Percorsi ricchi di storia e di gusto, già alle porte del capoluogo barocco.
Destinazione Vernole, allora, a soli 13 chilometri da Lecce, con i suoi settemila abitanti sparsi nelle sue cinque frazioni e un giacimento di storia e bellezza, ma anche di luoghi del gusto, dei sapori tradizionali proposti spesso in una chiave contemporanea che riscrive il legame del territorio con i prodotti di cui è ricco: olio, ortaggi, le carni locali e il pescato del vicinissimo mare
Le frazioni di Acaya, Acquarica di Lecce, Pisignano, Strudà e Vanze compongono come un puzzle il borgo rurale di Vernole, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, come documentato da specchie (tombe) e menhir del Neolitico. Altre tracce rimandano alla civiltà messapica (si trova nei pressi di Acquarica la più antica masseria fortificata del Salento, “Pozzo Seccato”, del IV secolo a.C.) all’età romana, al Medioevo, al Rinascimento e alla stagione barocca. Un mosaico storico di pietra, dalle infinite sfumature, protagonista delle architetture di ogni epoca. Come i sassi strappati da un terreno particolarmente duro per dare vita ai muretti a secco, patrimonio dell’umanità Unesco che decora le campagne salentine e alle “pajare”, i rifugi rurali della civiltà contadina, “semplicemente” incastrando pietre di ogni dimensione e forma. A Vernole si possono ammirare le chiese del Seicento e Settecento e visitare il cinquecentesco frantoio ipogeo “Caffa”, interamente scavato nella roccia, e l’imponente Palazzo baronale del XVIII secolo con il suo portale bugnato.
La sosta del gusto è affidata invece al “Don Fausto-Cucina e Passione”.
Elegante locale ricavato da una tipica casa a corte, con un rigoglioso giardino mediterraneo per le cene d’estate. Un ristorante che racchiude la passione per la pittura, per il buon cibo e per i grandi vini dello chef - patron Flavio Pedaci. Una cucina di cuore e di pancia, che attinge a mani piene dall’orto e dal mare per servire sì la tradizione ma leggermente rivista in chiave contemporanea. Così non stupisce di trovare fra gli antipasti le zuppe di legumi come i “muersi” (pezzi di pane fritto) con piselli nani di Zollino, cime di rapa e pane croccante o la crema di ceci con purè di patate, pane croccante, sauté di cozze e mandorle, ormai piatto iconico del locale. Il consiglio: spaghetti aglio e olio, perle di peperoncino e crudo di sua maestà il gambero viola di Gallipoli. Ottima la carta dei vini, con molto territorio e una interessante selezione di Champagne.
Il “viaggio” continua ad Acaya, unico esempio di città-fortezza nel Meridione d'Italia. Il castello, abbracciato da possenti mura e da un ampio fossato, è considerato uno dei migliori esempi di architettura difensiva rinascimentale di Terra d’Otranto. Risale al 1535 la costruzione della cinta muraria e del fossato ad opera di Giangiacomo dell'Acaya, celebre architetto militare di Carlo V, artefice delle mura e del magnifico Castello di Lecce, che prende il nome proprio dal grande imperatore.
Lungo la strada che unisce Acaya a Strudà rimane ancora l’antica masseria “Visciglito”, ma il territorio di Vernole è ricco di queste costruzioni che per secoli hanno rappresentano l'epicentro economico dell’agricoltura del Salento. Nella piazza centrale di Strudà, il settecentesco palazzo baronale Saraceno, con la sua bella balconata barocca e il portale bugnato. L’interno custodisce un ingegnoso sistema di canalizzazione delle acque piovane.
Lungo il percorso che da Strudà porta alla frazione di Vanze (dove si segnalano la Porta monumentale del XV-XVI sec. che segnava l'ingresso dal mare e il palazzo Baronale con il portale bugnato del '500) la sosta del gusto è a Masseria Lilith.
Ricerca delle radici e innovazione stilistica rappresentano il faro che guida questa ventennale storia della famiglia Tramis: oggi alle colonne portanti - che hanno i nomi di Carmela, la nonna custode di segreti e ricette antiche, Miriana che come ogni mamma è insostituibile come il suo pane impastato con il lievito madre, e Claudio, in sala quando non è in giro per scovare salumi e formaggi – si sono innestate forze giovani e creative. E così con la logica di famiglia allargata, con le figlie Giulia (laurea in scienze gastronomiche, si divide fra sala e cucina) e Martina (pasticcera con il pallino della perfezione) in squadra oggi ci sono anche lo chef Matteo Romano, studi all’Alma di Gualtiero Marchesi e spirito innovativo, e il pastry-chef Francesco Pellegrino che insieme ai fratelli Floriano e Giovanni qualche anno fa ha dato vita alla mitica avventura dei Bros’ a Lecce. In realtà qui vige la logica del tutti fanno tutto o meglio “dalla campagna ai tavoli, tutti collaboriamo: è il Lilith che ho sempre sognato”, dice felice Claudio. Un’iniezione di giovani talenti che si è tradotta in nuove idee: la Mattrabanca, dispensa online di tipicità che prende il nome dai vecchi mobili delle nonne dove si stipava di tutto e di più, e la colazione nel bellissimo giardino con le bontà da forno preparate al mattino. Il menu per pranzo e cena cambia con il ritmo delle stagioni, la disponibilità dell’orto e della rete dei fornitori di fiducia e propone oggi piatti dove la cura maniacale nella scelta delle materie prime si sposa a una creatività più contemporanea e ricercata. Tra i nuovi piatti da provare: pescatrice con fondo bruno e mandorle o agnello con spezie, insalatina di campo e maionese al sesamo. Il consiglio: tortelli ripieni di ricotta con zucchine, i suoi fiori e mandorle croccanti. Sempre intriganti gli abbinamenti con i vini (non solo del territorio) proposti.
Il giro per le frazioni di Vernole si chiude passando da Pisignano, con il suo settecentesco Palazzo Conti Romano, che oggi ospita una scuola nazionale di scacchi, e da Acquarica, abitata sin dal III e IV secolo a.C. dai Messapi, come testimoniano le tante tombe a “grotticella” ritrovate, il cui abitato ha inglobato negli anni un piccolo “castello” costruito come avamposto a difesa del feudo di Acaya.
A completare il percorso non può mancare il mare, ad appena 3 chilometri da Vernole. Siamo sulla costa adriatica, dove le spiagge si alternano alle scogliere e lunghi scorci di macchia mediterranea che incorniciano il verde smeraldo dell’acqua. Di particolare pregio naturalistico la riserva “Le Cesine”, 620 ettari di vegetazione con interessante fauna stanziale e migratoria. Gestita oggi dal WWF, è una delle ultime zone paludose che in passato si estendevano da Otranto a
Brindisi. Vicino alla Riserva, in uno dei tratti più suggestivi della costa adriatica si trova Torre Specchia, fra le marine di Melendugno Bandiera Blu 2020.
Qui la sosta del gusto è affidata a “Puntarenas Salento”.
Intimo lido attrezzato con ristorante, ma forse sarebbe più corretto dire il contrario: si pranza e si cena guardando il mare, che anche con i venti di maestrale riesce a regalare colori stupendi e piacevoli bagni. Una cucina semplice ma di gusto, che pesca (è il caso di dire) a piene mani dalle barche dei pescatori. Frutti di mare crudi, pescato del giorno e fritture sono il cuore del menu del locale gestito con calore e ospitalità dalla numerosa famiglia Verri, composta da fratelli, sorelle, cognate e nipoti, che da quest’anno vanta anche una versione invernale, l’”Oltre mare”, nell’abitato di Vernole.
Una cucina semplice e accorta, ancorata alla tradizione marinara dove spiccano le buone insalate di mare o semplicemente di polpo, immancabile protagonista delle tavole di questa parte di litorale, a cui è anche dedicata l’annuale “sagra te lu purpu” dove l’octopus vulgaris è servito anche fritto, cotto in pignata, con le patate e in polpette.
Da provare oltre alla versione classica anche gli spaghetti con cozze e provola. Nutrita selezione di rosati pugliesi arricchita da “bollicine” di diversi territori.
Di ritorno a Lecce, ci si può fermare a Masseria Cinque Santi, azienda zootecnica di filiera corta. Da tre generazioni la famiglia Cucugliato produce formaggi tipici con metodi tradizionali: ricotta forte, caciotta leccese, caciocavallo e formaggi arricchiti dei profumi delle erbe mediterranee, come rosmarino, timo, mirto e camomilla e frutti del territorio. Da provare in degustazione le “Gelotte”, creme di formaggio aromatizzate all’arancia, al fico, al limone o alle olive, insieme alla nuovissima crema di latte di capra.
Il latte proviene da propri allevamenti di ovini liberi di pascolare nella macchia mediterranea e di mucche frisone nutrite coi in foraggi da colture biologiche aziendali. Una masseria didattica che propone interessanti laboratori sulle tradizioni contadine e le tecniche di trasformazione e affinatura del formaggio, e da quest’anno anche sulle erbe spontanee in collaborazione con “Il Giardino sotto il naso” del bartender Elia Calò e l’esperta di turismo sostenibile Betty Locane, che propongono i loro cocktail “selvatici” in abbinamento ai formaggi. Cinque Santi è un bacino incredibile di conoscenza sulla cultura contadina del Salento che viene tramandato a turisti e appassionati.
Bellezza tutta da scoprire. A due passi da Lecce.