Può una pasta "salvare" ed esaltre un intero territorio? La risposta è positiva se facciamo un viaggio in Toscana. Nasce così il marchio collettivo “Pici di Celle”, un’azione sinergica tra istituzioni locali ed enti culturali, un progetto battezzato sabato 17 dicembre a Celle sul Rigo (Siena). Il tutto nella cornice di un territorio, quello di San Casciano dei Bagni, che sta vivendo un momento di gloria grazie all’eccezionale ritrovamento dei bronzi etruschi. Una coincidenza, questa tra arte, storia e gastronomica, che andrà sfruttata al meglio per promuovere il turismo in un’area a rischio spopolamento.
San Casciano dei Bagni, Siena. Era il 1970 quando il gruppo dirigente della Società Filarmonica di Celle sul Rigo, nata per garantire una banda al paese, decise che, per sostenere la banda stessa e la scuola di musica, bisognasse “inventarsi qualcosa per far cassa” secondo le parole della Presidente Stefania Gori, e nacque l’idea di creare una sagra intorno a quello che già allora era il prodotto gastronomico simbolo del territorio e del quotidiano degli abitanti di Celle, i pici. Utilizzare l’enogastronomia come motore di sviluppo è oggi scontato, ma non lo era all’epoca, esattamente come non era scontato mettere al centro dell’attenzione un piatto povero della tradizione culinaria locale, pasta allungata a mano fatta solo di acqua e farina. Da allora sono passati oltre cinquant’anni durante i quali la “Sagra dei Pici” è diventata famosa in tutta Italia, grazie soprattutto alle donne del paese che ancora oggi li realizzano manualmente e per la sagra, ogni ultimo weekend di maggio, riescono ad “appiciare” circa otto quintali di farina.
I pici sono divenuti quindi un elemento identitario, un patrimonio sociale da salvaguardare e valorizzare, ed è qui che entra in gioco il Comune di San Casciano (di cui Celle è una frazione) e la sua sindaca Agnese Carletti, la quale, spinta dal successo della sagra ha deciso di fare un ulteriore passo in avanti per la promozione del territorio e del suo prodotto, avviando la procedura di certificazione del Marchio Collettivo “Pici di Celle”: “Avevamo come obbiettivo quello di stimolare e riattivare un territorio a rischio spopolamento – spiega la sindaca – e abbiamo puntato sul nostro cavallo vincente, la gastronomia. Nel 2021 inviai una lettera al Ministero delle Politiche Agricole per chiedere consigli su come promuovere e valorizzare questo prodotto e dopo alcuni incontri mi fu indicata la strada: il marchio collettivo era lo strumento giusto. Da quel momento, insieme alla Filarmonica e a professionisti del settore delle certificazioni, abbiamo lavorato per arrivare a questo risultato, e oggi possiamo festeggiare la registrazione del marchio collettivo”. Un risultato che, ovviamente, non è un punto di arrivo, ma di partenza, e che dovrà essere sviluppato in sinergia con gli altri temi forti del territorio senese, come la recente scoperta archeologica dei 24 bronzi etruschi, o come il paesaggio naturale circostante, simbolo di bellezza, noto in tutto il mondo.
Solo così si potrà dare vita a una “destinazione” turistica compiuta, in grado di attrarre visitatori e sviluppo: “Oggi a Celle ci sono solo due ristoranti che hanno in carta i pici – racconta Agnese Carletti - il mio sogno è di veder fiorire pastifici, strutture ricettive, ristoranti e tutto quello che ora manca per accogliere le persone che verranno. Perché ne verranno: stiamo per realizzare un museo per dare la giusta collocazione alle nostre statue, in un più ampio progetto di parco archeologico e termale. Celle sarà una destinazione ambita e richiamerà turismo. Dovremo farci trovare preparati”. Per questo, il Comune di San Casciano dei Bagni ha già previsto lo stanziamento di risorse economiche e strumenti formativi per tutti coloro che vorranno farsi imprenditori sul territorio e investire a Celle.
A tenere a battesimo il nuovo marchio, nel corso della presentazione al Teatro della Filarmonica di Celle sul Rigo, Stefania Gori, presidente della Società Filarmonica, Vincenzo Amato, ideatore del logo dei “Pici di Celle”, Orazio Olivieri, redattore del disciplinare del marchio, Roberta Garibaldi, redattrice del “Rapporto sul turismo enogastronomico italiano” e Cinzia Marchesini, antropologa culturale del Ministero della Cultura, Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale: sono loro i protagonisti del percorso che ha portato una nuova tessera nel grande mosaico d’arte e di cultura che è l’Italia.