Il personaggio

Lo scrittore e gli studenti: la lezione di Marco Malvaldi sul senso profondo della cucina

Marco Malvaldi con Samantha Bruzzone
Marco Malvaldi con Samantha Bruzzone 

L’autore pisano, famoso per i romanzi sui delitti del BarLume ha incontrato i ragazzi dell’istituto alberghiero Chino Chini di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze. Raccontando segreti e passioni

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Assistere ad una lezione di cucina di Marco Malvaldi, lo scrittore pisano diventato famoso con i romanzi dei I delitti del BarLume, dai quali è stata tratta la serie televisiva, è un’occasione unica da sfruttare, per gli studenti ma anche per gli insegnanti. Tutto nasce dalla professoressa Silvia Ruffini che ha invitato a scuola lo scrittore, dopo averlo fatto conoscere ai propri studenti dell’istituto alberghiero Chino Chini di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze. Non una semplice conferenza ma un’esercitazione pratica di cucina che gli studenti hanno effettuato con Malvaldi ed il professor Francesco Leanza. Si scopre così un Malvaldi realmente appassionato di cucina ma non come semplice amatore ma da profondo conoscitore: è lui stesso che lo svela quando ricorda la sua voglia di iscriversi alla scuola alberghiera dopo le medie, desiderio rimasto inespresso a causa della lontananza dalla sua città dell’istituto prescelto.

“La mia carriera è punteggiata da scuole che non ho fatto per un motivo o per un altro”, esordisce Malvaldi. “I miei genitori mi dissero che se proprio morivo dalla voglia di fare il cuoco, lo potevo fare anche dopo il liceo. E faccio il liceo, diciamo, senza infamia e senza lode.” Crescono anche altri interessi ma la cucina rimane una costante anche se scopre la musica, si iscrive al conservatorio per studiare canto, ma non viene ritenuta una vera professione e quindi i genitori lo convincono a fare l’università, si iscrive a Medicina, supera il test ed intanto il padre diventa preside della facoltà. “Ho ragionato e mi sono chiesto: e ora cosa faccio? Non posso studiare in quella facoltà. Mi sono allora iscritto a chimica. In fondo cucinare mi piaceva e fare chimica non è molto lontano dal cucinare. C'è una sola differenza: non si assaggia alla fine”, spiega lo scrittore.

È davvero interessante scoprire le motivazioni del perché ha scritto il primo romanzo, ovvero “La briscola in cinque”. “L’ho scritto esclusivamente per non diventare matto mentre facevo la tesi perché come tutti, ho dovuto fare la tesi di laurea, un anno davanti al calcolatore a fare i conti.” E poi il sogno, che ogni aspirante scrittore vorrebbe essere realizzato, si concretizza in una telefonata. “Avevo detto a tutti gli amici che avevo scritto un libro e lo avevo mandato alle case editrici e quindi, quando mi arriva una telefonata e dall’altra parte la persona si presenta come Antonio Sellerio, penso ad uno scherzo, riattacco e dopo trenta secondi mi telefona di nuovo: era davvero lui!”. All'inizio la scrittura è un hobby ben remunerato, cioè scrive romanzi per una bella casa editrice, però è convinto che sia finita lì. Le cose cambiano quando scrive il romanzo che ha come protagonista Pellegrino Artusi, che esce nell’anno del centenario della morte, nel 2011. È bello sentire la spiegazione che dà agli allievi dell’importanza di Artusi nella storia della gastronomia italiana. “I libri di cucina all'epoca sono scritti per pochi, per le persone che sanno già cosa fanno, non per persone che non cucinano. Ecco perché Artusi piega ogni volta il motivo per il quale va a compiere una determinata operazione”.

Alla teoria e al racconto , durante la lezione segue poi la parte pratica. Per prima cosa vengono servite le patate fritte, una pietanza che Malvaldi adora e che cita nel suo romanzo “Chi si ferma è perduto”: sono patate rigorosamente fritte in due momenti, con una prefrittura per ammorbidirle e poi una seconda ad olio più caldo per dare una bella croccantezza, una tecnica adottata dai professionisti. A seguire i cannelloni con ricotta e carciofi ed il polpettone di tonno all’uso zingaro dell’Artusi, tratto dal romanzo “Odore di chiuso”, preparato con peperoni ed olive insieme al tonno sott’olio. Gran finale con la crostata frangipane di frutta. Ogni ricetta è stata spiegata dallo scrittore da un punto di vista chimico, facendo capire come ogni azione abbia un motivo preciso per essere effettuata, quando si è in cucina. Gli allievi avevano anche fatto in preparazione una esercitazione con ricette da loro create e successivamente sviluppate con l’intelligenza artificiale, leggendo il racconto “Concorrenza sleale” pubblicato da Sellerio nella raccolta “Cucina in giallo”. Ed uno scrittore che fa lezione motiva molto gli studenti, che capiscono così in maniera concreta quanto sia importante lo studio per cucinare bene.

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