“Quando dipingi un paesaggio, pensa all’uomo…” professava Jean-François Millet, parlando della sua pittura e della ricerca di una verità profonda che inevitabilmente rimanda a Giovanni Fattori (Livorno 1825 – Firenze 1908), tra i maggiori esponenti dei Macchiaioli. Questo gruppo di artisti, attivo in Toscana nella seconda metà dell’Ottocento, fu precursore delle istanze impressioniste, ponendo al centro della propria poetica la luce, la realtà e il rapporto indissolubile tra l’uomo e il paesaggio. Nei vasti scenari di Fattori, alberi e nuvole sembrano dialogare tra loro, eppure l’elemento umano è sempre presente, anche quando non si mostra esplicitamente. È come se il paesaggio fosse stato scelto, disegnato e interpretato sempre pensando all’uomo, per raccontare quel sentimento che nasce dall’incontro fortuito di alberi, acque, nubi, terre e case, in cui la natura si fa specchio della vita. L’ampio orizzonte, costruito attraverso campiture sovrapposte in fasce di colore, dal giallo della stoppa al grigio del cielo, passando per il verde-bluastro delle colline che si dissolvono nel turchese del mare, ci trasporta senza artifici in quel paesaggio maremmano e toscano, così intimamente connesso con chi lo abita e lo racconta.
E proprio in questa sintonia tra paesaggio e uomo si inserisce la visione della Famiglia Cecchi, tra i più importanti interpreti delle molte anime del Sangiovese, che ha scelto di presentare, nella raffinata cornice dell’Enoteca Pinchiorri, il Coevo 2021, ultima espressione di un percorso di ricerca e innovazione lungo vent’anni, nato per riaffermare un’interpretazione contemporanea di un territorio che continua a produrre eccellenze.
L’evento, una degustazione verticale che ha visto protagoniste anche le annate 2006, 2013 e 2015, è stato accompagnato da un menù ricercato, pensato per esaltare le diverse sfumature di ogni vendemmia. Proprio come nelle opere di Fattori, dove la pennellata è essenziale e priva di orpelli, così le varie annate di Coevo sembrano rifiutare ogni artificio, affidandosi interamente alla verità del territorio. Si percepisce il respiro di una terra generosa, che premia chi sa aspettare e chi sa ascoltarla, con un vino che si esprime in una struttura avvolgente, austera ma accogliente, capace di raccontare una storia centenaria e la Toscana nella sua essenza più nobile.
Coevo 2021 segna una svolta importante nella filosofia produttiva della famiglia Cecchi. Dopo anni di ricerca, la composizione del blend evolve verso una sintesi più precisa: abbandonato definitivamente il Petit Verdot, la nuova combinazione vede protagonisti il Sangiovese della Tenuta Villa Rosa, a Castellina in Chianti, e il Merlot della Tenuta Val delle Rose, in Maremma. L’idea è quella di esprimere con maggiore definizione l’identità di questi due territori, legandoli in un racconto coerente, fatto di eleganza e profondità. L’annata 2021 ha avuto un andamento climatico ideale, regalando un vino che può essere annoverato tra i migliori di sempre. Dopo un inverno piovoso che ha garantito buone riserve idriche e una primavera fresca che ha favorito un’evoluzione armoniosa della vite, l’estate si è rivelata calda ma senza eccessi. Le piogge di fine agosto hanno poi assicurato una maturazione lenta e perfetta delle uve, permettendo di vendemmiare in condizioni ottimali. Questo equilibrio tra tempo e natura si riflette nel bicchiere, restituendo un Coevo che è sintesi di armonia e tensione, di struttura e freschezza.
L’esperienza
Il percorso di vinificazione ha seguito i principi di una lavorazione attenta e rispettosa della materia prima. La raccolta è stata manuale, con una doppia selezione dei grappoli per garantire l’eccellenza qualitativa, la fermentazione e la macerazione si sono svolte in acciaio, per preservare la purezza del frutto, mentre l’affinamento è avvenuto in tonneaux di rovere francese per diciotto mesi, seguito da ulteriori dieci mesi in bottiglia. Il risultato è un vino che si presenta con un bouquet olfattivo complesso, in cui emergono note di frutti maturi come ciliegia, prugna e ribes nero, arricchite da sfumature di tabacco, spezie dolci, cioccolato amaro e un accenno balsamico. Al palato, l’equilibrio tra potenza ed eleganza è la cifra distintiva del Coevo 2021: la freschezza del Sangiovese si esprime nella sua essenza più pura, mentre il Merlot aggiunge profondità e rotondità. I tannini, perfettamente integrati, accompagnano un finale lungo e minerale, lasciando la sensazione di un vino destinato a evolversi nel tempo.
Coevo 2021 uscirà a marzo in una tiratura esclusiva di sole 3.000 bottiglie numerate, con 300 magnum, affermandosi come il nuovo biglietto da visita della Famiglia Cecchi nel panorama dell’enologia italiana e internazionale. Un vino che celebra la centenaria storia dell’azienda, testimoniando l’impegno della quarta generazione, guidata da Andrea Cecchi, nel portare avanti un’idea di viticoltura che unisce rispetto per la tradizione e innovazione tecnica. La sperimentazione sui cloni di Sangiovese, l’attenzione alla zonazione per valorizzare le peculiarità dei diversi terroir, la conversione al biologico e l’adozione di pratiche sostenibili sono oggi elementi centrali della filosofia aziendale. La consapevolezza dell’inevitabile cambiamento climatico ha reso necessario un approccio sempre più attento e mirato, capace di interpretare con sensibilità le esigenze della vigna e del territorio.
Se il Chianti Classico è l’espressione della Toscana più storica e nobile, la Maremma è la sua anima più selvaggia e libera, dove il mare accarezza i vigneti e l’orizzonte si fa più ampio. Coevo 2021 è la sintesi perfetta di questi due mondi, un equilibrio tra disciplina e istinto, tra rigore ed espressività. Un’annata che si esprimerà nel tempo, un vino che chiede di essere atteso, compreso e ascoltato, non solo con il gusto ma con l’anima.