Il personaggio

“Ecco come, da non vedente, riesco a fare lo chef grazie agli altri sensi”

“Ecco come, da non vedente, riesco a fare lo chef grazie agli altri sensi”

La straordinaria storia di Anthony Andaloro, uno dei soli 4 cuochi ciechi al mondo. A Expocook a Roma il suo cooking show con due colleghi normodotati, che però hanno accettato la sfida di mettersi ai fornelli bendati

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In cucina a occhi chiusi, al buio. Più di un cooking show, ma una vera e propria sfida al pensiero comune quella dei Blind Brothers che è andata in scena sul palco di Expocook a Roma. Tre chef, due bendati e uno privo della vista: Anthony Andaloro, chef non vedente e riferimento per la cucina inclusiva, Vincenzo Pappalardo ed Ezio Mondello. Filetto flambato (al buio!) ai profumi di Sicilia, limone, arance e mandarini, con dressing di fragola è stato il guanto di sfida. L’occasione di mettersi alla prova e dimostrare che gli ostacoli si possono superare, con tanto impegno ma ci si riesce. “Sono felice oggi, e fiero, di essere un cieco perché quando vedevo ero più cieco di oggi”. Sembra un paradosso, ma Anthony Andaloro privato della vista da 22 anni, è un uomo e uno chef che non si pone limiti: “Non li vedo - scherza con la serietà di chi sa fare profonda autoctonia - Per me non sono limiti!”.

Chef e pilota veloce, con un passato da rallysta, Andaloro prossimamente sarà al Guinness World Record per sfidare, e tentare di battere, il record mondiale di guida al buio. Prima di perdere la vista era un maestro d’arte del ‘700, poi la progressione delle patologie congenite di cui è affetto lo hanno lasciato cieco (e diciamo cieco perché è lui stesso a usare questo termine, ndr). Uno dei quattro chef non vedenti al mondo, il solo annoverato tra le ‘Stelle della Ristorazione’ e maestro sensoriale. “La cucina è stata una mia sfida” racconta Andaloro. Quando nel 2003 Christine Ha, unica concorrente non vedente nella storia dei reality di cucina, ha vinto Masterchef USA si è detto che ce l’avrebbe fatta anche lui.

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Anthony Andaloro a Expocook: “Così cucino senza vedere”

Anthony Andaloro a Expocook: “Così cucino senza vedere”

“Cecità uguale normalità - tuona così Andaloro - Non vedo con gli occhi, ma con gli altri sensi”. Un cieco affida ai quattro sensi la sua vita, lui come chef assegna un colore a ogni ingrediente: “Nel nostro mondo al buio, anche se non è buio pesto ma vedo ombre cupe e luci accecanti che non fa percepire nulla di bello, ci affidiamo ai sensi - spiega lo chef - Vedere attraverso gli occhi non è tutto, guardo attraverso un’altra prospettiva, ed è qualcosa di meraviglioso”. Eppure la cucina è, e resta, un luogo pericoloso, lame affilate, fiamme, insidie del calore diffuso, pentole brucianti: “Siamo ciechi, mica scemi! - prosegue Andaloro con il suo piglio pieno di ironia - So quello che sto andando a tagliare, metto le mani in una determinata posizione e taglio. Sfido qualsiasi chef vedente a mettersi bendato accanto a me, come faranno i Blind Brothers”.

La differenza nei movimenti si nota sul palco, da una parte la serenità e padronanza dietro gli occhiali specchiati che proteggono Andaloro dai bagliori di luce che si trasformano in fitte dolorose e fastidio acuto. Dall’altra gesti resi goffi dal buio dietro la mascherina, piccole incertezze che alla luce non ci sarebbero per Pappalardo e Mondello. Per il primo non era un esordio ai fornelli da bendato, difficoltà o opportunità? “Difficoltà - ammette senza esitazione Pappalardo - Un conto è vedere ciò che stai facendo, percepire le cotture e poter vedere il piatto. Bendato niente di tutto questo, vai a stimolare gli altri sensi, olfatto e vista soprattutto. Ci si riesce, ma impegnandosi tanto”. E lo segue con considerazioni il collega bendato: “Anche per me difficoltà - riconosce Mondello - Per chi fa il nostro lavoro gli occhi fanno tanto, ed essere bendati è uno svantaggio”. Paura? “Un po’, di sbagliare e bruciarsi, anche se in cucina capita spesso”.

“Non sono abituati a cucinare senza il dono della vista - sintetizza Andaloro, riconoscendo in Pappalardo l’abilità di averlo eguagliato nella sfida al buio di tempo fa - Ma è come mangiare: siamo tutti abituati a guardare prima di assaggiare. Un cieco interpreta i sapori in tutt’altro modo, percepiamo attraverso i sentori e le papille gustative sentendo i gusti più spiccati. In cucina ci assiste anche l’olfatto, e per finire il tatto che crea le opere d’arte, i piatti, al buio”. La vista per Anthony Andaloro è come se fosse una distrazione, tanto è abituato alla sua assenza. Ma a ben pensarci, al primo boccone chi di noi non chiude gli occhi per lasciarsi inebriare dal profumo, per godere più in profondità di quell’istante?

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