Il caso

Illy: “Tra caro prezzi e dazi, il caffè continua a vivere la 'tempesta perfetta’”

Illy: “Tra caro prezzi e dazi, il caffè continua a vivere la 'tempesta perfetta’”

Cristina Scocchia, ad dell’azienda: “Importante proteggere non solo il business, ma anche la partnership politica e valoriale che lega le due anime dell'Occidente”

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"L'accordo tra Usa e Unione Europea sui dazi al 15% non è una vittoria né un pareggio, ma non è una neanche una disfatta perché si è evitata una guerra commerciale che avremmo comunque perso. Le forze in campo sono molto diverse". Commenta così il caro caffè, mercato colpito duramente anche dai dazi Usa, Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illycaffè, azienda che sviluppa il 20% dei propri affari Stati Uniti, suo secondo mercato a livello mondiale dopo l'Italia.

Negli ultimi 4 anni, il prezzo per un caffè al bar nelle città italiane è aumentato del 19 per cento, attestandosi su una media di 1,22 euro, secondo l'analisi di Assoutenti sui dati del Ministero delle imprese e del made in Italy. La previsione è che possa sfiorare presto i 2 euro. E nelle ultime settimane si sta assistenza a una vera a propria stangata: a Torino si arriva a 1,50 per la tazzina al banco.

In questo quadro, le barriere commerciali americane rappresentano un ulteriore banco di prova Di fronte a forze in campo "così dispari - osserva Scocchia in occasione del Meeting di Rimini - bisogna anche essere razionali e ripiegare in maniera pragmatica e ordinata. È importante proteggere non solo il nostro business, ma anche quella partnership politica e valoriale che lega le due anime dell'Occidente e che sarebbe stata compromessa da una guerra commerciali". A giudizio di Scocchia, "in un contesto globale sempre più instabile e competitivo, l'Europa deve mettere in comune risorse e visione strategica per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: autosufficienza energetica, difesa comune e innovazione tecnologica. Serve una politica industriale strutturata, per recuperare il terreno perso nelle nuove tecnologie e sostenere i settori tradizionali".

Anche perché, sottolinea, "ci preoccupiamo, giustamente, dei dazi introdotti dagli Stati Uniti ma la vera complessità è già dentro l'Europa: basta confrontare le regole di Spagna, Francia, Italia che sono spesso sovrapposte, contraddittorie e diversificate tra Paesi, scoraggiando l'innovazione e la crescita. La frammentazione normativa equivale a un dazio interno del 45% sui beni e 110% sui servizi". Quindi, conclude Scocchia, “serve semplificare il quadro normativo e promuoverne l'armonizzazione e, se l'Europa è davvero seria riguardo alla costruzione di un vero mercato interno, l'allineamento fiscale non è un lusso: è una necessità".

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