Del granchio blu non si butta via niente: così diventa anche carta da parati

Del granchio blu non si butta via niente: così diventa anche carta da parati
Grazie a una particolare lavorazione, questo animale così come molti altri crostacei può rappresentare la nuova frontiera della sostenibilità per mobili e complementi d'arredo
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C'è un signore che può (letteralmente) mettere al muro i granchi blu: si chiama Davide Carlucci ed è un imprenditore dell'operosissima Brianza comasca. Altro che specialità nel piatto: lui ha trovato il modo di appiccicare gli scarti di questi ed altri crostacei, compresi i gamberi, alle pareti di casa. Riavvolgiamo il nastro, anzi, il rotolo delle carte da parati che Carlucci produce con la sua Tecno Finish a Cantù, una ventina di dipendenti e altri otto-nove in arrivo grazie alla filiera dei materiali sostenibili che sono alla base dei suoi materiali d'arredo. La novità si inserisce nel nuovo segmento delle tappezzerie sostenibili, che stanno soppiantando quelle storiche con l'eliminazione ogni prodotto di lavorazione potenzialmente nocivo.

 

Carlucci ha fatto da apripista, ad esempio riciclando i sacchi di juta per il trasporto del caffè che, provenienti dalla Colombia e dal resto del sud America, diventano una base di lavorazione formidabile: "È uno dei prodotti più naturali, antisettico e antiacaro. E resistente: pensate che con la juta si intrecciavano addirittura i cordoni delle navi: traendo il filo dal sacco e recuperiamo tutto il resto per una linea di carte che sul mercato francese va tantissimo". Altro esempio è dato dalle carte da parati create con gli scarti del mais e il torsolo delle pannocchie, messe in produzione poco più di un anno fa: "Il tutto è triturato in polvere e liofilizzato, quindi si ottengono un olio e dei granuli che, sottoposti ad estrusione, vengono utilizzati per creare un film, che risulta allo stesso tempo stampabile e totalmente biodegradabile".

Con i granchi, Carlucci ha fatto la stessa cosa: "Alla base del tutto sta il recupero della chitina, che è il materiale che serve, appunto, per la carta da parati. Sostanzialmente, dal carapace – sottoposto a fermentazione in apposite colture batteriche – otteniamo sia la chitina che il carbonato di calcio, quest'ultimo conferito per produrre materiali edili. Di fatto, gli scarti vengono posti in silos alti dieci metri e sottoposti a una fermentazione a 30 gradi per poco più di due settimane: il processo è totalmente a zero emissioni di CO2: tutta l'azione, di fatto, è svolta dai batteri che separano i due elementi dagli esoscheletri dei crostacei".

 

Insomma, non si butta via nulla: "All'estero - continua l'imprenditore - sono molto attenti a queste nuove forme di economia circolare, i mercati forti sono quelli di America, Australia e Nuova Zelanda. Quanto alla carta da parati a base di scarti di granchi e gamberi stiamo ultimando la fase sperimentale e abbiamo avanzato la richiesta di brevetto per il mercato italiano, europeo, statunitense e svizzero. Abbiamo già prodotto 800 metri di film e a breve verrà messa in commercio. Aggiungo che, tra le caratteristiche del materiale, c'è il fatto di essere ignifugo e autoestinguente, quindi adatto a molteplici usi". Il materiale proviene dagli scarti industriali della lavorazione di granchi, gamberi e crostacei con origine, in prevalenza, dal mercato asiatico: in India, Vietnam e Cina si possono ordinare interi container, con un prezzo oggi concorrenziale.

 

E il granchio blu? "Certo che si potrà utilizzare. Non cambia nulla: basta sottoporre gli scarti a lavorazione e creare la chitina, che oltre ad essere usata per le carte da parati, essendo formabile, può essere utilizzata similmente al materiale plastico, ad esempio per fare vasi e bicchieri. Ovviamente biodegradabili". Un settore che apre nuove prospettive per l'azienda di Carlucci: "Abbiamo assunto una giovane biologa e stiamo pensando di allargare ancora l'organico. Non è il titolo di studio a fare la differenza, cerco giovani con la voglia di avere un sogno".

 

Per spalmare il granchio blu sulle pareti di casa serviranno però altri passi avanti: il primo è l'affermarsi di una filiera industriale italiana in grado di fornire un buon quantitativo di materiale di base, ma su questo ci si sta lavorando, grazie anche alla popolarità che il crostaceo sta ottenendo negli ultimi mesi.

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