Viviamo in un’epoca in cui l’attesa è vissuta come una sorta di opzione, spesso anche fastidiosa, più che un nutrimento vitale, passionale, dell’esperienza.
Ma perché? La tecnologia ci ha reso pigri e viziati. Abbiamo accesso a contenuti e prodotti di ogni tipo, velocemente, che spesso neanche sappiamo di volere. Ma l’intelligenza artificiale sì. Ebbene, da un po’ di tempo noto che quando un vino non rispecchia le proprie aspettative, partono a raf?ca giudizi parecchio distanti rispetto al contenuto del bicchiere: sull’uva, sul territorio, sul produttore che lo ha realizzato. Guai a tacere e ri?ettere sul processo di costruzione di quelle aspettative create, diventate bias cognitivi.
Se guardo al futuro del vino mi piacerebbe vedere più rispetto e più pazienza. Dagli anni Novanta a oggi sono molti i processi di smitizzazione avvenuti. Per fare un esempio, il colore del vino bianco non è più tale, nell’immaginario è diventato acceso, dorato.
Prosecco a parte, la tendenza è verso sapori più secchi, con meno zuccheri. Che tecnicamente si traduce nel non usare carbone decolorante e ridurre l’uso della solforosa. Il tutto in favore di più autenticità e un ventaglio di profumi variegato e intenso, fedeli rappresentazioni delle uve. Prodotte qua, prodotte là.
Il desiderio dei giovani consumatori di scollegarsi dal passato e dall’omologazione, per costruirsi una propria identità di gusti, è stata alimentata dalla riscoperta di moltissime varietà indigene: Nascetta, Timorasso e Baratuciat, se guardiamo al Piemonte.
Sino a qui, tutto bellissimo, se non fosse per un problema di fondo: sapere aspettare.
La conoscenza richiede tempo, che bisogna concedersi. In primis le aziende. Limiti, caratteristiche ed opportunità devono essere spiegati chiaramente ai consumatori, dire chi si è e non il contrario. Così facendo, davanti a un’obiezione, si riesce più agilmente a smascherare chi cerca se stesso nel bicchiere, chi non ascolta o chi forse ha capito male. In questo ultimo caso vale la pena servire ancora un po’ di vino e rimetter(si) tutti in discussione.