Il personaggio

Oliviero Toscani: tra vino, buona tavola e foto, il suo grande amore per il cibo

La mostra di Oliviero Toscani dedicata ai Presidi Slow Food
La mostra di Oliviero Toscani dedicata ai Presidi Slow Food 

Il grande fotografo scomparso aveva una vera e propria passione per la gastronomia, anche come produttore

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A Oliviero Toscani , che se n’è andato a 82 anni, il buon cibo piaceva, e molto. Ne coglieva il valore al di là del sapore, sapeva andare oltre, come in tutti i temi che ha affrontato stando dietro l’obbiettivo. Per esempio, parlando di polenta, quella che bimbetto si trovò a mangiare con la famiglia quando, durante l’ultima guerra, sfollarono nella bergamasca. I suoi dettagli sul sugo che scendeva su quella montagna gialla, il profumo da acquolina in bocca che quei rigagnoli rosso-marrone spandevano attorno. Una descrizione fotografica, quella solo un fotografo che poi è diventato leggenda può fare.

Toscani al buon cibo, il cibo che è buono ed è sano, ha sempre creduto. Lo ha fatto apprezzandolo seduto a tavola e gustando il cibo preparato per lui da altri oltre che come produttore e fotografo. Con la famiglia viveva a Casale Marittimo, in Toscana, in una grande tenuta dove ora si coltivano vigne e oliveti per produrre vini e olio. Vini schietti da veri toscani (con la “t” minuscola) , essenziali, vini del campo dalle etichette che riferiscono subito a lui e alla famiglia: IToscani, OT, Vedomare come la vista dai vitigni della tenuta. Rossi, un bianco, e un rosato frizzante da uve Syrah chiamato Lolì che è unico e bizzarro nella produzione, come dicono i figli sul sito dell’azienda agricola, paragonandolo al primo cavallo di razza Appaloosa, i cavalli degli Indiani d’America, che il padre importò dagli USA facendolo arrivare in aereo e poi immortalò in una foto indimenticabile che divenne il primo logo della stessa azienda. Buongustaio che apprezzava la genuinità – sottolineò di essere anche un appassionato di frattaglie ben cucinate- , produttore di vino e olio extravergine da olive Moraiolo, Leccino e Pendolino, ma anche fotografo di cibo.

OlivieroToscani
OlivieroToscani 

Non come macchina in funzione h 24 da cui uscivano le immagini che negli anni Settanta, Ottanta e Novanta affollavano e caratterizzavano le fortunate riviste di cucina di quegli anni, ma di foto che volevano mandare un messaggio provocatorio e inequivocabile agli italiani e non solo. Come quelle che scattò per esaltare i prodotti dei presidi Slow Food salvati dal progetto Arca del Gusto, tema che fu al centro del Salone del Gusto e Terra Madre a Torino nel 2014. Con le sue immagini essenziali, esposte nella mostra” Terra Madre secondo Oliviero Toscani” allestita in piazza Carignano, puntò i riflettori su alimenti a rischio di estinzione in Italia e nel mondo, dal pomodoro regina di Torre Canne, in Puglia, coltivato già alla metà dell’800 alla Marocca di Casola, il pane di farina di castagne toscano dalla consistenza molto dura, fino al cuscus salato di miglio dell’isola senegalese di Fadiouth che rischia di diventare solo un ricordo come il gelso del Pamir, Tajikistan, che fresco o in conserve fino alla fine degli anni Novanta era il principale nutrimento della popolazione locale. Ma probabilmente la foto più potente di cibo firmata dal professionista che oggi ci ha lasciato è quella che allora, siamo nel 1996, fu uno schiaffo alla società occidentale del benessere superficiale e sprecona: la mano nera con una manciata di chicchi di riso. Il fotografo che ha fatto discutere il mondo inoculò in tutti il dubbio: li sta porgendo a chi non ne ha ? Sta mostrando il suo tesoro?

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