ATRI (TERAMO) - In questi giorni di “anteprima”, anche primaverile, tra le colline teramane, Atri, la città vetusta che avrebbe dato i natali alla famiglia dell’imperatore Adriano e il nome al mar Adriatico, è stata protagonista dell’appuntamento promosso dal Consorzio Vini d’Abruzzo per svelare alla stampa di settore le nuove annate della denominazione Docg Colline Teramane. E non solo. La quinta edizione ha voluto infatti ragionare su un più abbondante elenco di vini e menzioni, anticipando le nascenti etichette del Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg (giovane e riserva) ma anche le nuove Doc Superiore di Colline Teramane Trebbiano, Pecorino e Cerasuolo d’Abruzzo che, dalla vendemmia 2023, si fregiano della sottozona secondo i nuovi criteri del “Modello Abruzzo”, operazione di risistemazione dei disciplinari regionali attuata dal Consorzio per evidenziare il legame con le diverse zone di produzione, con i singoli territori di provenienza.
Stavolta il Comitato di denominazione Colline Teramane ha voluto regalare ai giornalisti un focus speciale, come hanno sottolineato Alessandro Nicodemi ed Enrico Cerulli Irelli, produttori e, rispettivamente, presidente del Consorzio Vini d’Abruzzo e responsabile consortile per le Colline Teramane. Hanno voluto concentrare nei calici uno spettro d’indagine ampio quanto la vita della denominazione Colline Teramane, nata come prima sottozona abruzzese trent’anni fa, nel 1995, e diventata poi nel 2003 la prima – e per tanti anni anche l’unica – Docg d’Abruzzo.
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Una denominazione piccola e caparbia, ben identificata territorialmente con la provincia di Teramo eppure forte di numerose sfaccettature paesaggistiche e pedoclimatiche fra la costa adriatica e le montagne del Gran Sasso d’Italia: 144 ettari vitati dedicati, basse rese per alta qualità, circa 600.000 bottiglie annue prodotte come Colline Teramane da una quarantina di vignaioli, tra aziende storiche, cantine blasonate, realtà rampanti e nuove proposte.
Degustazioni, approfondimenti, visite e un pomeriggio di dibattito fra produttori e giornalisti moderato da Antonio Paolini nel teatro-bomboniera di Atri, hanno segnato il passo dell’Anteprima 2025. Un’esperienza aperta dal tasting di 54 etichette, divise in batterie secondo menzione e tipologia, nel salone d’onore dell’imponente palazzo ducale degli Acquaviva. Non è un caso se proprio Atri sia stata scelta come scena di questa rassegna così speciale per le Colline Teramane. La città d’arte, famosa anticamente per la produzione e il commercio di uve e vino, grazie al proprio strategico porto i cui resti sono ancora visibili in località Cerrano, conserva anche in epoca più recente un legame privilegiato con i vini abruzzesi modernamente intesi. Sono atriane infatti le prime etichette regolari, finora conosciute, in cui compaiono i nomi Montepulciano e Trebbiano, prodotte da Ludovico Arlini a cavallo fra Otto e Novecento, oltre mezzo secolo prima che nascessero le rispettive denominazioni (il nipote Massimo Arlini sarà presidente della commissione ministeriale per il riconoscimento della prima Doc Montepulciano d’Abruzzo nel 1968).
È sorprendente notare come questi vini, così definiti nella loro identità varietale già allora, presentassero puntualmente il nome del produttore e la zona di produzione, comunale e regionale, in etichetta e come le stesse fossero stampate con un’accurata veste grafica che mutava fra stilemi classicisti, eclettisti e liberty con il succedersi delle annate, perfettamente al passo con le nuove istanze stilistiche dei primi decenni del ’900. D’altronde lo stesso Arlini nelle etichette del proprio “Vino Cotto”, produzione tipica e remota del teramano, riportava a bella posta lo stemma civico della sua Atri anziché il proprio gentilizio: preferì dare risalto alla città con un’idea da marketing territoriale ante litteram, potremmo dire, come già fece in precedenza con la produzione del “Premiato Vino Atri”, insignito di medaglia d’oro del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio nel 1868.
Accanto alla cronaca degli assaggi, con millesimi dal 1998 al 2024, l’Anteprima Colline Teramane 2025 ha messo in luce anche questa storia, per raccontare di quanta profondità possa godere la radice vitivinicola delle denominazioni locali.
Ausonia
Apollo Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg 2022
Dettagliato nei profumi, è muscoloso, dinamico e persistente, ha vita lunga.
Nicodemi
Neromoro Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg Riserva Bio 2020
Dichiara presto intensità e complessità aromatica, è solido, lungo, di consistente eleganza.
Barone Cornacchia
Vizzarro Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Riserva Docg 2019
Concentrato sul frutto, giocato sulla freschezza, è bilanciato, succoso, persistente.
Faraone
Santa Maria dell’Arco Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg 2005
Evoluto, conquista sottovoce, con gusto vibrante e un memorabile finale.
San Lorenzo
Escol Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Colline Teramane 2002
Sinuoso nei profumi maturi, conserva grande vitalità, è sontuoso, accattivante.
Lepore
Luigi Lepore Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Colline Teramane 1998
Prende la rincorsa da un’annosa retroguardia con un’articolata verve speziata, sorso vitale e finale invitante.
Cerulli Spinozzi
Cortalto Colline Teramane Cerasuolo d’Abruzzo Doc Superiore 2024
Ben calibrato nel connubio fiore-frutto, è un’agile sintesi di grinta, freschezza e volume.
Abbazia di Propezzano
Cab Colline Teramane Cerasuolo d’Abruzzo Doc Superiore 2023
Schietto, fruttato senza fronzoli, minerale, di sorso tonico e chiusa appagante.
Valori
Octava Dies Colline Teramane Pecorino d’Abruzzo Doc Superiore Bio 2023
Peculiare, sottile nei sentori erbacei e agrumati, morbido, può maturare sorprese evolutive.
Orlandi Contucci Ponno
Colle della corte Colline Teramane Trebbiano d’Abruzzo Doc Superiore 2024
Delicato nelle note floreali, aitante al sorso con una bella spinta acido-sapida.