Della tenuta Podere le Ripi di Francesco Illy a Montalcino si parla da tanto tempo, fin da quando, dopo sapiente e accurato lavoro sulla vigna e nuove proposte di vinificazione e invecchiamento, i suoi Rosso e Brunello hanno cominciato a prendere il largo nell’impetuoso mercato dei fine wine italiani.
Rimanendo ostinatamente italiani e miracolosamente toscani hanno frettolosamente conquistato spazi, tutti i Brunelli, non solo i vini di Le Ripi, fra i grandi nomi dell’enologia mondiale. Acquistati in America a prezzi degni dei grandi vini internazionali - raffinati e morbidi, quasi dolci – acquistati in Europa e in Asia come versione matura di un uvaggio arcaico, notevolissimo. Quel sangiovese grosso, clone nobile, che per un produttore, quello più iconico di Montalcino, ha persino una sigla personalizzata: BS.
Il Brunello di Podere le Ripi è proposto con criterio di zona produttiva, con vinificazione del vino da singola vigna in rispetto dello specifico allevamento del Grosso, camaleonte che nelle colline toscane, sul versante dell’Amiata, genera diverse espressioni. Anche perché da sempre Podere le Ripi adotta tecniche di agricoltura biodinamica, ovvero, in una lettura più semplice, con riscoperta di tecniche antiche, patrimonio di nonni e bisnonni contadini e, per fame, viticoltori. Il vino era ai tempi solo e sempre vino alimentare, integratore della modesta dieta fatto di cereali e derivati con qualche pezzo di carne conseguente all’opportunità, più che alla necessità. Brunello Cielo D’Ulisse, proveniente dal versante occidentale della collina, Brunello Lupi e Sirene e Brunello Amore e Magia, provenienti dal versante orientale, in vista di orizzonti lontani, brulli e audaci, dove il verde scuro del bosco appare come una pennellata erronea, ma pur sempre tecnicamente precisissima, sui declivi marroni, gialli, a volte verdognoli, stagnanti.
Diversissimi da un anno all’altro, sempre potenti e sicuri, questi Brunelli sono il frutto di terreno indomito, freddo d’inverno, spazzato da venti audaci, che arrivano da lontano. Nelle annate calde, praticamente tutte dal 2014, ecco che i venti lontani garantiscono refrigerio. Così che la vigna alleggerisca il suo lavoro di generazione e il vino lavorato in legno, affinato in grandi e piccole botti a discrezione e poi in bottiglia, maturi in tutta la sua spontanea ferocia. Il Rosso di Montalcino appare ancora più significativo, con prezzo differenziante rispetto al resto della produzione di Montalcino, ma con regali al palato decisamente sorprendenti. Sfrutta una resa in vigna d massimo 60 quintali, rispetto ai 90 quintali permessi da Disciplinare, quindi forte selezione, come un Brunello di forte impatto qualitativo. Attualmente possiamo trovare il 2019, che sembra veramente un Brunello. È strutturato, fine, con tannini piacevoli e ben definiti. Un esempio di equilibrio.
Ma di Francesco Illy e della sua tenuta si parla ora anche per la naturale evoluzione a vero mattatore di Montalcino. Con Mastrojanni, tenuta rilevata dal Gruppo Illy acquisendo la totalità delle quote, va a costituire un raggruppamento agrario, come si dovrebbe dire in questi casi, fra i più importanti del comune in termini di dimensione. Podere le Ripi, con il valoroso e indomabile vigneto bonsai, foriero di Sangiovese Grosso allevato quasi a terra, che genera un vino vivo, con frutto maturo, spezia, brusco al palato; acidità fine, vinosità estremizzata, sempre e solo secondo me, rappresentano la punta estrema dell’audacia sperimentativa. Mastrojanni, altrettanto importante a Montalcino, per qualità e proposta innovativa è già icona. Oltre i Brunelli, alti in qualità e piacevoli in proposta commerciale, Mastrojanni è anche Relais e Ristorante, sempre con proposte di valore.
Fra i Brunelli spicca Brunello di Montalcino Vigna Loreto: a me incanta il 2016 che si propone con frutto maturo, spezie e tabacco, quello Kentucky fresco e leggero, che si nutre dell’aria calda e umida del primissimo autunno. Lo senti da lontano, mentre migra su carri aperti verso la cura nei forni altissimi. Ci sento anche un po’ di menta disidratata. Ti avvolge la bocca con tannini potenti, morbidi come per tutti i Brunelli del nuovo millennio, molto lungo e teso, classico. In raggruppamento agrario con Podere le Ripi, Mastrojanni potrà proporsi al mercato in varie declinazioni che sta alle belle idee di Francesco definire.