti da anni di inflazione, sottolinea Shilah Salmon, vicepresidente del marketing: “Vediamo la linea magica di 19,99 dollari. Quando si inizia a superarla l’acquisto diventa più difficile per molte persone, soprattutto al supermercato”, dove viene venduto quasi la metà del vino statunitense. La crisi attuale arriva dopo un boom iniziato negli anni Novanta, alimentato da programmi come ‘Sideways’, che hanno contribuito a trasformare la regione in una meta turistica, facendo esplodere la domanda di alcuni vini (in primis il Pinot Nero).

Molti agricoltori hanno convertito i campi di frutta e verdura in vigneti, come John Balletto, proprietario di Balletto Vineyards, rinomata azienda vinicola che si trova nelle colline della Russian River Valley, a Sonoma: nel 1994 produceva oltre 70 diversi tipi di ortaggi, tra cui spinaci e zucca, e l’anno dopo ha trasformato le coltivazioni in vigneti. Oggi, tuttavia, deve fare i conti con ingenti perdite: “E’ la prima volta in 25 anni che abbiamo il 30% delle nostre uve invendute”, afferma Balletto, il quale calcola che la sua azienda, che ha circa 337 ettari di vigneti, avrà circa 3 milioni di dollari di vendite in meno nel 2025. E ora sta cercando di usare l’uva in eccesso per produrre vino sfuso da piazzare con rivenditori privati come Trader Joe's, Aldi e Target, che lo commercializzeranno con i propri marchi.

Secondo il Sonoma County Winegrowers, tra 800 e 2.000 ettari di vigneti potrebbero essere rimossi nei prossimi anni, e non tutti verranno rimpiazzati. Anche Steve Dutton, co-proprietario della storica azienda agricola Dutton Ranch, ha visto circa il 20% della sua produzione rimanere invenduta e ha iniziato a proporre l’uva addirittura su Facebook Marketplace. “Stiamo cercando di fare tutto il possibile”, spiega. Alcuni produttori stanno tornando alla coltivazione di mele, che vengono trasformate in succhi e aceto biologico, mentre lui rivela che se il trend dovesse proseguire anche il prossimo anno, potrebbe essere costretto a vendere parti della vasta proprietà di famiglia a degli imprenditori edili. E poi ci sono i dazi minacciati e imposti dal presidente Donald Trump al Canada, che per tutta risposta ha ritirato i vini californiani dagli scaffali dei negozi. Le esportazioni di vino statunitensi verso il Paese vicino sono diminuite del 96% nel secondo trimestre, passando da quasi 111 milioni di dollari l'anno scorso a meno di 4 milioni di dollari quest'anno, e il surplus commerciale si è trasformato in un deficit per la prima volta in assoluto.

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