A Palazzo Brancaccio, nel cuore di Roma, torna Alta Langa Roma: la giornata professionale che il Consorzio Alta Langa dedica all’incontro diretto con chi il vino lo racconta, lo serve, lo sceglie. Un momento per capire dove sta andando uno dei metodi classici italiani più interessanti del panorama attuale, tra classicità produttiva e visione contemporanea. L’appuntamento è il 16 giugno dalle 10.30 alle 17.30, nello Spazio Field di via Merulana. Oltre 30 produttori associati presenteranno più di 70 etichette di Alta Langa DOCG, tra bianchi, rosé e riserve, declinate nelle versioni brut e pas dosé. Tutti vini millesimati, cioè legati a una specifica vendemmia, a sottolineare il rapporto stretto con l’annata e il territorio. L’evento è riservato a professionisti del mondo Horeca e alla stampa di settore, e rappresenta la seconda edizione della manifestazione romana. “Vogliamo che Roma diventi un riferimento fisso per il nostro Consorzio – spiega il Presidente Giovanni Minetti –. È un’occasione per far dialogare i produttori con il pubblico professionale e, allo stesso tempo, far emergere il valore del territorio attraverso il vino”.
L’Alta Langa non ha fretta. Non la ebbe nemmeno quando, tra gli anni Ottanta e Novanta, si cominciò a studiare se e come si potesse fare metodo classico di qualità tra le colline più alte del Piemonte. Ci vollero anni di prove, confronti, vendemmie sperimentali. La denominazione arrivò nel 2002, il riconoscimento DOCG nel 2011. Ma l’idea era già chiara: costruire uno spumante identitario, diverso, adatto a chi cerca profondità e autenticità. Oggi il disciplinare prevede almeno 30 mesi sui lieviti (36 per la riserva), raccolta manuale, vigneti oltre i 250 metri s.l.m., esclusivamente con uve Pinot nero e Chardonnay, in purezza o in blend. Tutto è millesimato. È un vino che parla lentamente, ma con chiarezza: struttura, verticalità, eleganza asciutta. Un metodo classico “d’altura”, come piace dire a chi lo produce.
Alta Langa Roma vuole essere più di una semplice degustazione. Il programma prevede anche masterclass su invito, condotte da Marco Reitano, sommelier de La Pergola***. “Le bollicine dell’Alta Langa stanno entrando sempre più stabilmente nelle carte dei ristoranti romani – commenta –. Hanno carattere, ma anche versatilità. Sono vini che sanno reggere il confronto”. Nei giorni precedenti all’evento, dieci locali romani – tra cui Mirabelle, Armando al Pantheon, Sushisen, Idylio by Apreda – saranno protagonisti di un racconto fotografico diffuso sui canali social del Consorzio, pensato per legare le bollicine piemontesi alla narrazione gastronomica della città. Durante la giornata farà anche il suo esordio “Onde”, installazione visiva e tattile che riproduce le curve di livello del paesaggio vitato dell’Alta Langa attraverso sottili strati in legno dorato. Un piccolo plastico evocativo, pensato per accompagnare eventi futuri e raccontare, anche con la forma, un territorio che nasce dall’incontro tra le colline e l’eco di un antico mare.
Oggi il Consorzio Alta Langa conta 90 produttori e altrettanti viticoltori, per una superficie vitata di 490 ettari. Circa due terzi sono coltivati a Pinot Nero, un terzo a Chardonnay. La produzione potenziale 2024 si aggira attorno ai 3,2 milioni di bottiglie, destinate in gran parte al mercato italiano (85%), ma con una presenza all’estero in crescita costante. L’obiettivo è ambizioso: arrivare a 6 milioni di bottiglie entro il 2030, senza perdere la bussola della qualità. Dietro ogni bottiglia c’è una vendemmia, una parcella, una scelta. E c’è un paesaggio che non assomiglia ad altri: alte colline, boschi, vigneti che guardano le Alpi e respirano l’Appennino. È questo che Alta Langa Roma prova a raccontare, attraverso i vini e attraverso le persone che li fanno. Con calma, come si addice a un metodo classico.