Oltre 250 espositori e duemila etichette, tra grandi brand e consorzi regionali che promuovono le piccole gemme del made in Italy, impegnati in incontri con più di 1500 buyer. Sono i numeri della due giorni di Vinitaly Usa a Chicago, la più importante fiera del vino italiano all’estero che punta a conservare il bastione americano in una fase segnata dall’incertezza legata all’introduzione dei nuovi dazi di Donald Trump.
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“La grande partecipazione di aziende italiane a Vinitaly Usa ci dice che il mercato statunitense non è sostituibile e che vale la pena investire. La grande presenza di operatori americani e di buyer ci dice che il vino italiano continua a essere un prodotto che gli americani cercano e vogliono comprare. Il Sistema Italia è al fianco di tutto il settore per promuovere le qualità inimitabili del nostro vino e per continuare a guardare al futuro con ottimismo. Non c’è insidia che non si possa affrontare se si ha la sicurezza di poter offrire un prodotto che non ha eguali”, assicura ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al taglio del nastro nella suggestiva cornice del Navy Pier.
Momento chiave
L’appuntamento organizzato da Veronafiere-Vinitaly con Italian Trade Agency (Ita), Fiere Italiane e la Camera di Commercio italiana americana del Midwest-Chicago include un mosaico di eventi con 16 masterclass e circa 35 sessioni di confronto internazionale che spaziano dall'analisi dei mercati e delle tendenze alle opportunità nel Nord America, dalle strategie per affrontare tariffe e sfide che possono ridisegnare il mercato statunitense fino al turismo del vino con la presentazione delle iniziative regionali per rafforzare il legame tra territorio e promozione. Il presidente dell’Agenzia Ice Matteo Zoppas ribadisce che “il mercato statunitense rimane strategico per il nostro vino. Oggi attraversa una fase complessa, segnata da consumi in rallentamento e dall’aumento dei dazi che possono erodere parte dei risultati raggiunti. Nonostante queste criticità, continuiamo a considerare gli Usa il partner chiave per le nostre esportazioni”. E assicura che proprio “in questo momento di incertezza sui dazi il nostro impegno è dare un supporto tangibile agli imprenditori del vino italiano negli Stati Uniti. Nei prossimi mesi valuteremo insieme l’andamento del mercato, ma oggi siamo qui per fare la nostra parte dando sostanza al ruolo del sistema Paese”. Zoppas sottolinea comunque che “l’Italia si conferma leader nelle esportazioni vinicole globali a volume, e seconda per valore dopo la Francia.
I dati
Nel 2024 il valore delle vendite di vino italiano all’estero ha toccato 8,1?miliardi di euro con un incremento del 5,5?% sul 2023. Gli Usa si confermano il primo mercato di destinazione: nel 2024 hanno importato vino italiano per circa 1,9?miliardi di euro, registrando una crescita del 10,2?%. Nei primi sette mesi del 2025 l’export ha mantenuto livelli simili a quelli del 2024 (1,1 miliardi con +0,1% rispetto a gennaio - luglio 2024), ma in un contesto che dà segnali di frenata sui volumi complessivi del sell-out”. A suo parere, “con Vinitaly Chicago si riesce ad intercettare quella quota di mercato che non si sposta fino a Verona e copre un periodo dell’anno contro stagione rispetto all’evento italiano, completando così l’offerta di Vinitaly Italia”. Per il presidente di Veronafiere Federico Bricolo, presente al taglio del nastro con Zoppas, Lollobrigida, e l’ambasciatore d’Italia a Washington Marco Peronaci, tra gli altri,“Vinitaly Usa è la risposta del vino italiano ai dazi e al conseguente contesto di preoccupazione e incertezza. Il programma unitario di questa edizione rafforza il presidio di Veronafiere su questo mercato strategico e tutt’altro che saturo, che può riservare nuove potenzialità di crescita per il vino italiano”.
Infatti, il 75% dei consumatori statunitensi di vino made in Italy si concentra in una quindicina di Stati, con in testa California, New York, Florida, Texas e Illinois. Gli Italian wine lover, oggi, provengono soprattutto da qui, sono in prevalenza consumatori di origine caucasica (75%), Boomers o Gen X (62%), con una significativa presenza del pubblico femminile. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, l’identikit del consumatore del futuro è di genere maschile, Gen Z ma anche Millennial, di etnia latinoamericana o afro-discendente, preferibilmente residente in Texas, Illinois, California, South Carolina e Georgia e oltre. Nuovi target e aree di domanda potenziale che Vinitaly Usa vuole intercettare per ampliare le occasioni di business del vino italiano. E quest’anno debutta per la prima volta negli Usa il wine2wine Vinitaly Business Forum, dedicato alle tendenze del mercato americano, alle cantine italiane emergenti e alle pratiche innovative in tema di sostenibilità, con l’obiettivo di rafforzare l’export di settore, e la prestigiosa lista OperaWine 2026, che conferma il crescente ruolo internazionale di Vinitaly Chicago.