C’è un punto in cui la scienza incontra la filosofia, e il vino diventa terreno comune. È lì che nasce Vinosophia, progetto di ricerca e visione produttiva portato avanti da Chiusa Grande, cantina abruzzese guidata da Franco D’Eusanio, enologo che ama definirsi “vinosofo”. Un termine che riassume il senso di un lavoro durato decenni: trasformare la viticoltura biologica in un percorso di conoscenza, capace di unire tecnica, salute e sensibilità umana. “Per me i vini nascono nella testa. Ogni mio vino nasce da un approccio filosofico”, dice il vignaiolo.
L’approccio scientifico
Fondata nel 1991 a Nocciano, alle pendici della Maiella, Chiusa Grande è una delle aziende pioniere del metodo biologico in Abruzzo. I suoi 75 ettari di vigne sono coltivati secondo principi di equilibrio naturale, ma è la filosofia che li orienta a renderli un laboratorio aperto. D’Eusanio, terza generazione di viticoltori, ha costruito la sua idea di vino partendo non dal mercato ma dall’emozione: ogni etichetta, prima di essere prodotta, viene “progettata” come esperienza sensoriale e mentale. È questa inversione di prospettiva — prima il pensiero, poi la tecnica — che ha ispirato Vinosophia, un progetto nato in collaborazione con un comitato scientifico interdisciplinare e con l’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara (in particolare le unità operative di Farmacologia del dipartimento di Scienze mediche, orali e biotecnologiche, di Psicometria e di Medicina traslazionale e gastroenterologia del dipartimento di Medicina e Scienze dell’invecchiamento), per verificare se il vino possa essere davvero, oltre che buono, anche salubre.
“Il vino può far bene”
Ambizioso l’obiettivo: dimostrare che le pratiche biologiche, dai trattamenti in vigna ai protocolli di vinificazione, incidono sulla qualità del vino e sul benessere di chi lo consuma. Le ricerche hanno coinvolto parametri chimici e biologici, ma anche studi sugli effetti psicofisici del vino biologico rispetto a quello convenzionale. Dai dati emerge un quadro coerente: il vino prodotto in regime biologico, con ridotto uso di solfiti e processi più rispettosi dell’uva, mostra un impatto meno negativo sulle funzioni cognitive ed emotive, un effetto antiossidante più marcato e una minore incidenza di disturbi gastroesofagei. La scienza, in altre parole, ha misurato ciò che l’intuizione contadina di D’Eusanio aveva già colto: che il vino, se trattato con equilibrio, non è solo un alimento, ma un mediatore di benessere.
L’approccio tecnico di Vinosophia ha esplorato nuovi strumenti, dai biostimolanti naturali all’uso controllato dell’ozono, fino a protocolli di vinificazione senza solfiti. Tecnologie diverse, ma mosse dallo stesso principio: ridurre l’intervento chimico, mantenere integra la vitalità dell’uva e dei suoi composti antiossidanti. Non si tratta di un ritorno al passato, ma di un tentativo di coniugare la saggezza agricola con la ricerca scientifica, in una viticoltura che guarda al futuro con responsabilità ambientale e attenzione alla salute.
La ricerca
La sperimentazione condotta nel corso della ricerca ha mirato a valutare proprio l'efficacia dei trattamenti biostimolanti su due varietà, Pecorino e Montepulciano, e a perfezionare protocolli di vinificazione per ottenere vini senza solfiti o con basso contenuto di solfiti. I biostimolanti sono stati applicati su cinque filari per ogni varietà e confrontati con un gruppo di controllo. I risultati sono stati analizzati sia dal punto di vista chimico che qualitativo, evidenziando potenzialità e limiti di ciascun trattamento in relazione alle specifiche caratteristiche varietali e alle condizioni ambientali. Il progetto si è sviluppato in tre fasi sperimentali, in cui gruppi di volontari hanno degustato vari tipi di campioni. Dai risultati finali è emerso come la combinazione di trattamenti biostimolanti, innovazioni tecnologiche e protocolli di vinificazione ottimizzati offra nuove prospettive per la viticoltura moderna, con un focus sulla sostenibilità, la qualità e la diversificazione del prodotto finale e con un minore impatto sulla salute del consumatore, in particolare per categorie specifiche come i portatori di malattia da reflusso gastroesofageo.
Anche la scelta di tecniche come l’iperossigenazione dei mosti o la fermentazione malolattica in tutti i vini, come spiegano dall’azienda, risponde a un’idea di equilibrio più che di stile: rendere il vino stabile, digeribile, armonico.
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Nel calice conta anche l’empatia
D’Eusanio, con la sua figura di “vinosofo”, ha riportato nel lessico enologico parole come empatia, emozione, benessere. Attraverso il suo lavoro ha voluto evidenziare che il biologico non è un’etichetta etica, ma un modo di pensare la relazione tra uomo, natura e piacere: “Vinosophia è la concretizzazione di questa visione: un vino che non si limita a raccontare un territorio, ma che cerca di far star bene chi lo beve, nel corpo e nella mente”.