Tra Syrah, Cabernet e Pinot bianco, l'altra faccia della Basilicata del vino

Tra Syrah, Cabernet e Pinot bianco, l'altra faccia della Basilicata del vino
Un progetto lungo trent'anni, quello di cantina taverna: nel cuore del Metaponto si scommette, con successo, su vitigni lontani dalla tradizione della regione
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Trent’anni fa, chi fosse passato dalla pianura lucana del Metapontino, sicuramente si sarebbe stupito di vedere a dimora vigneti di Syrah, Merlot, Cabernet sauvignon, Montepulciano e Pinot bianco, certamente inusuali per la vocazione vitivinicola della Basilicata. Ma, ad un esame più approfondito, si può constatare che questa non è l’operazione di qualche istrionico vignaiolo indigeno, ma il frutto di una sperimentazione in campo del più importante istituto enologico nazionale, quello di Conegliano Veneto, sviluppato grazie alla collaborazione con la famiglia Lunati (Cantine Taverna), che qui possiede duecentocinquanta ettari distribuiti tra la costa del mar Jonio e le colline materane, divisi in tre indirizzi produttivi: zootecnico, ortofrutticolo e vitivinicolo. Poi, una volta conclusa la sperimentazione, con successo, molte varietà sono entrate a far parte del Disciplinare di produzione Basilicata IGT, e la famiglia Lunati ne è tra le migliori interpreti.
 

Oggi, infatti, possiedono 20 ettari vitati (40 mila le bottiglie), un terzo dei quali a spalliera e la restante parte a tendone; trovano dimora sulle colline assolate del golfo di Taranto, comprese tra il massiccio del Pollino, il mare e i tre fiumi che attraversano la provincia di Matera. Al timone c’è Pasquale Angelo Lunati, affiancato da un duo tutto toscano: l’ottimo enologo Emiliano Falsini e il direttore Mario Fedolfi che arriva da Montalcino. In azienda, producono due linee, la “SenSo” senza solfiti aggiunti, e quella tradizionale.

 

Partiamo proprio dalla prima, e dal vino che è stata la prima scommessa vinta dall’enologo. Si tratta del Lagarino Basilicata Cabernet Sauvignon 2018, vinificato per 18 mesi in barrique e almeno due anni di riposo finale in bottiglia. Colore rubino con inizio di unghia aranciato; al naso peperone verde molto iconico e intenso. Ha una sua complessità, una stoffa importante che chiude con una nota sapida, caratteristica per queste zona e uno strascico che deriva dall'affinamento in legno.

Il Basilicata Bianco 2020, da uve Pinot bianco in purezza vinificate in acciaio, ha invece un colore oro che vira verso l’orange. Al naso è piacevolmente ematico e fruttato, ma anche minerale con l’evidenza della pietra focaia, della carruba e della frutta esotica. In bocca l’ingresso è morbido, l’acidità è pregnante ed è molto sapido. Ma mineralità e acidità creano un perfetto equilibrio per un vino che mi è piaciuto molto, già al primo assaggio al ristorante Blumen Bad Beach di Andrea Gnomi, abbinato ai suoi pesci freschissimi e ai crostacei. È stata la scintilla che mi ha spinto ad andare in cantina per assaggiare tutto il resto.
 

Le uve Montepulciano in purezza danno vita, invece, al Basilicata Rosato Frizzante Metodo Ancestrale 2020. Qui, la prima fermentazione finisce in bottiglia con il freddo. Ha colore buccia di cipolla brillante ed è vivo, speziato, elegante. Offre un’idea di vino contadino in bocca dove apprezzi la freschezza e anche la chiusura secca diretta. Tuttavia, il vino che mi ha conquistato è stato il Basilicata Syrah 2020 che, a differenza del cabernet, fa solo acciaio. Ha colore rubino vivace ed è molto intrigante al naso dove senti note fruttate che ricordano addirittura i sentori primari del mosto. Poi quello speziato elegante tipico del vitigno che ti entusiasma trovandoti a Nova Siri. Poi una magia, perché la sapidità insita nel territorio unita alla speziatura vibrante offre una suggestione di acciuga fresca, avvolta da un’aromaticità fruttata. Un capolavoro.

 

Infine, lo Spumante Brut 2020, uvaggio di greco in purezza vinificato con il metodo Scacchi, che prevede il congelamento del mosto durante la prima fermentazione per poi essere immesso in bottiglia dove avviene la seconda. Ha colore oro brillante e persistenza delle bollicine fini. Avverti anche qui note speziate e nel sottofondo crosta di pane e un po’ di limone. Poi finisce secco sapido, diretto, con una lunga persistenza che lascia il palato pulito. E ora spazio alla linea tradizionale. A partire dal Matera Greco “San Basile” 2021 che ha colore paglierino tendente all’oro e brillante. Naso diritto alla freschezza, note caratteristiche di frutta fra cui carrube e un anice fortissimo. In bocca è autentico, fresco, con la sua acidità ficcante e il sapido a chiudere. Il Basilicata Rosato Primitivo “Maddalena” 2022 ha colore rosa canina verso arancio di bella consistenza. Al naso caramella di rosa, frutta, intensa e placida. In bocca è verticale, sapido e graffiante. In bocca è pieno e decisamente vibrante, con la rotondità dei tannini.

Infine, il Matera Primitivo Sassi 2019, che fa 3/4 mesi di barrique e almeno due anni di riposo finale in bottiglia. Ha colore rubino brillante e trasparente in consistenza tipica. Naso ampio, sugoso, solenne, con note di incenso in sottofondo e frutta rossa polputa con l’alcol persistente che spinge. In bocca è rotondo, pieno e mostra quella iconica eleganza del vitigno. In questo caso il legno sembra avere giovato. Ma quanta innovazione abbiamo trovato in questa cantina.  


Cantine Taverna
Nova Siri (MT) - via Tratturo Regio, snc
tel.  0835 1823192

Una bottiglia di Basilicata Syrah 2020: euro 16

 

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