Addio a Vincenzo Reda, l'uomo che ha reso il vino un'opera d'arte

Addio a Vincenzo Reda, l'uomo che ha reso il vino un'opera d'arte
L'ultimo saluto a un artista contemporaneo e vivace nei quadri, nel pensiero e nella capacità di guardare oltre 
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Il vino è sicuramente l'arte dell'incontro tra l'uomo e la terra. Ma ci sono casi in cui questo binomio va oltre. E si apre un universo a metà tra la terra e la filosofia. Come quando Vincenzo Reda prendeva un pennello e lasciava vivere, ancora una volta, il vino di vita nuova in un luogo inaspettato: una tela bianca. Ed è per questo che oggi, alla notizia della sua morte, in tanti lo piangono: il mondo dell'arte, quello del vino. Quello di coloro che amano il bello del mondo. 

Alcune tra le prime opere su carta 
Alcune tra le prime opere su carta  

"Ne escono suggestioni che riportano a atmosfere di tempi passati in una Torino surreale eppure riconoscibile. Forse parzialmente autobiografico o forse un semplice gomitolo inesplicabile in cui sogni e ricordi si annodano in maniera irrimediabile stravolgendo il tempo e lo spazio". Così scriveva lui stesso nella prefazione del suo libro Sul lungomare di Torino. All'ombra del vino, dove in copertina campeggia un disegno che ricorda mille e una tecniche di disegno e pittura, ma in cui la Mole, rossa sanguigna, è impossibile non immaginarla dipinta - almeno nel bozzetto originale - con la punta del pennello intinta nella Barbera o nel Nebbiolo. Quelle stesse suggestioni e atmosfere tipiche della sua pittura che amava - e amavano, descrivendolo - definire enocromatica. In realtà, al di là di ogni definizione, Reda ha creato un filone nell'arte contemporanea non figurativa, capace di esplorare oltre il colore e le sue texture tradizionali, che oggi fa proseliti e continuerà a creare bellezza. 

Uno scatto della prima mostra pubblica 
Uno scatto della prima mostra pubblica  

L'inizio della sua carriera lo descrive lui stesso sul suo sito, semplice nella fattura ma profondo nei contenuti, dove si può spaziare dalla fotografia alla teologia con uno schiocco di dita, essendo sempre pronti a uno stile allegro, dissacrante e vivace. "Era il 30 maggio del 1998 e in una piazzetta del centro di Capoliveri, paese stupendo dell’isola d’Elba, esponevo per la prima volta in pubblico i miei quadri. Il giorno appresso venne Vittorio Fiore [...]. Dipinsi per lui, con il suo Carbonaione, alcuni quadri: posso affermare, non senza orgoglio, che Vittorio Fiore è stato il mio primo collezionista. Dei 18 pezzi presentati a Capoliveri, 3 fanno parte della mia collezione privata – e sono i più estremi, quelli che mi piacciono di più: in pratica delle macchie di vino". Che per lui era allo stesso tempo materia viva e mezzo espressivo. 

Una delle ultime opere, dipinta con le mani
Una delle ultime opere, dipinta con le mani 

Dei suoi ultimi lavori, scriveva così: "Vini vari. Di questi lavori alcuni sono per davvero particolari: uno è dipinto con un vinaccio da qualche decina di centesimi al litro, acquistato in un supermercato; uno è dipinto con il mio piede destro; un altro è dipinto con le mani". Le mani, le stesse che incontrano la terra, l'uva, il pennello e la tela. L'unico mezzo ultimo per un artista e per un uomo, l'unico degno di un saluto. 

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