La favola a lieto fine di Shapoor: la famiglia del cuoco afghano è arrivata a Palermo

La favola a lieto fine di Shapoor: la famiglia del cuoco afghano è arrivata a Palermo
Grazie a una raccolta di fondi i suoi parenti sono riusciti a lasciare il paese dei Talebani e a raggiungere l'Italia nella notte di Santa Lucia "E' bello sapere che il cibo può unire così le persone" 
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Missione compiuta. Dopo tanta attesa e grazie alla solidarietà messa in moto dai siciliani e da tutti gli italiani, la famiglia di Shapoor Safari, cuoco afghano da tanti anni ai fornelli del ristorante Moltivolti di Palermo nel cuore di Ballarò la sera del 13 dicembre è finalmente atterrata all'aeroporto Falcone Borsellino. In nome del cibo che supera ogni limite e non ha frontiere poche settimane fa era stato lanciato sulla piattaforma GoFundMe un crowdfunding che aveva raggiunto in pochissimo tempo 10 mila euro, la cifra necessaria per mettere in salvo i profughi in Italia. 

La gioia di Shapoor è incontenibile. La sua voce è carica d'emozione mentre al telefono racconta a Il Gusto cosa sta provando in queste ore: "Sono felice di aver potuto riabbracciare la mia famiglia, ci sono stati momenti molto duri in questi mesi in cui ho pensato che non ce l’avremmo fatta, invece grazie all’aiuto di tutta la comunità del ristorante dove lavoro e del sindaco e di tutte le persone che mi hanno sostenuto adesso questo sogno è realtà".

"Io sono un semplice cuoco - continua - ma è bello sapere che il cibo può unire così le persone, penso che cucinare per gli altri sia un gesto di grande generosità e questa generosità se fai il tuo lavoro con amore può tornarti indietro. Io sono stato fortunatissimo perché quello che ho ricevuto da questa città e dalle persone che amano la mia cucina è straordinario. Il mio cuore scoppia di gioia". Una curiosità tutta culinaria: la famiglia, che ora dovrà osservare un periodo di quarantena perché immunizzata con un vaccino cinese non approvato in Europa, è arrivata la notte di santa Lucia che a Palermo è tradizionalmente legata ad un consumo enorme di arancine, cibo legato al culto di questa santa e alle leggende che vi ruotano intorno. E da Moltivolti Shapoor nell’attesa dei suoi cari ha preparato arancine ripiene di doppiaza afghana, un piatto tradizionale del suo paese (uno stufato di cipolle e vitello) che sono state molto apprezzate dai clienti del ristorante.

Fra i profughi in salvo anche il nipote del cuoco, Hedayatullah Habib Mansoor, giornalista e blogger afghano, arrivato sera insieme ad altre nove persone, sorelle, nipoti e nipotine di Safari. "Sappiamo che qui il nostro zio Shapoor è molto apprezzato per il suo lavoro da cuoco - ci spiega-. L'Italia è famosa ovunque per la sua buona cucina e non vediamo l’ora di provare tutte le cose buone che avete. Per alcuni di noi sarà un po’ complicato abituarsi ad un paese nuovo, una lingua che non conosciamo e ai vostri piatti che siamo certi siano buonissimi ma abbastanza diversi dai nostri. Molti componenti della mia famiglia non hanno mai potuto viaggiare e provare tutte queste novità, compreso il cibo che fa del viaggio una delle esperienze più belle della vita. Siamo sicuri che tutto quello che arriva dalla generosità italiana e Siciliana sarà squisito".

"Lo zio Shapoor - continua il giornalista - ci ha preparato del pollo con le patate cucinato alla nostra maniera ed era delizioso, noi non siamo abituati a vederlo cucinare, quando è andato via dall’Afghanistan 25 anni fa non era un cuoco, ha imparato questo mestiere durante il suo viaggio verso l’Europa e siamo davvero felici di vedere che sia così ben voluto da tutti qui. Non vediamo l’ora di poter ringraziare ogni singola persona che ci ha dato una mano a metterci in salvo, magari organizzando una festa in cui possiamo preparare noi qualcosa da mangiare per chi ci ha sostenuto, penso che condividere il cibo sia un modo bellissimo per conoscersi, stare insieme, trovarsi e ritrovarsi “. Il pericolo e la paura di non riuscire a vivere nella libertà ora sono ricordi lontani: "Qui abbiamo la speranza di poter provare a ricostruire una vita - spiega -. A me piacerebbe riprendere a fare il mio lavoro in un paese libero e continuare a raccontare la verità su quello che accade nel mio paese, un verità scomoda per troppe persone nel mondo".

 

Mansoor ripercorre le difficili tappe della fuga: "Circa due mesi fa abbiamo lasciato le nostre case per avvicinarci al confine con il Pakistan, il confine era un vero inferno, c'era moltissima gente e non era facile superare i controlli e il checkpoint tra un paese e l'altro. Abbiamo dovuto provare più volte ad avvicinarci ai checkpoint. La prima volta non siamo riusciti perché c'era troppo caos e non eravamo al sicuro, siamo dovuti tornare indietro in un luogo di riparo, questi spostamenti non sono stati facili con donne anziane e bambini al seguito". Ma ora c'è la felicità di guardare al domani. In tutti i sensi, compreso il gusto di assaporare a tavola e a 360 gradi la libertà.
Così sarà per una parente di Safari, una giovane donna che ha studiato per diventare ostetrica, ha fatto nascere molti bambini, ma da quando i talebani hanno ripreso il potere le è stato vietato di lavorare. E sarà così per la sorella maggiore di Shapoor che per tanti anni è stata addetta alle pulizie negli uffici delle Banca Centrale dell'Afghanistan e per i piccoli profughi arrivati con le loro mamme che non sono affatto stanchi quando escono dall'aereo ma regalano a tutti un grande sorriso che sa di speranza, fiducia. In una parola: futuro.

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