La famiglia Facchin coltiva la vite lungo il corso del fiume Piave fin dal 1870, allorché il capostipite Antonio (che ci ha lasciati poche settimane fa all’età di 96 anni) piantò un primo vigneto di uve “raboso piave”, vitigno rosso autoctono della Marca Trevigiana, le cui testimonianze certe risalgono al ‘600, quando veniva menzionato come “vino da viaggio” nei territori della Serenissima. Dopo un secolo esatto dall’avvio di questa attività si registra una prima svolta aziendale con i primi imbottigliamenti e gli investimenti in nuovi vigneti, a dimora sia nella piana a sinistra del corso d’acqua tra Treviso e Oderzo sia lungo le dorsali delle colline del Prosecco Doc Treviso.
Uva principe è naturalmente la glera che dà vita al Prosecco, ma il valore aggiunto di questa cantina si esprime nell’aver dato spazio ad altri vitigni, fra cui l’Incrocio Manzoni per il quale nutro un debole.
Antonio Facchin è dunque stato protagonista non solo dell’affermazione della sua azienda, ma anche della crescita economica dell’intero territorio in anni difficili; oggi la guida è nelle salde mani dei suoi figli, espressione della quarta generazione: Angelo e Giuseppe, entrambi enologi, che seguono rispettivamente la cantina e i vigneti, e Giusi, che si occupa della commercializzazione. Gli ettari vitati sono 90 per circa 600 mila bottiglie l’anno. Quelli in pianura, che si trovano lungo il Piave, si caratterizzano per la presenza di sassi, che di notte rilasciano alle viti il calore incamerato durante il giorno, conferendo all’uva note di frutta matura e tropicale. I tre fratelli, poi, sono particolarmente attenti al tema delle energie rinnovabili e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il momento della vendemmia in casa Facchin, per esempio, diventa la “vendemmia sociale” (#vendemmiasociale), nata per sostenere i malati oncologici e le loro famiglie.
A dimostrare la loro capacità di aver interpretato al top le varie espressioni vitivinicole di questo territorio, due vini top, uno dedicato alla loro madre Anita, uno al padre Antonio. Spazio quindi al Manzoni Bianco Piave “Bianco 41” 2019, dal vitigno Manzoni 6.0.13 in purezza creato a partire dall’incrocio tra riesling renano e pinot bianco dal Prof. Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano. Vinifica con fermentazione a temperatura controllata in legno, dove rimane per l’affinamento finale. Ha bel colore oro e dal naso che richiama la polpa di albicocca matura, i fiori di camomilla e l'aromaticità dell'origano. In bocca risulta pieno, intenso, con una bella spada acida. Fantastica eleganza che ce lo ha fatto nominare fra i 100 migliori vini d’Italia.
Anche il taglio bordolese Rosso Veneto “Rosso 27” 2019 la dice lunga sulle potenzialità di questa cantina. Dedicato al padre Antonio, questo vino nasce da una selezione delle migliori uve a bacca nera presenti in azienda e in particolare merlot, cabernet, refosco e raboso. Il risultato è un vino che al naso mostra i muscoli con le note più verdi, come il peperone e poi la radice di liquirizia. In bocca c'è il tannino disteso e un equilibrio da grande rosso. Affina in tonneaux per almeno 24 mesi, prima del riposo finale in bottiglia per sei mesi. Per fortuna nella campionatura era presente un Prosecco, perché anche in questa tipologia ci sanno fare: il Treviso Extra Brut Millesimato Prosecco Rosé 2022 ha colore buccia di cipolla, naso fine, fruttato, che evoca la melagrana. In bocca spicca per la sua cremosità e il finale secco e sapido. È ottenuto da uve glera 87%, con la restante parte di pinot nero fermentato in rosso a bassa temperatura; oltre 60 i giorni di presa di spuma con Metodo Charmat.
Ma commovente è stata la bottiglia che mi hanno consegnato domenica sul palco di Golosaria. Si tratta dell’ “Unno” Malanotte del Piave Docg 2012 da uve raboso. Ha colore rubino consistente e vivo con riflessi aranciati. Il naso esprime freschezza immediata, frutta rossa intensa e ficcante, spinta alcolica al naso che quasi brucia. Senti grafite e note minerali, quasi di roccia; ha frutta dolce con lieve nota ematica, calda. In bocca ritrovi tutta la freschezza potente e invasiva del primo sorso, con ingresso morbido; il finale è asciutto con tutto l’aroma fruttato nel sorso che avvolge persino i tannini. Molto buono, croccante fino in fondo.
Cantina Facchin offre poi un’esperienza completa fatta di divulgazione e degustazione, ma anche di accoglienza, grazie al proprio agriturismo ricavato nella storica casa padronale, sapientemente ristrutturata.
San Polo di Piave (Tv)
via Barucchella 10
tel. 0422743550
Una bottiglia di Manzoni Bianco Piave “Bianco 41” 2019: euro 11