I 30 anni sono, per antonomasia, il periodo in cui mettere giudizio. Vale lo stesso per il Turriga di Argiolas, etichetta frutto del blend di 4 vitigni autoctoni dell’isola (Cannonau, Carignano, Bovale Sardo, Malvasia Nera), che rappresenta la punta di diamante della cantina nata nel 1938 e giunta alla terza generazione. A rappresentarla, Valentina Argiolas, la più grande dei nipoti del fondatore Antonio, e ora volto dell’azienda di famiglia: «Turriga sintetizza tutto ciò che siamo. C’è tutto la nostra storia e il nostro approccio al mondo del vino, dalle persone all’ambiente». E l’annata 2018 in arrivo sul mercato ne è l’esempio più chiaro. Tanto da meritarsi una mostra dal titolo "Dialogo adagio" (che sarà allestita presso la cantina Argiolas dal 30 maggio al 30 settembre) e una edizione speciale firmata dallo studio creativo Pretziada (mille esemplari in versione magnum).
«Speriamo sia uno strumento di rilancio per il territorio e per il mondo del vino – afferma Valentina Argiolas – Dopo due anni difficili, il 2022 si è aperto in modo positivo. I primi mesi si parlava quasi di rinascita. Poi un nuovo blocco al mercato a causa della guerra in Ucraina. Tutta la filiera ha dovuto rallentare e contenere il contemporaneo aumento dei costi delle materie prime e dei beni ausiliari». Ora l’estate porta nuove prospettive. Grazie anche alla ripresa del turismo: «In molte località della Sardegna si è tornati sui livelli pre-Covid a livello di presenze. E anche noi ci stiamo attrezzando per potenziare l’ospitalità in cantina. D’altronde, sempre di più, il consumatore è alla ricerca di esperienze. E noi abbiamo una storia lunga più di 80 anni da raccontare».
A partire da quegli anni ’80 che per l’azienda hanno rappresentato un vero e proprio punto di svolta: «All’epoca in pochi imbottigliavano il vino autoctono. Non che mancasse la produzione, ma era maggiormente finalizzata per i vini da taglio. In tale contesto la scommessa è stata rimanere fedeli al proprio territorio mantenendo un approccio moderno e lungimirante che è stato capace di far dialogare il meglio dell’enologia sarda con i palati di tutto il mondo», ricorda Argiolas. Attore di questa scelta, il nonno Antonio: «Di lui ricordo il grande equilibrio e la curiosità. È vissuto fino a 103 anni e non ha mai smesso di viaggiare, di scoprire, di capire. Finché non è arrivato l’incontro con Giacomo Tachis e l’avvio della commercializzazione. Che passava dalla casa in cui abitavo con i miei genitori, trasformata in sede di degustazione, imbottigliamento, taglio. Bottiglie e bicchieri dappertutto. Grande stress ma anche grande entusiasmo che ho potuto vivere in presa diretta. Un’esperienza di cui, oggi, sono protagonisti anche i miei figli», afferma Argiolas.
Tradizione e voglia di novità, quindi, che concorrono alla realizzazione di circa 2,5 milioni di bottiglie l’anno (45mila di Turriga) grazie a 250 ettari vitati. Per il 35% le bottiglie Argiolas sono destinate all’export. Dal Nord America all’Europa, la cantina esporta in 52 Paesi al mondo, «compresa la Corea del Sud che, attualmente, sembra il mercato estero più dinamico», conferma Valentina Argiolas. Mentre in Italia, l’azienda ha conquistato il titolo di cantina dell’anno per Vinoway Wine Selection e sette delle sue etichette compaiono fra quelle più citate dalle guide sul bere bene. A fare la differenza, l’affidabilità e la credibilità della cantina: «Lo si vede bene sul mercato italiano: in un periodo di crisi come quello attuale, quando anche le risorse economiche a disposizione del consumatore possono essere inferiori, c’è una forte tendenza ad affidarsi a marchi riconosciuti, garanzia di qualità grazie a un patrimonio storico consolidato. Da questo punto di vista, noi partiamo sicuramente avvantaggiati», spiega Argiolas.
Ma questo, spesso, non basta in un mercato sempre più competitivo. Fare squadra diventa fondamentale. E il riferimento al modello francese di promozione vitivinicola diventa quasi obbligatorio: «Loro sono grandi perché hanno imparato a raccontare i territori. L’Italia su questo è più indietro anche nei confronti di un altro competitor come la Spagna. Ma possiamo recuperare facendo squadra e puntando sulle nostre specificità. Ogni regione ha caratteristiche uniche, la Sardegna ne è un esempio lampante così come tutti i territori di confine. Ora è arrivato il momento di trasformare la ricchezza di questa diversità e raccontarla con maggiore chiarezza e meno burocrazia», propone Argiolas.
Come è stato durante l’anteprima del Turriga 2018, evento trasformato per l’occasione in una verticale dal sapore di storia guidata dall’enologo Mariano Murro. In degustazione, quattro annate in rappresentanza di altrettante decadi diverse. Una selezione che sa di storia e che certifica il passaggio di testimone riuscito all’interno dell’azienda: «Rispetto ad altri settori – confida Valentina Argiolas - quello del vino è più meritocratico. Ma soprattutto ti dà maggiori possibilità. Spesso si tratta di imprese familiari la cui spina dorsale sono i membri della famiglia stessa. Al di là che siano uomini o donne, tutti si devono mettere in gioco. Questo ha fatto sì che emergessero delle manager capaci che, grazie alla possibilità di immergersi nella quotidianità dell’attività aziendale, ora sono alla guida di aziende storiche e consolidate».