“In questo locale è vietato l’ingresso agli israeliani”. Un cartello che ricorda periodi bui da dimenticare quando l'ingresso a un esercizio commerciale qualsiasi era vietato a persone come tutte ma "diverse" solo per chi voleva avere una supremazia. Ma questo messaggio non è di tanti anni fa, è di questi giorni di fine luglio, comparso sulla porta del bar del terminal bus di Termoli, come ha denunciato il Quotidiano del Molise. Tante sono state le reazioni di indignazione e condanna del gesto, accanto anche a qualche dimostrazione di solidarietà, tanto che lunedì 28 luglio le forze dell'Ordine hanno provveduto a far rimuovere l’avviso ritenuto discriminatorio e contrario ai principi costituzionali. Il titolare del bar si è così giustificato: "Voleva essere una protesta contro la guerra in Palestina, non un gesto antisemita".
"Non voleva essere un atto razzista né antisemita – ha dichiarato al giornale locale - ma una forma di protesta contro ciò che sta accadendo a Gaza. Con il senno di poi capisco che il messaggio possa essere stato interpretato come offensivo o discriminatorio, ma non era questa l’intenzione". L'autore del cartello si è poi pentito della maniera usata: "Potevamo usare parole diverse ma il nostro gesto nasceva da un’indignazione profonda. Non ce l’ho con Israele come popolo, ce l’ho con la guerra".
Sul web su moltiplicano i commenti. E c'è anche quello del proprietario del bar in questione, Rodolfo Rampa: "Il mio messaggio sarebbe imbarazzante, ma ciò che il popolo israeliano sta compiendo a Gaza cosa sarebbe?". Poi c'è chi dà dei consigli: "Potevano scrivere vietato l'ingresso ai sostenitori dello stato sionista di Israele! Per fortuna ci sono israeliani che si ribellano e protestano! E poi sarebbe stato più inclusivo". Ma anche: "Ognuno a casa sua è libero di far cosa vuole, ha molto più senso questo cartello che il divieto di balneazione ai cani al mare...". E ancora: "Sono d’accordo con l’intenzione di fare qualcosa per Gaza e prendere una posizione ma non è che tutti gli Israeliani siano a favore di quello che fa il governo. Sono disgustato da quello che accade lì anche io ma questi gesti poi danno alibi alla questione dell’antisemitismo e francamente sono discriminazioni inaccettabili".
Viene alla mente, per ragioni opposte, un altro cartello di un altro esercizio commerciale, esattamente una gelateria toscana "De 'Coltelli" del maestro Gianfrancesco Cutelli che ha sempre dimostrato il suo impegno civile e sociale in positivo (sua l'iniziativa di qualche giorno fa con il "Gelato per la pace" per sostenere l'azione di Medici senza frontiere a favore delle vittime civili di Gaza). Era il 2021 quando sulla vetrina dei suoi due locali (ora ne ha uno a Pisa, allora ne aveva un altro anche a Lucca) attaccò un manifesto con la scritta: "Si prega la gentile clientela di non accedere al locale se si manifestano sintomi di: Covid 19, Razzismo, Omofobia. Grazie per la collaborazione". Un messaggio chiaro creato con l'estro di un gelatiere discendente alla lontana "ma soprattutto nello spirito e nel gusto" del famoso Francesco Procopio Cutò che diventa Dei Coltelli, il cuoco siciliano che viene considerato l'inventore dei gelati e che aprì la prima gelateria a Parigi. Come dire il gusto oltre alla bellezza può salvare il mondo.