“A lui non gli venivano così! Mela grattuggiata, peperoncino, cotte nella cipolla e nell'arancio, o forse non ci andava la cipolla?”. Alle prese con una serie infinita di polpette ci sono Serra e Antonia (Serra Yilmaz e Margherita Buy) in una delle scene più belle del film Le fate ignoranti che, a vent'anni di distanza, diventerà a breve una serie televisiva per la regia dello stesso Ferzan Ozpetek. Vincitore di David di Donatello, Nastri d'argento, Ciak e del premio Francois Truffaut ricevuto sabato al Giffoni Film Festival di cui è stato ospite, il regista di origini turche ha sempre trasferito nelle sue pellicole l'amore per la cucina e la passione per la condivisione che si crea, quasi magicamente, attorno a una tavola imbandita.
A raccontarlo, le splendide cene conviviali di Saturno contro, le magnifiche torte de La finestra di fronte, i ricordi personali snocciolati nel libro Sei la mia vita, dove il luogo deputato alla consumazione dei pasti è citato ripetutamente per intrecciare i fili della memoria e guardare al futuro. La cucina è quasi sempre presente, sia come luogo fisico che come testimone dell'intreccio di culture. “Ho un ricordo bellissimo della mia infanzia. In casa avevamo tre grandi tavoli: uno in cucina, uno in salone e uno in terrazza ed erano sempre pieni. Credo che andassero a fare la spesa con un camion – dice ironico – E' stata mia madre ad insegnarmi il gusto dello stare insieme, dinanzi a un buon piatto, condividendo storie ed emozioni, che è la cosa che amo di più oltre al cinema. Anzi, credo che cucina e cinema abbiano dei tratti in comune. Entrambi sanno coinvolgere e si nutrono di relazioni. Spesso mi chiedono se si tornerà ad andare al cinema come prima, a fare cinema come prima. E capisco l'urgenza, perché vedere un film a casa è come mangiare da soli. Andare al cinema è invece sentirsi protagonista di una bella tavolata tra amici. C'è tutto un altro gusto”. L'amicizia è proprio uno di quei valori che un piatto preparato con cura ed un buon calice riescono ad esaltare.
“L'amicizia è la nostra principale ricchezza, ci aiuta a vivere meglio. Ho tanti amici a cui sono legato, come Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Luca Argentero. Purtroppo non riusciamo a vederci spesso per i rispettivi impegni di lavoro. Quando lo facciamo, alla fine ci riuniamo intorno a un tavolo”. Ma cosa nasce dai fornelli di casa Ozpetek in queste occasioni? Il regista lo racconta nel finale di Sei la mia vita, quando nella casa dove è stato girato Saturno contro, si riunisce il gruppo delle Mummie, gli amici di una vita, per ritrovarsi tra uno stufato di pollo allo zenzero con riso e una ratatouille di verdure. E lui che è abituato a viaggiare tra sentimenti e sapori, ricorda volti e gusti delle città che vissuto. Su tutte Napoli: “Mi chiedevano da tempo di raccontare questa città, ma per un lungo periodo non ci ho pensato perché non la conoscevo affatto. Poi, credo otto o nove anni fa, mentre stavo dirigendo la Traviata, fui invitato a cena dalla signora Flora. Da quel momento qualcosa è cambiato. Ho iniziato a conoscere personaggi e luoghi straordinari ed ho avuto la conferma che Napoli fosse un posto speciale, pieno di cultura, capace di sorprendermi ogni giorno di più. Ho imparato a preparare le polpette di pane da un cuoco eccezionale, una piacevolissima scoperta. Mi sono detto che non potevo esimermi e ho iniziato a lavorare al film Napoli velata. Dico sempre che aspetto che le fate arrivino e quella volta erano arrivate per davvero”.
Fuochi e pentole hanno il potere di rivelare la sessualità, molto più che la camera da letto. Tra polpette speziate, piatti di pasta e dolci glassati, Antonia scopre l’amore del marito per Michele (Le fate ignoranti) e Tommaso attende una cena in famiglia per fare outing, preceduto a sorpresa da suo fratello Antonio (Mine vaganti). Un caso? “Anche questo attiene alla dimensione della condivisione. Nella vita non sai mai chi amerai, l'importante è giudicare le persone dalla cintola in su, laddove c'è la testa e il cuore e non dalla cintola in giù”. Sul futuro è ottimista: “Dobbiamo guardare in modo positivo. La cosa più importante è vaccinarci tutti per uscire fuori da questa storia. Potremo anche cadere ancora ma poi ci rialzeremo più forti di prima”.