I magnifici sette del Pinot Bianco “nel” Collio hanno fatto il loro debutto in società. A Milano, è stata presentata la rete di imprese formata da Castello di Spessa, Livon, Pascolo, Russiz Superiore, Schiopetto, Toros e Venica&Venica che si pone l’obiettivo di valorizzare una produzione vitivinicola elegante, ma ancora poco conosciuta fuori dai confini del Friuli-Venezia Giulia e spesso sorpassata in patria dall’allure del Pinot Grigio. Anche per una questione di numeri: 76mila le bottiglie di Pinot Bianco prodotte, il 10% dell’imbottigliamento totale contro il 30% del Pinot Grigio. Rapporti di forza che nessuno vuole sovvertire ma, piuttosto, raccontare fino in fondo senza fermarsi alla superficie fatta di cifre e consumi.
Perché la storia del Pinot Bianco nel Collio è, prima di tutto, quello di un territorio di 1.500 ettari vocati in totale che proprio attraverso la varietà dei propri vini vuole finalmente sdoganarsi dall’etichetta omnicomprensiva di Nord Est, di confine, per acquisire una sua identità e unicità tutta da scoprire. Un sorso alla volta, ovviamente. Da qui nasce l’idea di associarsi, di unire le forze che Marco Felluga, 95enne patron dell’omonima cantina, ha esteso ad altri sei vicini di casa. Il risultato? Una selezione di sette etichette da “esportare” in tutti i ristoranti ed enoteche d’Italia assieme al loro portato storico e gustativo racchiuso in una confezione che ricorda gli alveari delle api. Una proposta che presto sarà ampliata anche dalle riserve che verranno presentate contemporaneamente in uno sforzo combinato di dare risalto alla produzione del territorio.
Parliamo di una zona in cui, da oltre 150 anni, il Pinot Bianco è di casa. Arrivato qui sul finire del XIX secolo, quando il territorio era ancora sotto il dominio dell’Impero austriaco, grazie all’iniziativa del conte La Tour di Capriva il vitigno ha trovato terreno fertile. Lo dimostrano le etichette degustate, tutte annata 2020, durante la presentazione delle cantine della rete di impresa avvenuta a Milano nelle sale di Anima, il ristorante dello chef Enrico Bartolini insieme all’executive chef Michele Cobuzzi all’interno dell’hotel Una Esperienza Milano Verticale. Dal colore giallo paglierino con note dorate di Castello di Spessa Santarosa Doc Collio al profumo delicato ed elegante, ricco di sfumature di Livon Doc Collio, passando per la struttura del tutto godibile e piacevole di Pascolo Doc Collio che valorizza le caratteristiche del cru di Ruttàrs, il Russiz Superiore Doc Collio fermentato in acciaio e poi lasciato riposare circa sei mesi sui lieviti e poi in bottiglia, il Mario Schioppetto Doc Collio con sensazioni di frutta matura e agrumi con note vanigliate e floreali, il Toros Doc Collio la cui vinificazione è effettuata con pressatura soffice a polmone con temperatura controllata e il Venica Talis Doc Collio che rilascia un profumo netto e pulito, fine, persistente e di intensità crescente.
Vini che insieme raccontano la forte identità del territorio (di cui resta, al palato, la forte mineralità che proviene da un suolo di marne arenarie di origine eocenica, ossia databile fra i 55 e i 38 milioni di anni fa) senza per questo far perdere le tracce delle storie delle singole cantine. «Il nostro desiderio è quello di raccontare un percorso condiviso che ruota attorno a una nicchia produttiva. Noi sette – ha affermato Ornella Venica, patron dell’omonima azienda – rappresentiamo solo il 2% della produzione del consorzio del Collio ma siamo dei sognatori: attraverso i nostri vini vogliamo mettere in luce le caratteristiche di un vitigno versatile, buono sia giovane che invecchiato, ma di cui bisogna avere cura». Il riferimento è, in primo luogo, ai cambiamenti climatici e alle sfide che attendono le aziende del settore vitivinicolo. Non a caso, la rete di impresa ha come colonna portante la sostenibilità che si traduce nel rispetto della materia prima, in tecniche di coltivazione quanto più all’avanguardia possibile e l’adesione agli obiettivi dell’agenda europea 2030: «Uno di questi è fare squadra. E noi siamo partiti da qui per mettere a fattor comune le best practice che ognuno di noi sperimenta sui propri filari», ha aggiunto Venica. Come dei buoni vicini di casa. Quelli che si conoscono da sempre e che finalmente decidono di lavorare insieme per il bene di tutto il condominio. Dalla collaborazione fra aziende, infatti, si punta a sviluppare una strategia di marketing comune capace di far leva sul trend dell’enoturismo (diverse imprese della rete sono già attive su questo fronte avendo trasformato la propria cantina in un wine resort) per conquistare una nuova fetta di clientela. Soprattutto quella che va al ristorante, canale di distribuzione di punta per un vino delicato che si presta ad abbinamenti audaci sia di pesce che di carne, senza dimenticare il pairing con i salumi, i formaggi, le minestre, i primi di pasta o i risotti.