“Quando 20 anni fa, ho iniziato a vendere il Ruchè negli Usa tutti mi prendevano per matto. Ricordo ancora la data del primo viaggio, era l’8 gennaio 2003. L’ultimo l’ho fatto quest’anno, nelle scorse settimane: sono entrato in un’enoteca di Chicago e ho trovato quattro Ruchè in mostra, di altrettante aziende. Che onore e che orgoglio, ci ho creduto prima degli altri e oggi noi produttori di Ruchè non siamo più una nicchia. Quando facevamo mezzo milione di bottiglie eravamo molto piccoli, essere una nicchia è bello e di valore, ma ci stiamo evolvendo e anche questo è importante”. A raccontare l’ascesa del rosso del Monferrato è uno dei suoi testimonial più convinti, Luca Ferraris, produttore nell’omonima azienda, una delle più rappresentative del territorio, e già presidente dell'Associazione Produttori Ruchè di Castagnole Monferrato, oggi vice al fianco di Franco Cavallero delle Cantine Sant’Agata.
Profumato, di bella struttura ma al contempo delicato e bevibilissimo, intellettualmente poco impegnativo e dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Il Ruchè incarna il rosso del momento: spopola in Italia e si sta allargando in tutto il mondo. Negli ultimi 15 anni è sempre cresciuto in produzione e vendite, e oggi sta conquistando nuovi mercati a partire dal Nord Europa fino al Medio ed estremo Oriente. In realtà, le sue origini sono antichissime: si narra che fosse il vino dei soldati astigiani nelle Crociate. E per tutti i wine lover che hanno voglia di assaggiare le nuove annate di questo gioiello autoctono piemontese, l’appuntamento è il 13-14 maggio a Castagnole Monferrato. Una festa che rappresenta il culmine del lavoro che ogni anno i produttori svolgono, e anche l’occasione per degustarlo insieme alle specialità del territorio.
Un successo travolgente
Anche quest’anno, i primi dati mostrano come il rosso astigiano non solo stia tenendo, ma stia anche un po’ crescendo: nel primo trimestre +2% di imbottigliato; va considerato che nel 2022 s’è venduto 1 milione 100mila bottiglie, pari a un +10% rispetto al 2021. E nella seconda metà dell’anno si prevede un’ulteriore crescita. A 36 anni dalla nascita della Doc, il bilancio è decisamente positivo: da 13 anni la denominazione (nel 2010 è arrivata la Docg) cresce costantemente, all'inizio del +20%, poi un po' meno, ma sempre mantenendo il segno + davanti. Si pensi che anche nell’anno del Covid si è registrato un +0.5%.
Il giro del mondo da Castagnole alla Birmania
“Oggi il mercato rimane il più importante resta quello piemontese, con Torino che la fa da padrona, è nella città della Mole che va a finire metà della produzione – spiega Luca Ferraris – Per il resto, si stima che la produzione finisca per 15% in Piemonte; per il 20% all’estero e il resto in Italia. Con la mia azienda copriamo circa il 20% della denominazione (220mila bottiglie prodotte nel 2022): del totale il 70% lo vendiamo in Italia (di cui 88% in Piemonte) e il 30% all'estero (un terzo negli Usa, un terzo Europa di cui metà Svizzera e un terzo Asia di cui metà in Giappone)”.
Ma nuovi mercati sono all’orizzonte: se prima del Covid era il Sudest asiatico, in particolar Thailandia, Vietnam e Cina, ad essere considerato la nuova terra di conquista, ora queste mete sono un po’ in affanno per la crisi del turismo connessa alla pandemia. Ci sono però interessanti mercati emergenti per il Ruchè, a partire da Israele, Medioriente, Paesi arabi come Emirati e Qatar. E poi c’è il Nord Europa, con Scandinavia e Paesi Bassi in testa. “Israele, Malesia, Cambogia, Laos e Birmania sono piazze nuove dove il Ruchè ha un bel successo perché si sposa benissimo con la cucina asiatica: è perfetto con verdure, spezie e piccante”, dice Franco Cavallero, presidente dell'Associazione, nonché titolare delle Cantine Sant’Agata. Il mercato estero storico più forte restano invece gli Stati Uniti, come testimoniato da Ferraris che per primo ci ha creduto.
E oggi la gamma del Ruchè è più ricca perché la Riserva, nata tre anni fa, comincia ad avere il suo mercato: si tratta di un vino che da disciplinare viene affinato per 24 mesi. “I numeri non sono stellari, ma i primi dati sono incoraggianti: 50mila bottiglie prodotte, pari al 5% del totale”, dice Ferraris. E anche i prezzi mostrano come questa etichetta stia conquistando un pubblico di consumatori sempre più appassionati e preparati: arriva a costare oltre il doppio rispetto al Ruchè tradizionale. “Il mio base sta sugli 11 euro (prezzo di cantina) – testimonia Ferraris – mentre la Riserva Opera Prima 28 euro”.
Una terra sempre più ricca: prezzi decuplicati
Cifre che rispecchiano il valore fondiario della denominazione che è arrivato a numeri importanti: 120-150mila euro per ettaro, solo 5 anni fa era un terzo, 50mila, e 10 anni fa 30mila. E anche il valore della terra nuda è salito: in dieci anni è addirittura decuplicato (da 5 a fino a 50mila euro). Stiamo parlando di una delle denominazioni più performanti d’Italia. Il cui principale frutto trova la sua massima espressione a tavola. Sono infatti i ristoratori i migliori clienti e consumatori del Ruché. Oggi il rosso monferrino vanta volumi di consumo di ristorazione impensabili 10 anni fa, con ristoranti che arrivano a proporre 5-6 diverse etichette in carta (Torino e Asti sono in testa alla classifica).
E non è un caso allora che i produttori inizino a pensare a una suddivisione dei vigneti in cru, per valorizzare le singole vigne e i micro terroir.
Un festival internazionale: da Castagnole a Tokyo
Con questa spinta, il 13-14 maggio Castagnole celebra il suo principe. “Saranno due giorni di festa – racconta Cavallero - è l’inizio di un percorso che evolverà nei prossimi anni. Vogliamo che questa diventi un appuntamento di qualità, cultura e di conoscenza, non una semplice festa di paese, per questo ci siamo staccati dalle Pro loco. Vorremmo fare un percorso nelle cantine, valorizzare l’ospitalità, organizzare degustazioni presso i singoli produttori e portare quindi la gente direttamente nelle cantine, con slot orari, in modo fa poter partecipare a delle verticali. Quest’anno non siamo riusciti a fare tutto, ma sarà comunque una bella anteprima di ciò che accadrà a partire dal prossimo anno. Valorizzare tutto il territorio realizzando un Ruchè day festival di richiamo internazionale è il nostro obiettivo. Abbiamo clienti in tutto il mondo, e allora perché non organizzare festival in contemporanea a New York, Tokyo e in Brasile sfruttando gli estimatori del Ruchè?”. Obiettivi ambiziosi il cui futuro è già tracciato. “Stiamo vendendo bene all’estero – conferma Cavallero – Ci sono clienti che hanno investito sui di noi quando non eravamo nessuno, queste persone vanno valorizzate. Ci ristoranti nel mondo che hanno quattro Ruchè in carta, a New York ad esempio, e sarebbe bello che durante il festival questi ristoranti fossero coinvolti. Anche la Regione Piemonte crede nel nostro progetto: faremo grandi cose”, è la promessa di Cavallero.
Obiettivi condivisi anche dal Consorzio di Tutela. "La nostra missione è salvaguardare e promuovere le denominazioni affiancando i produttori nelle attività di promozione come la Festa del Ruchè – dice Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Tutela Barbera d’Asti e Vini del Monferrato – Per essere vincenti nel mondo e avere un’identità è infatti importante essere forti nel proprio territorio. L’evento è anche un’occasione di promozione turistica preziosa per fare conoscere le bellezze della nostra area, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco".
Quest’anno a Castagnole il 13-14 maggio ci saranno degustazioni sia al banco sia visite in cantine, con eventi collaterali per vedere come nasce il vino.
Turni e orari
- Sabato 13 maggio ore 11.00-14.30 / 15.00-18.30 / 19.00-22.30
- Domenica 14 maggio ore 11.00-14.30 / 15.00-18.30
Ingresso libero alla tenuta con degustazioni a pagamento.
Il costo del biglietto per degustare è di 25 euro (con riduzione del 10% a 22,50 euro a chi acquista il biglietto online). Soci di Associazione del Settore (Ais, Fisar, Go Wine, Onav) 20 euro. (N.B. sarà necessario presentare la tessera in corso di validità per ritirare il calice e la taschina). Per maggiori informazioni: tel. +39 0173 364631