Ue, la Commissione agricoltura salva gli allevamenti bovini

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No a ulteriori restrizioni della  Direttiva sulle Emissioni industriali a danno di mucche e bufale e quindi delle produzioni di formaggi. Coldiretti: "Così si equiparano le stalle alle acciaierie". Il Consorizo della Bufala Campana: "Gli animali non inquinano come le fabbriche, la politica ascolti la scienza". A luglio il voto decisivo in Parlamento Ue
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La Commissione agricoltura del parlamento europeo “salva” gli allevamenti bovini dalle restrizioni previste dalla proposta della Commissione esecutiva (del governo, ndr) di modifica della Direttiva sulle Emissioni industriali. E quindi dai danni che potrebbero subire produzioni importanti del made in Italy come quelle dei formaggi e mozzarelle che prendono la materia prima proprio dagli allevamenti. 

Si tratta della Direttiva Ied contenente i principi per l'autorizzazione e il controllo delle emissioni, in base alla quale anche gli allevatori sono tenuti a rispettare precisi vincoli tecnici e a effettuare complesse e costose pratiche burocratiche per l’assegnazione delle autorizzazioni necessarie. In particolare, gli allevatori sono tenuti a rispettare le Migliori tecniche disponibili (Bat) considerando natura, dimensioni, densità e complessità delle aziende, tenendo conto dell’impatto ambientale che possono avere. La Commissione esecutiva europea nell’aprile 2022 aveva proposto una restrizione della normativa, allargando gli obblighi burocratici ai bovini (finora esclusi) e aumentando i vincoli per ovini e suini. Ma la ComAGRI, chiamata al voto il 25 aprile, si espressa con 36 a favore, 8 contrari e 2 astenuti in difesa degli allevamenti bovini. A maggio sarà la commissione Ambiente – competente sull’argomento - a esprimere parere sul tema mentre a luglio la palla passerà alla plenaria del Parlamento europeo per il voto decisivo.

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"Il voto di oggi (25 aprile, ndr) ribadisce il nostro supporto a difesa del settore agricolo, escludendo gli allevamenti bovini dagli obblighi derivanti dalla Direttiva sulle emissioni industriali, ed eliminando ogni ulteriore onere per gli allevatori di suini e pollame – dice  Paolo De Castro, relatore per il Gruppo S&D in commissione Agricoltura del Parlamento europeo - Condividiamo pienamente l'obiettivo dell'esecutivo Ue di ridurre i gas serra e l'inquinamento - prosegue l'eurodeputato PD - ma gli obblighi di sottomettersi a un regime di autorizzazioni e a implementare pratiche produttive sempre più stringenti derivanti da questa proposta, rischiano di mettere a repentaglio la sostenibilità dei nostri allevamenti, soprattutto quelli di minori dimensioni".

Con danni importanti ai nostri allevamenti, compresi quelli che forniscono le materie prime per importanti produzioni del made in Italy come Parmigiano Reggiano, Grana Padano e così via.

Un punto di vista condiviso da Coldiretti, che ha seguito da vicino la questione: “Il voto della commissione agricoltura riequilibra la posizione della commissione Ambiente che aveva dato parere diverso, proponendo delle restrizioni alla direttiva – nota Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – L’agricoltura ha tenuto la posizione e adesso ci sarà il passaggio decisivo con il voto in Parlamento. La proposta restrittiva era penalizzante per allevamenti perché, oltre a coinvolgere tutte le tipologie di allevamento, non teneva conto delle diverse dimensioni, e così paradossalmente tutte le autorizzazioni diventavano equiparabili a quelle delle acciaierie. Quindi la commissione Agricoltura ha cercato di riequilibrare la proposta dell’Ambiente difendo i nostri allevatori. Teniamo presente che già oggi in Europa abbiamo le norme più restrittive al mondo. Ci sono già restrizioni per gli allevamenti sopra certe dimensioni, e sarebbe insopportabile pensare di danneggiare non solo i nostri allevamenti, ma anche produzioni strategiche come quelle dei formaggi made in Italy. Certo è stato importante che la commissione parlamentare agricoltura abbia riequilibrato le posizioni, ma la discussione dovrà essere fatta”.

Se prevalesse la posizione più restrittiva, in Italia sarebbero penalizzati tutti gli allevamenti, bovini in primis, ma ci sarebbero danni anche per suini e ovini.  “Per ora non ci sono vincoli, sono degli indirizzi”, ribadisce Prandini. 

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Danni eventuali che coinvolgerebbero anche le bufale. Per questo nel mondo della mozzarella c’è allarme.  “Sono stati fatti studi in merito all’università Federico II di Napoli  - dice Domenico Raimondo, presidente del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop – dai quali è emerso che l’inquinamento da azoto derivante da letame di animale non è come quello emesso dagli altri inquinanti, si tratta di un inquinante “naturale”, non paragonabile agli scarichi delle fabbriche. Venendo dalla natura non inquina come il carbone, lo studio insomma dimostra che non si può equiparare una fabbrica a una stalla. Gli animali c’erano prima dell’uomo, non erano come oggi, ma basta gestirli con rispetto e oculatezza. La bufala mangia e produce letame che fertilizza il terreno, il ciclo così si chiude e permette di non usare concimi sintetici che inquinano. Il nostro augurio è che la scienza aiuti in queste valutazioni e che anche i nostri politici studino il problema e si avvalgano degli esperti per trovare soluzioni scientifiche e non solo politiche”.

E infatti per De Castro, "sarebbe non solo tecnicamente errato paragonare le emissioni della zootecnia, in particolare bovina, alle emissioni industriali, ma anche scientificamente infondato". Gli allevamenti suinicoli ed avicoli già oggi assoggettati alla Direttiva "beneficeranno di un sistema semplificato, che obbliga tutti gli Stati membri a rilasciare le autorizzazioni necessarie entro 6 mesi dalla richiesta, garantendo adeguati livelli di concorrenza a livello europeo. Grazie al lavoro della Commissione Agricoltura - conclude De Castro - abbiamo bilanciato una proposta che non prendeva sufficientemente in considerazione la dimensione sociale ed economica delle nostre stalle e dei nostri allevamenti. Ora la palla passa alla Commissione Ambiente, che dovrà prendere in dovuta considerazione il testo approvato oggi, quando voterà la propria posizione a fine maggio".

“Ora la competenza è della Commissione ambiente del Parlamento e del Consiglio dei ministri Ue dell’Ambiente – dice De Castro a il Gusto – Noi abbiamo espresso la nostra opinione contraria. Fondamentale sarà il voto nella plenaria del Parlamento, dove in ogni caso potrebbe passare l’emendamento ComAgri in difesa dei bovini. Insomma la partita è aperta”.

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