Caso Passalacqua: cade l'accusa di caporalato

Caso Passalacqua: cade l'accusa di caporalato
Lo scorso anno la proprietaria dell'omonima azienda pugliese del vino, con sede ad Apricena, era stata coinvolta in un'indagine per sfruttamento del lavoro che riguardava suo padre. Ora la sentenza del Tribunale di Foggia chiarisce la situazione
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Quasi un anno fa abbiamo raccontato il caso della produttrice di vini naturali Valentina Passalacqua accusata di essere coinvolta nello sfruttamento dei lavoratori nei suoi vigneti in Puglia, a Apricena, all’interno del Parco Nazionale del Gargano. In attesa di chiarire i collegamenti tra l’azienda di Valentina e quella del padre Settimio Passalacqua, accusato di caporalato a luglio dello scorso anno, alcuni importatori americani avevano sospeso la distribuzione dei suoi vini, causando cosi gravi conseguenze economiche. Le ripercussioni peggiori però sono state quelle in termini di immagine; il rispetto per la natura e per i lavoratori è alla base di una cantina come quella della Passalacqua dove la vendemmia è rigorosamente manuale e la vinificazione naturale, senza chimica di manipolazione e filtrazioni. I media americani sono stati i primi ad accusare la Passalacqua, ma anche in Italia molti hanno scritto di questa inaccettabile presunta incompatibilità, grave per qualsiasi datore di lavoro, ancora più devastante se coinvolge chi sostiene che è proprio il rapporto tra uomo e natura a far nascere un buon vino. Adesso finalmente è possibile fare chiarezza.

Il Tribunale di Foggia ha accolto l’istanza avanzata dall’avv. Simone Moffa di revoca del regime del controllo giudiziario disposto il 29 giugno 2020 nei confronti della ditta individuale Passalacqua Valentina, nell’ambito del procedimento penale a carico del padre, Settimio Passalacqua, imputato del reato di caporalato. Il Giudice ha accertato la regolarità nella gestione della azienda della Passalacqua e il puntuale rispetto di tutte le norme previste dall’ordinamento per la tutela dei lavoratori. Dopo lunghi controlli inoltre, l’azienda ha da poco ottenuto il rating di legalità dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (A.G.C.M.).

 

È stato un anno complicato per la produttrice e per tutto il suo staff, che può finalmente tornare a dedicarsi con serenità ai tanti progetti di integrazione e valorizzazione che porta avanti con coraggio da anni, oggi è tempo di festeggiare!

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