Maria non è una sommelier ma ha una grande passione per il vino. Sentirne il profumo è sempre stato un gioco, ora è diventata una necessità. Una conferma del sentirsi viva. Colpa o merito del Covid. Quando la malattia l’ha privata dell’olfatto se ne è accorta di colpo. Come di colpo ha capito che senza gli odori i gusti ne uscivano dimezzati, impoveriti, spogliati. Da quando l’olfatto ha cominciato a tornare, Maria annusa tutto come alla ricerca di un segno tangibile di guarigione. Buoni e cattivi odori ma soprattutto cibo e vino per coglierne ogni sfumatura come ad avere ogni volta la conferma di essere tornata a stare bene. Annuso dunque sono. O quantomeno sono sano. La ricerca del profumo dentro un Barolo o un Primitivo o un Vermentino come in un ragù che cuoce e persino in una scatola di cioccolatini è diventato un rito indispensabile. Perché se si è perso il profumo, l’odore non è più lo stesso.
La vita senza olfatto, ovvero un’esistenza alle prese con l’anosmia, era un incubo lontano fino all’arrivo del Covid. Le storie della foodbloger Molly Birnbaum o della chef indiana Chindi Varadajulu erano storie da romanzo, non la testimonianza di un problema che poteva colpire tutti.
Poi dalla rieducazione dell’olfatto arriva il riscatto. I luoghi del profumo di New York e Brooklyn diventano i posti dove riannodare i fili e un viaggio in Francia fa il resto. Oggi Molly ha 39 anni e ha realizzato i suoi sogni lavorativi, è un’apprezzata foodblogger e lavora per l’”America’s Test Kitchen Kids” il programma che educa i bambini al buon cibo stimolando la curiosità di assaggiare. E soprattutto non si perde un profumo.
Chindi Varadarajulu è invece una chef indiana. Il suo “Pumpkin Tales” a Chennai è un modello per la nuova ristorazione indiana. Originaria di Singapore aveva aperto il primo locale a Vancouver dove per un’influenza, 30 anni prima del Covid, è stata colpita da una violentissima parosmia che ha distorto anche gli odori che le erano più familiari. E’ cominciata una battaglia con il suo olfatto. Ricorda di aver bruciato un’intera porzione di dal di lenticchie perché non si era accorta che stavano bruciando. A quel punto ha cominciato una battaglia con l’olfatto è ha trovato nel gusto un buon alleato. Con l’aiuto del palato ha imparato a ricostruire le sensazioni olfattive e si è creata una sua visione personale degli odori, merito della sua preparazione e della sua grande cultura del gusto, la sua grande formazione.
Due storie diverse che portano alla stessa risposta. L’olfatto è fondamentale per ricordare e gustare e in questo ultimo anno abbiamo anche imparato a non darlo per scontato. Due chef inglesi hanno anche dedicato un libro a chi è vittima di alterazione del gusto a causa della perdita dell’olfatto si chiama “Taste&Flavour”, loro si chiamano Ryan Riley e Kimberley Duke e il loro percorso è cominciato con i malati di cancro ma oggi hanno voluto mettere la loro esperienza a disposizione di chi ha riscontrato per il Covid gli stessi problemi di chi si sottoponeva alla chemioterapia. Anche in questo caso vengono scelti alimenti giusti per rieducare l’olfatto e il gusto ma soprattutto per dare piacere alle papille traumatizzate.
Il messaggio è evidente. Annusate e imparate ogni sensazione. La memoria olfattiva aiuta a ricordare a imprimere nella mente un ricordo. A sentire l’emozione del caffè al mattino prima con il cervello e il cuore. Lo renderà indimenticabile. Come chi ce lo prepara. Lo stesso vale per un vino rosso con grande storia o per un bianco in una calda estate. Vedrete sempre più gente annusare i piatti che arrivano in tavola, non è l’ultima deriva del foodporn, ma soltanto un modo per sentirsi sani, per riprendersi la vita. Fin dai piccoli gesti.