Zohran Mamdani punta sul cibo per conquistare New York. Il 33enne candidato socialista favorito per il ruolo di prossimo sindaco della Grande Mela è diventato improvvisamente uno dei volti più noti della politica americana, e negli ultimi mesi sta sfruttando la sua passione gastronomica per orientare la sua agenda e diffondere il suo messaggio. Ad esempio, proponendo di aprire un supermercato di proprietà comunale in ciascuno dei cinque distretti della metropoli, per rendere gli ingredienti più accessibili. “La rete di supermercati di proprietà comunale sarà focalizzata sul mantenere i prezzi bassi, non sul profitto. Senza dover pagare l'affitto o tasse sulla proprietà, ridurranno le spese generali e trasferiranno i risparmi ai consumatori”, spiegano sul sito della campagna di Mamdani.
Precisando che “acquisteranno e venderanno a prezzi all'ingrosso, centralizzeranno lo stoccaggio e la distribuzione e collaboreranno con i quartieri locali per la fornitura di prodotti”. Se la prospettiva di calmierare finalmente prezzi alle stelle piace a tanti cittadini, incontra pure numerose critiche, soprattutto da parte dei proprietari di supermercati privati. Come John Catsimatidis, proprietario della catena Gristedes, secondo cui la mossa “danneggerebbe New York”. “Non è in opposizione ai proprietari di supermercati o ai proprietari di negozi di alimentari. È qualcosa che può essere effettivamente utilizzato insieme per aumentare la competitività, come abbiamo visto fare in passato con le opzioni pubbliche”, replicano dal team del candidato sindaco. Il quale vuole anche abrogare alcune delle leggi che hanno limitato la vendita dei carretti ambulanti.
Mamdani è consapevole di quanto i newyorkesi siano attenti al modo in cui i loro politici interagiscono con il cibo e di quanto possano essere critici. Nessuno dimentica quando l'ex sindaco Bill De Blasio nel 2014 è stato deriso per aver mangiato una pizza con coltello e forchetta, un'eresia per i newyorkesi, o quando il primo cittadino uscente Eric Adams è finito sulla graticola per una cena a base di pesce pur dichiarandosi vegano. Il 33enne socialista ha tenuto conferenze stampa e interviste nei suoi ristoranti preferiti: quando ha annunciato che avrebbe ridotto multe e tasse per le piccole imprese, lo ha fatto alla ‘bodega’ nel quartiere di Flatiron, dove era solito comprare il suo sandwich all'uovo la mattina. Poi ha pranzato e pubblicato una foto con il senatore Bernie Sanders e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez al Sami's Kabab House, un ristorante afghano ad Astoria, nel Queens, di cui è cliente abituale.
Pure la campagna sui social a cui è stato attribuito il suo successo si concentra spesso sul cibo: in post con centinaia di migliaia di visualizzazioni ha incentrato il suo messaggio centrale – rendere la città più accessibile – su specifici parametri culinari come l'aumento del prezzo del pollo e del riso halal. Il modo in cui fa riferimento al cibo “a livello personale e politico, e la sua abilità nel farlo, è probabilmente insolito, se non del tutto nuovo”, sottolinea Grant Davis Reeher, professore di scienze politiche alla Syracuse University. Mentre per lo stratega politico democratico Adam Bozzi, il cibo è “parte del linguaggio che usa per rendere la sua politica davvero accessibile”. L’attenzione di Mamdani sullo ‘street food’ e sui ristoranti economici di quartiere è parte di una strategia più ampia: presentarsi come un uomo qualunque con cui relazionarsi.
Lui, comunque, dice che mangiare è stato semplicemente “il modo in cui mi vedevo come newyorkese”, e parla di “molti momenti della mia vita in cui non riuscivo a separarmi dal cibo”, come il chai al cardamomo e un mix di snack salati chiamato chevdo che sua madre (la regista Mira Nair) gli serviva quando la famiglia viveva a Morningside Heights, o i momo (ravioli originari del Nepal e del Tibet) che mangiava a pranzo a Jackson Heights quando lavorava come consulente per l'edilizia abitativa. Con le persone parla spesso di ciò che mangiano, come ad esempio del fatto che la classica fetta di pizza newyorkese da 1 dollaro non costa più un dollaro. “Il cibo - sottolinea - è un modo molto rapido per comprendere l'aumento del costo della vita, perché le persone ricordano il costo dei beni di prima necessità”.