Frizzante per tradizione, il vino va considerato l’emblema più rappresentativo dell’enologia del Delta e, di conseguenza, della relativa area protetta.
Il Baba di Emanuele Mattarelli
Nella denominazione di origine controllata concernente il Bosco Eliceo, accanto al Fortana, generalmente apprezzato per la sua fresca vivacità, ci sono il Merlot, il Sauvignon e il Bianco, frutto di un uvaggio comprendente almeno il 70% di trebbiano romagnolo con malvasia e sauvignon per la parte rimanente. L’area produttiva interessata coinvolge le province di Ferrara e Ravenna, lungo la direttrice della via Romea. Nel 1991 è stato istituito il Consorzio di Tutela. Tra le aziende più in vista figura certamente quella della famiglia Mattarelli, con sede e cantina a Vigarano Mainarda, che è giunta alla quarta generazione con Emanuele, 51 anni, laureato in economia e commercio. “I miei genitori – rammenta con evidente serenità – quando terminai gli studi non esercitarono alcuna pressione lasciandomi la massima libertà di scelta. Così fui ben lieto di cominciare ad occuparmi del meraviglioso mondo del vino”. In realtà, il sapere enoico e l’entusiasmo che manifesta con garbo signorile sono veramente contagiosi. Insieme, siamo stati ripetutamente nei vigneti vicini al centro storico di Comacchio. Sono alcuni degli impianti più classici, “franchi di piede”. Qui, in effetti, le singolari condizioni microclimatiche hanno scongiurato il pericolo della devastazione provocata altrove dalla filossera. Le sabbie, la salsedine, i venti e il mare nel tempo hanno contribuito a creare un ambiente piuttosto singolare.
Nelle annate propizie i grappoli di fortana vengono utilizzati sapientemente per ottenere il Baba, una sorprendente versione “tranquilla” di questo rosso, capace di assumere una importante identità organolettica e di affinare nel tempo le sue peculiarità.
L’uva d’”oro” dimostra la sua inattesa duttilità con lo spumante rosè Rosa X Emy, di cui vale la pena prestare attenzione all’accattivante scheda organolettica che ne sottolinea i requisiti: “ll vino si propone all’esame visivo con un color cipria, una spuma cremosa e intensa ed un perlage fitto e persistente; all’esame olfattivo offre note di fragole di bosco, frutta matura a pasta gialla e purea di mele e pere, con un finale di fiori gialli e camomilla. In bocca risulta ampio, caldo con un equilibrio gustativo che si sorregge tra una buona acidità e una leggera fibra tannica; il finale ricorda percezioni molto piacevoli di fragole”. I colori sembrano quelli di un acquerello. Le parole potrebbero appartenere ad una poesia un po’ civettuola o ad un brano composto dalla fantasia di Battisti e Mogol.
Le anguille bevono Fortana
Prima al Trigabolo di Argenta e, successivamente, alla Locanda della Tamerice di Ostellato, Igles Corelli è stato il geniale ed inarrivabile ambasciatore della migliore cucina del Delta. In un determinato momento della sua vita, però, il destino lo ha indirizzato verso altri lidi. I colleghi ristoratori, tuttavia, hanno saputo conservare lodevolmente l’elevato profilo qualitativo delle proposte gastronomiche in atto. Chiaro l’obiettivo: continuare a valorizzare le tante risorse disponibili cercando di esaltarne le rispettive virtù, partendo magari proprio dalle anguille.
A Ponte Vicini di Codigoro, l’ormai leggendaria Capanna di Eraclio cambia frequentemente il menu, legato al mutare delle stagioni. Ma i fratelli Grazia e Pierluigi Soncini si preoccupano giudiziosamente di mantenere in carta il raffinato risotto con il condimento di anguilla e filetti di orata, rombo o spigola. Un autentico capolavoro, inoltre, è il trancio posto sulla brace per purificarlo ed alleggerirlo delle sostanze grasse. Sono sufficienti pochi minuti per la rifinitura in forno, in attesa di servirlo con una soffice polenta di mais bianco.
Sulla strada per Volano, non lontano da Pomposa, è possibile cogliere a piene mani l’intensità e le suggestioni create dall’inconsueto paesaggio. Tra i canneti ci si imbatte all’improvviso nel fabbricato del ristorante La Zanzara dei fratelli Sara e Samuele Bison, ricavato da un antico “casone”. Il camino alimenta le emozioni degli ospiti intenti a tessere le lodi dell’anguilla laccata con saba di Fortana “maison” e riso del Delta del Po a vapore.
Situata nella frazione Quartiere di Portomaggiore, la trattoria locanda La Chiocciola è diventata nel tempo uno degli approdi che prediligo per questioni affettive. Devo a Ido Migliari, forte di una solida esperienza professionale per quanto concerne l’accoglienza e il servizio in sala, le conoscenze acquisite sul matrimonio d’amore tra il Fortana e le anguille. Alla sua affabilità replica il figlio Adalberto Athos, disinvolto ed appassionato regista dei fornelli. Tra le sue lusinghe: terrina di anguilla, cipolla all'agro di lamponi, pesto di olive e capperi e patè del suo fegato; anguilla al forno con polenta, radicchio verde al limone e cenere di cipolla. Le camere invitano a prolungare la soddisfazione della sosta.