Mezz’ora di grandine, pioggia e vento. Sarà una frase fatta, ma rende l’idea: una vera e propria bomba d’acqua e ghiaccio giovedì pomeriggio si è abbattuta su una parte delle colline di Langa e Roero, mettendo in ginocchio i vigneti e i noccioleti all’apice del loro vigore vegetativo. Una parte, perché come sempre accade, questi fenomeni colpiscono a macchia di leopardo, infilandosi in certe vallate e risparmiandone altre a poche centinaia di metri di distanza, devastando alcune schiene delle colline e magari lasciando indenni le zone più basse.
Secondo una prima ricognizione, la violenta grandinata ha distrutto in pochi minuti vaste zone coltivate nella fascia che va dalla zona Sud-est di Torino tra Trofarello, Santena, Poirino e Pralormo, attraversa il Roero di Montà, Santo Stefano Roero, Monteu Roero, Canale, Vezza, Corneliano, Piobesi, Castagnito e Guarene, si congiunge ad Alba (dove si sono verificati allagamenti, sradicamenti di alberi e vari danni alle coperture e alle auto) e prosegue nelle Langhe del Barbaresco e del Moscato (Treiso e Neive tra le zone più colpite) per poi salire verso l’Alta Langa di Mango, Trezzo Tinella, Borgomale, Castino e Cortemilia. Una vasta zona di pregiati vigneti e noccioleti, dove in alcuni casi il raccolto è perso al 100%.
«Una desolazione, mai visto un fenomeno così violento sulle colline albesi – dice il direttore di Confagricoltura Cuneo e produttore vitivinicolo, Roberto Abellonio -. Alcuni vigneti sono stati spogliati di tutto, ma anche quelli dove una parte dei grappoli ha resistito dovranno poi fare i conti con le bruciature del sole e le malattie. La grandinata è arrivata nella fase più delicata, quando ormai i grandi lavori erano stati completati. Dove la grandine ha colpito, il danno complessivo è senza dubbio intorno al 50%, senza contare il surplus di lavoro e di spesa». A Madonna Como, frazione albese vocata per Dolcetto e Moscato, «la forza distruttiva del ghiaccio e del vento è stata impressionante, in pochi minuti ha messo a repentaglio il lavoro di tanti mesi – racconta il produttore Mario Sandri, che in Consiglio comunale ad Alba ha la delega all’Agricoltura -. Il problema è che alcuni vigneti potrebbero avere ripercussioni negative anche per la prossima stagione. I contadini sono in balìa della natura: l’anno scorso eravamo alle prese con la siccità, quest’anno dopo un mese intero di pioggia è arrivata anche la tempesta».
«E siamo solo a inizio luglio – riflette Enrico Dellapiana, titolare con la famiglia della Cantina Rizzi a Treiso -. È ancora presto per fare una stima precisa dei danni, purtroppo in questi casi si può solo cercare di correre ai ripari e di salvare il salvabile. Per fortuna, l’annata finora era molto produttiva e le piante ricche di grappoli per cui potremo selezionare i frutti sani e portarli a maturazione». Di vigneti che fino a pochi minuti prima erano «lussureggianti» parla anche Angelo Negro, produttore a Monteu Roero in una delle zone più colpite dal violento temporale. «Su un totale di 70 ettari di vigneto, contiamo i danni su circa 25 ettari – è la sua prima ricognizione. Molti grappoli sono caduti a terra, ma altri hanno resistito e ci consentiranno di portare a termine l’annata. A livello agronomico, stiamo valutando ogni singolo vigneto: per fortuna ci sono anche zone intatte e altre colpite solo in parte. Da oggi si inizia a lavorare con rame e zolfo per cicatrizzare tutto». Ma per limitare i danni di fronte ad eventi simili, Negro chiede di introdurre anche per il Roero il sistema delle riserve vendemmiali. «È una pratica che funziona e che in molte aree stanno già adottando, compreso il Gavi e il Moscato» dice. Il neopresidente del Consorzio di tutela del Roero, Massimo Damonte, ha già avviato l’iter. «In assemblea è stata approvata la proposta di ammettere una riserva vendemmiale del 5%, che in casi come questo possono essere d’aiuto per integrare la produzione persa» spiega. E precisa: «Non si tratta di concedere un aumento di produzione. Il nostro disciplinare prevede una resa di 100 quintali per ettaro di uva destinata alla produzione di vino Docg, più 20 quintali rivendicabili come vino da tavola. Di questi 20 quintali, il 5% sarà considerato riserva vendemmiale e il Consorzio, in caso di necessità, avrà la facoltà di svincolarli e di trasformarli da vino da tavola a Docg».
Ma neppure i noccioleti sono stati risparmiati: la grandinata ha interessato anche l’Alta Langa raggiungendo località come Trezzo Tinella, Mango, Borgomale, Castino e Cortemilia. «Per le nocciole il danno è addirittura peggiore rispetto ai vigneti, perché sono in una fase più avanzata – spiegano i tecnici -. Quelle che sono cadute a terra non sono ancora mature, quelle che sono rimaste sull’albero sono molto deboli e a rischio». Commenta il consigliere regionale Maurizio Marello: «In mezz’ora è andato in fumo lavoro agricolo di un anno. Senza contare i danni alle abitazioni, ai capannoni ed alle auto. La Regione intervenga tempestivamente. Purtroppo i cambiamenti climatici rendono sempre più frequenti questi fenomeni estremi. Non basta farci l’abitudine. Occorre prendere sul serio i cambiamenti in atto e mettere in pratica adeguate politiche».
I funzionari dell’Assessorato regionale all’Agricoltura stanno effettuando i sopralluoghi per valutare i danni e le procedure da attivare. «Ci sono arrivate segnalazioni di chicchi grandi come palline da tennis e di ingenti danni alle coltivazioni» spiegano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa. «Ci siamo immediatamente mobilitati: abbiamo già attivato tutte le procedure per la richiesta dello stato di calamità perché i problemi sono enormi e gli agricoltori dovranno essere risarciti».