Una delle enoteche regionali più vivaci è senza dubbio quella di Ovada, che rappresenta la casa dei produttori locali, ma anche di tutti i migliori vini del Piemonte. Ed è ristorante, wine bar, enoteca vera e propria, insomma luogo di incontro. Lunedì 17 novembre al mattino, la masterclass dedicata ai 20 più significativi prototipi della omonima Dogc sarà l’apice di un evento che impegnerà Ovada nel week end, con Vi.Ta. Ovada Vino & Tartufi. Ora, io sono personalmente affezionato a questa denominazione, come lo era il mio maestro Luigi Gaviglio, di Montaldo Bormida, grande sommelier scomparso prematuramente. Lui, nel 1984, sosteneva (mi ero iscritto al primo corso Ais a Milano) che al vertice dei Dolcetto c’erano Dogliani e Ovada. E la qual cosa mi incuriosì da subito, tanto da approfondire, negli anni a venire, il valore di quello che oggi è il Dolcetto di Ovada doc o addirittura l’Ovada docg, che rappresenta quella che era la denominazione “superiore”.
Siamo dunque nell’Alto Monferrato, dove nel 1955 Ettore Robbiano acquista la cascina Ca’ Bensi, avviando l'azienda vitivinicola con un piccolo vigneto. Inizialmente focalizzata sul Dolcetto sfuso, spesso trasportato in damigiane verso la vicina Liguria sopra un carro trainato dai buoi, la crescita avverrà con i figli Ettore, Giorgio e Angelo, che hanno ampliato i vigneti e modernizzato la vinificazione. Alla fine dello scorso millennio, la terza generazione, con Federico in vigna, segna il passo decisivo per raggiungere obiettivi di alto profilo. Accanto a lui, la moglie Daniela che si occupa dell’agriturismo, aperto un decennio fa con offerta di ristoro e camere. Oggi il raggio d’azione abbraccia otto ettari e mezzo vitati (50 mila le bottiglie) a dimora nel comprensorio di Tagliolo Monferrato, lungo pendii scoscesi collinari a ridosso dell’Appennino Ligure, caratterizzati da terre bianche ricche di tufo.
Iniziamo la degustazione con i due bianchi di casa: il Piemonte Cortese “Intruso” 2024, dal colore tendente all'oro, offre un naso di frutta gialla tropicale, banana e cedro, con la banana che ritorna in bocca in un sorso immediato. Spettacolo! Fa il paio con il Monferrato Bianco “Due Gocce” 2023 da uve sauvignon blanc e cortese: ha un colore oro, note di pino quasi balsamiche con una punta di idrocarburi che lasciano spazio alla frutta tropicale; in bocca è pieno, rotondo.
Quindi, il poker di rossi, a partire dal Dolcetto di Ovada “Costa” 2023 che ci introduce a questo vino, nelle sue diverse espressioni. E già questo campione si rivela interessante con un colore viola vivo, un naso fresco e fruttato e una bella acidità.
Tuttavia, il vertice lo tocca il nostro Top Hundred di quest’anno: l'Ovada “Poggio” 2022, dal colore rubino scuro, che rivela un naso profondo di frutta speziata e sottobosco, mentre in bocca è pieno, tannico, con un’acidità che spinge. È un Dolcetto in purezza che fa solo acciaio. Intrigante e iconico.
Quindi, l'Ovada Riserva “Moongiardin” 2021, dal colore impenetrabile, un naso dapprima ematico poi con note di tostatura e caffè verde, e un palato pieno e avvolgente. Rispetto al precedente, fa un anno di botte grande di rovere. Non da meno è poi la Barbera del Monferrato “Vigot” 2022 che si presenta con un rosso rubino brillante, con la rosa tipica della Barbera e l’acidità che percorre un sorso pieno. Siamo a Tagliolo, all’ombra di un castello bellissimo, avamposto di quella che è poi l’area più castellata d’Europa: il Monferrato appunto, giacimento di terroir unici, come nel caso dei vigneti di questa cantina e di tante altre.
Ca' Bensi
Tagliolo Monferrato (Al) – Cascina Bensi, 31/a
Tel. 014389194
Una bottiglia di Ovada “Poggio” 2022: euro 18