Si è chiusa a Modica la XXI edizione di Sicilia en Primeur, appuntamento diventato ormai il conclave laico dell’enologia isolana. Oltre cento giornalisti da ogni angolo del mondo, insieme a una selezionatissima rappresentanza della stampa italiana, hanno risposto alla chiamata di Assovini Sicilia per raccontare non un’annata, ma un’idea di futuro. Un futuro che parla la lingua dei numeri: undici enotour nei territori simbolo della viticoltura siciliana, 300 etichette in degustazione, 57 cantine coinvolte. Ma anche, e soprattutto, dati che danno corpo a una visione concreta e misurabile.
L’enoturismo
Secondo un’indagine condotta dall’Università di Messina, l’84,8% delle aziende associate ad Assovini ha già una proposta strutturata di enoturismo. Il 78% ha integrato under 40 nei processi decisionali. Il 76% è certificato biologico, il 56,5% ha una certificazione ambientale. Numeri che non si limitano a fotografare una tendenza, ma indicano un cambiamento già in atto. La Sicilia del vino non si limita a seguire l’onda, la sta guidando.
Sistema sostenuto anche dalla Fondazione SOStain Sicilia, che porta avanti progetti concreti: dall’utilizzo di bottiglie leggere al monitoraggio ambientale tramite api, fino a un’idea di vino che non si misura solo in bottiglie, ma in responsabilità condivise. Il cuore di tutto resta però il valore culturale del vino, tema cardine della conferenza ospitata al Teatro Garibaldi.
Il futuro
"La prossima sfida non è solo mantenere alta la qualità, ma difendere il valore del vino da un pensiero che lo criminalizza. Il vino è cultura, conoscenza, civiltà", ha scandito Mariangela Cambria, presidente di Assovini. Un monito chiaro, che trova eco nella visione di Andrea Lonardi, Master of Wine, che ha delineato dodici parole chiave con la lettera S – da sogno a scenario – per sintetizzare l’identità di un continente vinicolo unico, che non può essere spiegato con logiche standardizzate.
Spazio anche alle nuove generazioni. Il talk curato dalla Next Generation di Assovini ha affrontato le sfide della comunicazione digitale, tra pericoli di disinformazione e opportunità di autenticità. Il messaggio è chiaro: etica, trasparenza e competenza devono guidare ogni narrazione, specie in un mondo dove l’immagine può più del contenuto.
A proteggere quella narrazione c’è ora anche un nuovo strumento: il contrassegno di Stato per le DOC e DOCG italiane, presentato da Felice Assenza (ICQRF) e Arianna Rossetti (Zecca dello Stato). Un’etichetta evoluta, dotata di QR code e tecnologie antifrode, che rende tracciabile ogni bottiglia e racconta in digitale ciò che nasce in vigna.
Dal fronte economico arriva un altro segnale chiaro: il turismo del vino non è più marginale. Lo studio del Centro Enoturismo e Oleoturismo dell’Università Lumsa, illustrato da Dario Stefàno e Antonello Maruotti, rivela che l’esperienza in cantina è ormai centrale nelle strategie di crescita. L’e-commerce cresce, lo storytelling diventa chiave. Il vino non è più solo un prodotto, ma un’esperienza culturale da vivere e condividere.
Misura e coscienza
Infine, un richiamo alla misura e alla coscienza: la dottoressa Sara Farnetti ha riportato il dibattito sul rapporto tra vino e salute su basi scientifiche. "Non serve vietare, serve educare. Il vino è parte della dieta mediterranea e va consumato con consapevolezza, non demonizzato".
Concetti che si intrecciano con quelli emersi durante tutti i giorni della manifestazione, dove il vino non è mai stato ridotto a mero prodotto da consumare, ma riconosciuto come veicolo di cultura, identità e rispetto. In questo contesto articolato, più di riflessione che di celebrazione, si è inserito l’intervento conclusivo della presidente Cambria.
"Il vino non può essere privato della sua essenza più pura: il suo valore culturale", ha ribadito Cambria. Un concetto che, nei giorni di Sicilia en Primeur, ha trovato corpo in ogni momento dell’evento: nei numeri delle aziende coinvolte, nella presenza sempre più marcata dei giovani, nei percorsi di sostenibilità, nei dibattiti sul turismo del vino e sul valore della narrazione. Un messaggio che va ben oltre la celebrazione di un’annata, perché punta a consolidare un’identità condivisa e a rafforzare il ruolo del vino siciliano nello scacchiere culturale ed economico internazionale.
Ed è proprio lì, in quella frase, che si chiude un’edizione e si apre un nuovo orizzonte.