Ottobre e novembre sono i mesi in cui i colori dei prodotti sembrano quelli di un paesaggio di collina: come le foglie degli alberi virano dal verde al marrone, passando per le sfumature di senape e arancione, bruciato e rosso vino. Così ecco patate, topinambur e scorzonera, gli ultimi cardi, bietole e barbabietole, carote, zucche e cachi, cavolo nero, e broccoli, cicorie e radicchi, in primis quello di Treviso, cipolle bianche e ramate. Tra la frutta, mandarini, mele, melegrane e uva da tavola. Insomma, mentre la terra si prepara al riposo, i gusti si accendono e portano nuovi menu nelle case e nei ristoranti. Poi la mente corre a tutti i prodotti che profumano di muschio e di bosco: le castagne, i funghi, i tartufi. Questi in particolare si rifanno alla tradizione della raccolta, alla cultura contadina e montanara, ai riti raccontati dai nonni, alle lunghe camminate tra gli alberi. Il trifolao e il suo rapporto col fedele amico a quattro zampe, che l’Unesco ha riconosciuto patrimonio dell’umanità per la cerca e cavatura del tartufo, è una figura culto a proposito dei sapori d’autunno. Grazie alla sua esperienza porta un gioiello in cucina, che fa diventare sublime anche un semplice uovo. E il cercatore di funghi, altra figura quasi mistica raccontata dal filosofo Tony Saccucci e dallo chef Carmelo Chiaramonte nel libro L’estetica del fungo, attende questo periodo per la ricerca di quel “tessuto miracoloso chiamato micelio”. Ha i suoi luoghi segreti, come una mappa del tesoro, il cercatore di funghi, felice in questo periodo delle trombette dei morti e dei finferli, ma anche di più – ça va sans dire – dei porcini.
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Ma poi, se nel Nuovo Continente la cucurbitacea era elemento base della dieta, anche da noi divenne subito cibo importante, addirittura considerato cibo umile perché poco costosa, comunque ricca di gusto e adatta per pietanze di ogni genere: zuppe e minestre, ma anche marmellate, dolci, ravioli, gnocchi, contorni e i celebri tortelli, con o senza amaretto. E poi, proprio come del suino, della zucca “non si butta niente”: i semi salati diventano sfizioso passa tempo da sgranocchiare, la buccia svuotata ed essiccata, fungeva da recipiente per i liquidi e, con una candela al centro, da lanterna. Proprio come antenata della lampada, la zucca è molto celebre nei giorni tra ottobre e novembre, simbolo della festa di Halloween, popolare negli Stati Uniti e ultimamente di moda anche in Italia. Un primo piatto che da ottobre inizia a fare capolino all’Hostaria Ducale è la zucca cotta in modo che diventi fondente, profumata di salvia e servita con chips di formaggio. E poi ci sono le Chicche, cioè degli gnocchetti, di farina di castagne conditi con finferli o trombette dei morti. Anche le castagne sono una fonte di ispirazione: da “pane dei poveri” a cibo costoso, non diventano solo caldarroste e ballotte ma raffinati mont blanc, marron glaces e crepes di castagne, versione mini del castagnaccio. Il capolavoro? Gustarle con della ricotta fresca e un filo di miele. Ovviamente di castagno.