«Agrumato, brioso, con profumi solari, quasi sfacciato». Questo è Marconi 44 nelle parole di Iacopo Poli, quarta generazione alla guida dell'omonima distilleria veneta. Il terzo Gin della casa. Ideato per andare incontro alle esigenze della miscelazione, come dimostrato dai cocktail di Michele Picone al Portal Club, secret bar presso il Deus Cafe Isola a Milano. Dopo Marconi 46 (del 2014, il primo distilled gin d'Italia, da bere anche liscio) e Marconi 42 - Mediterraneo (creato nel 2017 per seguire il trend delle note botaniche fresche con rosmarino, menta, basilico, timo), a pochi giorni dal 125° anniversario di attività, l'azienda di famiglia conferma la sua poliedricità. Perché oltre al Gin, non mancano le sperimentazioni con il Whisky e il Brandy, per non parlare del core business: la grappa.
Ma perché proprio il Gin? «Da un lato è un prodotto che dà piacere ed è abbastanza riconoscibile, leggibile da parte del consumatore: non è semplice come un limoncello, ma nemmeno complesso come una grappa. Dall'altro, permette a chi sa usare l'alambicco di sperimentare nuovi percorsi», spiega Poli. Il progetto è partito nel 2012, ma ci sono voluti due anni di ragionamenti e diversi assaggi («circa 300», cerca di ricordare Poli), per arrivare al primo risultato, Marconi 46. Un omaggio alle origini della famiglia, dall'altopiano di Asiago in provincia di Vicenza, quasi una passeggiata fra i boschi con sentori di bacche di ginepro, uva moscato, pino mugo, pino cembro, menta, cardamomo e coriandolo. Nel frattempo è esploso il fenomeno della mixology. E l'azienda ha proseguito le sue sperimentazioni: «Io ho 60 anni, ma mi sono avvicinato al mondo del Gin con la curiosità di un bambino di fronte a una tavolozza di colori, noi li abbiamo mischiati per vedere l'effetto che fa. Una possibilità in più di questo distillato rispetto alla grappa, per esempio, il cui profilo botanico è dominato dal vitigno di partenza», spiega Poli. Così nascono Marconi 42 e il nuovo Marconi 44 (protagonista anche al GinDay 2023, evento di degustazione il 10-11 settembre al Superstudio di via Tortona). In totale, una produzione di 40mila bottiglie.
A caratterizzare Marconi 44, il sapore degli agrumi italiani: scorze di pompelmo rosa, limone, arancia amara e arancia dolce. «L'idea è quella di soddisfare un nuovo target di clientela alla ricerca di note fresche e briose. Dopo la pandemia c'è voglia di libertà ed evasione, divertimento. Cosa c'è di meglio degli agrumi per esprimere tutti questo? Magari in un cocktail?», scherza Poli. L'etichetta, infatti, è pensata per andare incontro alle esigenze della miscelazione, dando margine al bartender di esprimere ed esaltare le botaniche di partenza fruttate. Per riuscire a raggiungere questo livello, un lavoro meticoloso sulla materia prima e il processo tecnico, con continui aggiustamenti di temperatura, pressione, velocità di uscita, ecc. per far rendere al meglio l'alambicco. A Schiavon ce ne sono tre, quello più innovativo funziona a bagno maria sotto vuoto: «Il contrario della pentola a pressione: si crea una depressione che abbassa la temperatura di distillazione a 55° C per preservare profumi altrimenti bruciati dalle alte temperature», spiega Poli.
Anche perché, nel frattempo, è cambiato il modo di bere distillati. «Per essere buona, una grappa deve soddisfare il gusto che cambia, rimanendo fedele ad alcuni principi. Il mercato cerca prodotti di carattere ed eleganti. La nostra grappa racchiude l'essenza dell'uva e del vitigno, quindi trasmette note fruttate e floreali. Anche il Whisky sta andando bene. Mentre dovrebbe essere rilanciato il brandy italiano. Peccato che si sia perso tempo a non creare un percorso di valorizzazione. Ci sarà modo di recuperare», spiega Poli. Lo testimonia il materiale raccolto nel museo adiacente allo stabilimento di Schiavon, uno dei più longevi musei di impresa d'Italia con 30 anni di attività. Anche il mondo degli spirits vive di cicli. Nella distilleria Poli, per esempio, si distillava anche il rum. «Che io sappia, nelle distillerie venete c'è sempre stata commistione tra grappa e altri distillati. La diversificazione è nel nostro Dna. Mio nonno, per esempio, faceva anche il Vermouth. Ritornerà? Alcuni esempi sul mercato hanno riscosso un buon successo», conclude Poli. La strada è tracciata, per altri 125 anni.