C’era un’energia frizzante, letteralmente, tra i corridoi della Fiera di Bologna durante la prima edizione bolognese di Champagne Experience. Bicchieri che tintinnavano, profumi di crosta di pane e agrumi che si intrecciavano nell’aria, file di calici levati alla luce per scrutare sfumature d’oro e di rame. La città delle Due Torri ha accolto con entusiasmo l’ottava edizione del più grande evento italiano dedicato allo Champagne, organizzato da Excellence SIDI, realtà che riunisce ventuno tra i principali importatori e distributori del Paese. E il brindisi è stato da record: oltre 7.000 visitatori in due giorni, un incremento del 20% rispetto all’anno scorso, con più di 700 etichette in degustazione e 145 maison e vigneron a rappresentare le quattro anime della Champagne — Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs e Côte des Bar — più un’area interamente dedicata alle maison classiche.
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A guidare l’evento, con la passione di chi lo ha visto nascere quasi per gioco, è Luca Cuzziol, uno dei fondatori. «Siamo partiti otto anni fa come un gruppo di amici e una ventina di aziende, con il desiderio di raccontare lo Champagne per quello che è davvero: un vino, non un simbolo di lusso. Oggi siamo qui, in una manifestazione che ha saputo diventare punto di riferimento per tutto il settore». Cuzziol guarda con realismo al momento del mercato: «Dopo l’euforia del post-pandemia, il 2024 ha segnato un rallentamento fisiologico. Il consumatore è più attento, ma anche più curioso. Lo Champagne non teme la concorrenza: semmai, ha bisogno di più cultura. Chi lo sceglie oggi non cerca solo status, ma esperienza». E sulla rivalità con le bollicine italiane? «Prosecco, Franciacorta e Alta Langa sono un’altra storia. Il bello è proprio questo: c’è spazio per tutti. L’importante è che ognuno resti fedele alla propria identità. Bere bene, oggi, significa capire cosa c’è dietro ogni bicchiere».
A ribadire il momento di transizione dello Champagne è Leonardo Sagna, che da anni osserva da vicino le tendenze di consumo e l’evoluzione del gusto. «Siamo in una fase di maturità. Dopo il boom post-Covid, i volumi si sono stabilizzati, ma la qualità e la consapevolezza sono cresciute. L’Italia, in questo senso, è un mercato straordinario: nel 2024 abbiamo importato 831 maison e vigneron diversi, un record assoluto”. Il dato racconta una curiosità tutta italiana: «Non cerchiamo solo i grandi nomi, ma anche i piccoli produttori. Gli appassionati vogliono scoprire, confrontare, capire». E il palato cambia. «Lo Champagne oggi è più secco, più verticale. Il clima più caldo permette uve mature, e quindi meno bisogno di zucchero. Il risultato è una bevibilità nuova, più naturale. Se dieci anni fa si cercava potenza e ossidazione, oggi si vuole equilibrio, freschezza, piacere”. Sagna sorride quando parla di questo cambio di paradigma: «Il vero lusso non è più bere Champagne, ma sapere quale Champagne bere. Ed è qui che eventi come questo fanno la differenza: educano, stimolano, aprono la mente».
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Per Marcello Meregalli, che da decenni osserva il vino con lo sguardo del distributore e la passione del bevitore, il 2025 è stato un anno “a due velocità”. «Abbiamo vissuto un blocco improvviso a marzo, con il mercato che sembrava fermarsi. Poi da giugno tutto è ripartito, e l’estate è andata oltre le aspettative. Oggi i consumi si sono normalizzati, ma lo Champagne continua a essere un termometro perfetto dell’economia del vino: quando funziona, vuol dire che c’è voglia di brindare». Un cambiamento interessante riguarda il modo di bere. «Chi può permettersi bottiglie da 500 o 1000 euro non le apre più al ristorante: le beve a casa, o in barca, o tra amici. È una forma diversa di lusso, più privata e autentica. Il mercato si sta educando: la bottiglia importante non serve per mostrarsi, ma per condividere”. E le bollicine italiane? «Stanno crescendo, e bene. Franciacorta e Alta Langa hanno consolidato la loro identità, il Trentodoc ha ancora strada da fare. Ma la cosa più bella è vedere i giovani che si avvicinano al mondo delle bollicine con curiosità, non con pregiudizio».
Tra masterclass, incontri e calici senza sosta, Bologna ha dimostrato di saper accogliere e interpretare lo spirito dello Champagne: conviviale ma esigente, elegante ma mai distante. Nei corridoi della fiera si respirava una voglia di conoscenza che va oltre la moda del momento. “Il successo di questa edizione ci dice che lo Champagne non è più solo un vino da ricorrenza – conclude Cuzziol – ma un linguaggio, un modo di stare insieme. L’obiettivo è portarlo sempre più vicino alla gente, anche fuori dalle grandi città. Perché lo Champagne, prima di tutto, è piacere condiviso”. E in fondo, come ha ricordato Leonardo Sagna con un sorriso: «Lo Champagne è il vino più democratico che esista. Non serve un motivo per stapparlo, basta un momento”. A Bologna, quest’anno, quel momento è durato due giorni. Ma l’eco di quel brindisi continua ancora.
Gli assaggi
Deutz – Amour de Deutz 2013
Paglierino lucente, bollicina fine e regolare. Al naso è immediato e profondo: sentori animali e carnosi, quasi ferrosi, poi fiori secchi e burro fresco. In bocca è vivo e salino, succoso, caldo, con un tocco minerale che ne allunga la scia. Elegante e invitante, termina fresco e cremoso, con una persistenza precisa e setosa.
Louis Roederer – Cristal 2016
Giallo dorato chiaro, riflessi vivi. Profumi di pietra e mare, un soffio ferroso e quasi ematico, poi erbe officinali e agrumi maturi. Bocca scolpita, cremosa ma vibrante, con tensione minerale e freschezza agrumata. Lungo, potente e allo stesso tempo leggero. Finale infinito, nitido, salino e luminoso.
Larmandier-Bernier – Terre de Vertus 2017
Profuma di gesso e fiori bianchi, con una vena vegetale sottile e accenti di ribes bianco e mela verde. Il sorso è teso, con un grip straordinario. Freschezza, sapidità e una punta amara che ne amplifica la profondità. Champagne puro, vivo, diretto.
Fleury 2010
Dorato intenso, riflessi caldi. Naso evoluto, accogliente: tè alla camomilla, agrume in infusione, note iodate e marine. Bocca levigata e gentile, cremosa, dal passo sicuro. Ritorni di frutta secca e nocciolina fine. Un vino calmo e profondo, di equilibrio raro.
Tarlant – Cuvée Louis 1996
Colore carico, dorato profondo. Al naso note di agrumi canditi, cera, erbe secche e frutta matura. La bocca è piena, densa, con vibrazioni terziarie e un’energia sorprendente per l’annata. Ricco ma teso, chiude su lunghezza elegante e decisa, con un’eco di miele e pietra.
Henriot – Cuvée Hemera 2013
Fine e luminosa al colore. Al naso intreccia gesso, fiori chiari e scorze d’arancia. La bocca vibra di precisione e profondità, con tocco gessoso e frutto nitido. Finale cristallino, con sensazione di purezza e luce
Alexandre Bonnet – Les Vignes Blanches 2019
Fresco e diretto, con profumi di pera, mela verde e biancospino. Il sorso è pulito, tagliente, con acidità viva e un’eco minerale leggera. Giovane ma già armonioso, di piacevole immediatezza e tensione.
Tribaut-Schloesser – 8 Terroirs Origine
Aromi di frutta bianca, agrumi e un accenno di pan brioche. Bocca equilibrata, cremosa ma fresca, con spinta minerale e un finale elegante, succoso. Versatile, di ottimo equilibrio tra rotondità e tensione.
Alberto Massucco – Mon idée de Cramant 2014
Profilo delicato e nobile: gesso, fiori bianchi, accenni di miele e burro. La bocca è pura, sottile, scolpita dal gesso e da un frutto luminoso. Freschezza verticale e finale di grande precisione, con eleganza sussurrata e profondità minerale.
Monmarthe- Le nid d’Agace 2016
Piacevole alla vista regala belle sensazioni al naso dove prevalgono le note vegetali , di mentuccia poi fruttato di susina bianca e gradevoli note appena speziate. In bocca ha buon attacco, gustoso, persistente con salinità accesa ed un finale appetitoso