L’anniversario

I 60 anni del primo sommelier d’Italia: buon compleanno Ais

Un sommelier all'opera ( @ansa)
Un sommelier all'opera ( @ansa) 

Cinque giorni di lezioni, degustazioni e dibattiti per festeggiare. Oggi l’associazione conta 45mila soci e diffonde la cultura del vino in Italia e nel mondo

2 minuti di lettura

Il 7 luglio 1965, in una Milano che si affacciava al boom enogastronomico con lo spirito dei pionieri, quattro uomini — Jean Valenti, Gianfranco Botti, Ernesto Rossi e Leonardo Gerra — posero le basi di un’associazione destinata a rivoluzionare il rapporto degli italiani con il vino: nacque così l’Ais, Associazione italiana sommelier. Sessant’anni dopo, quella visione si è fatta sistema, comunità, rete: oltre 45.000 soci in Italia e nel mondo, una mappa capillare di delegazioni, una formazione riconosciuta, e oggi — anche formalmente — un Ente del terzo settore (Ets). Per celebrare questo traguardo, Ais Lombardia — la sezione più numerosa, con oltre 8.500 iscritti — ha deciso di rendere omaggio alle radici con una serie di eventi, masterclass e riflessioni. Il titolo, AnnIverSary60, gioca con le lettere dell’Associazione e ne rivendica l’identità, tra “storico” e “attuale”.

Un banco d'assaggio alla festa dell'Ais
Un banco d'assaggio alla festa dell'Ais 

Cinque giorni (dal 7 all’11 luglio), che hanno fatto dell’Hotel The Westin Palace di Milano, il punto di partenza per una serie di iniziative che da qui si dirameranno in tutta Italia per il resto del 2025.“Il nostro fondatore Jean Valenti ebbe una visione di libertà: creare un’Associazione indipendente, il cui unico scopo fosse la cultura”, ha ricordato Sandro Camilli, presidente nazionale Ais, durante il saluto istituzionale. “Oggi, quella visione è la nostra identità”. Non è un modo di dire. Lo status di Ets impegna Ais a operare per il bene collettivo, con trasparenza e impatto sociale. Ne sono prova le borse di studio per studenti delle scuole superiori (nell’ambito della Giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio, in sinergia con tre ministeri), il progetto Sommelier Astemio, che forma ragazzi con bisogni speciali, o Essenze di Vite, pensato per sostenere il talento femminile nel mondo del vino.Si è partiti simbolicamente con il concorso Miglior sommelier di Lombardia – vinto da Cristian Russomanno – e con un grande banco d’assaggio che ha riunito oltre 150 aziende vitivinicole. Poi, ogni sera, una masterclass come atto di pensiero e gusto: Armando Castagno ha inaugurato il ciclo con una lezione sul Barbaresco, definito “architettura volante”.

Cristian Russomanno
Cristian Russomanno 

Luigi Moio ha portato la sua Quintodecimo, raccontando l’equilibrio tra scienza e territorio. A seguire, tre fuoriclasse della sommellerie — Nicola Bonera, Luisito Perazzo e Artur Vaso — hanno proposto una degustazione “eretica”, dedicata a quei produttori che hanno inseguito la qualità prima che diventasse moda.Il testimone è passato poi a Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, che insieme a Davide Garofalo ha tracciato una geografia sentimentale del vino italiano, con una puntata all’estero. A chiudere, venerdì 11 luglio, sarà Guido Invernizzi, storico relatore Ais, con una “sinfonia effervescente” dedicata alla Champagne. Una chiusura in levare, come si conviene a un compleanno importante.Ma la serata del 7 luglio ha avuto anche un momento più intimo e commemorativo.

All’Auditorium San Fedele, nel cuore di Milano, tra candele e un quartetto d’archi, Ais ha omaggiato la sua storia. Un tributo ai padri fondatori e ai presidenti che hanno fatto crescere l’Associazione — da Antonello Maietta a Giuseppe Vaccarini, da Eddy Furlan a Jean Valenti. Applausi sinceri anche per Maristella Mangiarotti, storica responsabile eventi di Ais Nazionale, che va in pensione dopo 42 anni di servizio.Il brindisi, come da copione, è arrivato a tavola: nella cornice del ristorante Savini, dove proprio nel 1965 si tenne uno dei primi incontri fondativi. In menu: scampi e Fiano, baccalà e Schiava, crostata di frutta e Moscato d’Asti Docg. Una festa, sì, ma anche un gesto di coerenza: far dialogare vini e cibi con consapevolezza e misura, come ogni sommelier sa.

Ais oggi è una realtà adulta e strutturata, ma con l’energia di chi ha ancora molto da dire. La cultura del vino, oggi più che mai, ha bisogno di voci competenti e libere. L’anniversario non è solo un’occasione per guardarsi indietro, ma per ribadire una promessa: il vino è cultura, è relazione, è responsabilità. E Ais continuerà a raccontarlo, con passione, per altri sessant’anni e oltre.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto