In una soleggiata giornata settembrina , abbiamo fatto visita alla prestigiosa Tenuta delle Terre Nere di Marco De Grazia, un uomo d’altri tempi, visionario, pionieristico e determinato, insomma, “un vulcano sul vulcano" che vanta una storia ventennale sulla grande muntagna. Qui, conosce ogni terrazzamento e versante, una storia di passione guidata dall’istinto imprenditoriale comune a pochi Vigneron.
Un patrimonio incredibile, con vigneti che affondano le radici nel grande vulcano, da un periodo compreso tra i 50 e i 100 anni, fino ad arrivare al vigneto madre che supera i 140 anni, un Cru di circa un ettaro, sopravvissuto alla fillossera, una rarità a piede franco.
Il 2002, è stato archiviato come il primo anno di produzione e imbottigliamento della Tenuta Terre Nere, un appuntamento prezioso per Marco De Grazia, fu anche l’occasione per attribuire una definizione al territorio Etneo, una testimonianza scritta sulle retro-etichette delle prime bottiglie, definendo il territorio Etneo “la “Borgogna del Mediterraneo”.
Sin dall’inizio l’intuito era focalizzato sulle particolari condizioni geografiche, climatiche e geologiche dell’Etna, uniche e irripetibili a partire dalle elevate altitudini dedicate ai vigneti che partono dai 400 metri s.l.m. per arrivare fin sopra i 1,000 (una variabilità unica al mondo tra le D.O.C.) caratterizzate da escursioni termiche tra giorno e notte che d’estate registrano fino a 30 gradi. Con differenze microclimatiche estreme, a cui si aggiungono le caratteristiche dei terreni vulcanici, in continuo movimento e mutazione, susseguitesi nei milioni di anni di vita del vulcano.
Visitando questa parte del Vulcano, l’analogia con la Borgogna è comprensibile anche per il frazionamento dei vigneti all’interno delle contrade con una sorta di classificazione qualitativa che distingue i vini in base all’espressione delle zone di provenienza, come accade nella Cote d’Or che definisce in etichetta le denominazioni comunali dai Premier Cru e Grand Cru con eventuali sottozone.
Tenuta delle Terre Nere possiede vigneti in otto contrade: Calderara Sottana, San Lorenzo, Bocca d' Orzo, Guardiola, Santo Spirito, Moganazzi, Montalto e Feudo di Mezzo. Per valorizzare al massimo la ricchezza geologica dell'Etna, fin dalla prima vendemmia le uve delle contrade vengono vinificate separatamente, una purezza espressiva che abbiamo realizzato in degustazione con vini tesi, precisi e verticali, un puzzle di sfaccettature, e traiettorie particolari in base al “clos" di provenienza.
Ottima interpretazione anche per il rosato Etna D.O.C. ’19, che Marco ha voluto dedicare alla figlia Elena. Un nerello fragrante, con note di ribes, pesca, cenere e tensione minerale, sorso affilato e fresco.
Sorprendente e ampio, l’Etna D.O.C. rosso ’19, da uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio provenienti da vigneti giovani e vecchi che non superano i 60 quintali per ettaro. Un vino generoso dalla matrice varietale, gelso rosso, ibisco, melagrana, timo e quota balsamica, sviluppo succoso e denso al palato, freschezza appagante.
Profondità e ampiezza crescono con l’Etna D.O.C. Feudo di Mezzo “il Quadro delle Rose” ’18, la prima particella ad essere vendemmiata,
un vino “autunnale” come lo definisce Marco, il calice conferma uno spessore elegante: mora, sottobosco, humus e graffio speziato, sorso materico e tannini distesi, legni ben gestiti, corredo verticale.
Da terreni magri, composti prevalentemente da sabbia vulcanica, pietrisco basaltico e cenere, nasce il Cru Guardiola, un vigneto ad un passo dal cielo, si sviluppa in verticale su piccoli terrazzamenti tra gli 800 e 1000 metri, all’estremo limitare della D.O.C. questa più di altre particelle, richiede attenzioni particolari a partire dalla raccolta manuale. Pur registrando abbondanti precipitazioni, il millesimo ’18 ha restituito un vino dal portamento raffinato, elegante e sottile senza rinunciare al corredo di piccoli frutti rossi, soffio minerale e macchia mediterranea. Il sorso nitido e fresco, conferma le variegate potenzialità di questo territorio, a qualsiasi altitudine. Il tempo confezionerà un abito da red carpet!
come insegna il maestro scultore Michelangelo Galliani, non basta un pezzo di marmo di Carrara per ottenere una grande opera, occorrono esperienza, sensibilità, visione e fatica, concettualmente gli stessi ingredienti per realizzare il Prephylloxera - La Vigna di Don Peppino- Calderara Sottana '18. Dunque, un vino "strappato" all'archivio geologico del vulcano, una testimonianza che nasce da un vigneto di circa quattro ettari situato a ridosso della cantina, una cornice che custodisce due particelle sopravvissute alla fillossera, un viaggio a piede franco nella storia dell'Etna. Nella prestigiosa contrada Calderara Sottana, da circa 140 anni, le radici degli alberelli affondano nella cenere e nella pietra vulcanica come uno scalpello affonda nel marmo, la ricerca di nutrimento culturale definisce traiettorie uniche e irripetibili. Nel calice la fibra di cashemere è preziosa, densa e luminosa, emergono profumi nobili di frutta rossa e nera, graffio speziato e minerale, la trama tannica conferma la qualità del filato, il portamento gustativo di nobile finezza sviluppa progressione e temperamento. Un'opera d'arte, una creazione artistica naturale!
Il viaggio gusto - olfattivo si conclude con un grande Montalto ’19, un Etna Bianco D.O.C. al debutto, nato da anni di studi e sperimentazioni, dall’esplorazione dei versanti settentrionali, orientali e meridionali del territorio etneo. Proprio a sud, nella zona conosciuta come Montalto, il carricante ha trovato una felice simbiosi in una vigna vecchissima di due ettari a 950 metri, già nota a Marco De grazia da anni. Dopo anni di lavoro i sacrifici sono stati ampiamente ripagati con un vino che riesce a coniugare eleganza e potenza, con ricordi di macchia mediterranea, cucuncio, gelsomino, ginestra, sambuco e soffio salmastro, al palato il nerbo sapido guida un sorso centrato e di grande persistenza.
L'occasione ci è gradita per augurare a Tenuta delle Terre Nere e a tutto il movimento etneo, una mirabile vendemmia nel cuore dell'Etna, patrimonio vitivinicolo italiano.