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Sfumature di Trebbiano, dal romagnolo a quello di Spagna: sei etichette da provare

Sfumature di Trebbiano, dal romagnolo a quello di Spagna: sei etichette da provare

Vitigni “neutri”, che nelle varie zone di appartenenza hanno trovato un'espressione legata al territorio, all'ambiente e al terreno. Il focus alla Slow Wine Fair

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Tra le masterclass in programma nell’ultima giornata di Slow Wine Fair 2025, quella sul Trebbiano ci ha aiutati a conoscere meglio il volto moderno e la reinterpretazione di un vitigno dalle origini antiche, il cui nome in passato identificava genericamente il vino, ma non la varietà di appartenenza. A sottolineare i doverosi distinguo ci ha pensato la genetica e, proprio nel caso del Trebbiano, molti vignaioli hanno scelto di produrlo in purezza. Lo sottolinea in un incontro alla Slow Wine Fair di Bologna Marisa Fontana, tecnica viticola ed enologa nel corso di una degustazione condotta dal vice curatore della guida Slow Wine, Alessandro Marra. “È importante parlare oggi di due Trebbiani, romagnolo e di Spagna - ha esordito Fontana - perché uno incarna l’anima romagnola, l’altro quella emiliana. E sono due mondi completamente diversi. Se il Trebbiano romagnolo rientra nella famosa famiglia dei Trebbiani d'Italia, ognuno ha una denominazione di luogo perché ovviamente si tratta di vitigni “neutri” che nelle varie zone hanno trovato un'espressione legata al territorio, all'ambiente, al terreno e quant'altro. Questi Trebbiani sono tendenzialmente simili tra di loro, hanno tratti comuni - bacca bianca, maturazione tardiva e una bella acidità - quindi in virtù del cambiamento climatico sono assolutamente da riscoprire. Infine sono vigorosi, esuberanti e generosi”.

L’attenzione si è poi spostata sul Trebbiano di Spagna, completamente a sé stante. Potremmo definirlo un Trebbiano di nome ma non di fatto. “In realtà è stato iscritto nel registro nazionale con il nome di Trebbianina - ha proseguito Marisa Fontana - perché in questo caso non si possono usare denominazioni di luogo. Il nome Trebbiano di Spagna si deve al fatto che, storicamente, gli spagnoli e l'oro costituivano un binomio inscindibile. Erano quelli che, dopo la conquista dell'America, l'oro lo tenevano in mano e avevano inondato l'Europa. Per cui, qualsiasi cosa fosse giallo, veniva associato alla Spagna. E questo Trebbiano che, rispetto al romagnolo o ad altri presenti in Emilia Romagna caratterizzati da una bacca tendenzialmente chiara, è color giallo oro, ha preso il nome di Trebbiano di Spagna”. Ma, come dicevamo, con i Trebbiani non ha nulla a che fare poiché la genetica ha dimostrato che è figlio dell’Albana.

Ecco i dettagli della degustazione.

Trebbiano Romagnolo

Ca’ di Sopra

Ravenna Igt Trebbiano

Ci troviamo nella zona collinare di Marzeno, a sud di Faenza. L’impianto ha quasi quarant’anni, ma quello del Trebbiano è un progetto relativamente recente. L’azienda, nata nel 2006, si è dapprima concentrata sul Sangiovese, iniziando poi a studiare il comportamento del Trebbiano a basse rese e apprezzandone la qualità. In questo caso vinificazione in bianco e pressatura soffice anticipano la sosta in acciaio e cemento, per far parlare la vigna. Il vino, nella sua semplicità, sfoggia una bella finezza al naso, rivelando poi una buona struttura in bocca e un finale “materico”.

Podere La Grotta

Ca’ Rotte Igt Rubicone Trebbiano

Da tempo l’azienda, situata nelle colline del Cesenate, è dedicata all’allevamento e allo studio di questo vitigno. Anche in questo caso abbiamo vigne quarantenni cresciute su un suolo arenario e sabbioso dedicate ad un progetto recente, nato nel 2021. La vicinanza al Mar Adriatico si fa sentire, il clone romagnolo viene qui lavorato con una vinificazione parte in acciaio, parte in legno, con assemblaggio finale e affinamento in bottiglia. La degustazione segna un cambio di passo rispetto al vino precedente, il naso è più ricco e generoso, e nel sorso si avverte una staffetta tra acidità e sapidità che ne allunga la persistenza.

Casetta dei Frati

Fragelso Uga Modigliana Bianco

La denominazione, in origine Colli Romagna Centrale Doc Trebbiano, è mutata nel 2022. “Il vino vuole dare una lettura più territoriale che varietale, il Trebbiano in passato era una famiglia, quasi una finta varietà sinonimo del vino bianco del contadino” come ha precisato il produttore e in effetti possiamo dire che si tratta di un prodotto neutro e, proprio per questo, in grado di interpretare perfettamente il territorio. Ciò detto, naso e bocca rilevano un evidente sentore speziato, e una notevole sapidità.

Noelia Ricci

Bro’ Doc Romagna Trebbiano Bio

L’azienda nasce a Predappio nel 2010, all’interno della più ampia La Pandolfa. La posizione collinare ha consentito il lavoro di valorizzazione del Trebbiano, e in questo caso la particolarità è data dalla composizione del vino, 90% Trebbiano romagnolo e 10% Trebbianina. Sicuramente si tratta di un prodotto dotato di buon equilibrio e che mostra una certa complessità, ma non sfuggono peculiarità ed eleganza di un vino che rappresenta il trait d’union tra Emilia e Romagna.

Trebbianina o Trebbiano di Spagna

Franchina e Giarone

Dedalo

L’azienda situata nelle colline di Castelvetro attraverso selezioni massali è riuscita ad avviare il recupero del vitigno che, negli ultimi 50, è stato ampiamente espiantato. La varietà, tutt’altro che generosa, è soggetta a diverse problematiche ma rappresenta “un meraviglioso estrattore del territorio” come dichiara il produttore. Il vino nasce da un terreno sassoso e calcareo e matura in cemento prima di essere affinato in bottiglia. Quello che emerge è una buona grassezza e dinamicità, un sorso verticale e teso e un timbro semi aromatico.

Podere Sotto il Noce

Funambol

Le vigne sorgono a Castelvetro, a 300 metri sul livello del mare. Questo vino opulento regala una interpretazione diversa della Trebbianina rispetto al precedente, meno verticale ma non per questo poco interessante. Durante la sosta in piccole botti di ceramica viene effettuato un ricorrente bâtonnage, non seguono chiarificazione né filtrazione prima dell’imbottigliamento. Come dicevamo si nota una certa opulenza che non offusca troppo la dinamicità del sorso, che risulta comunque di buon equilibrio, ma sicuramente è un vino che si prende il suo tempo, per essere apprezzato a dovere.

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