Lo chef Altin Prenga (a sinistra) con il fratello Anton
Un orto che nasce è un seme che cresce per il futuro. Altin Prenga, chef e imprenditore albanese, lo pensa da sempre e per questo, nell'emergenza aperta dal coronavirus anche nel suo Paese, ha voluto lanciare un messaggio di solidarietà e speranza che ha il suo cuore proprio nella terra.
«Mi sono accorto - ci racconta Prenga - che gli orti di molti anziani della mia zona erano in stato di abbandono. Questa è la stagione in cui bisognerebbe dedicarsi alle nuove coltivazioni, ma tanti, vuoi perché i figli sono lontani all'estero, vuoi perché spaventati dalla situazione, non sono in grado di occuparsene. Ho così pensato di lanciare un messaggio, che sia anche un invito a tornare alla terra e alle nostre radici».
Prenga si è così confrontato con i dipendenti della sua azienda. «Cinquanta di loro - spiega - in questo momento non stanno lavorando perché il ristorante è chiuso, mentre venti sono impegnati in lavori agricoli e nei laboratori dove si continuano a produrre formaggi, salumi e conserve. Grazie a questo equilibrio riesco a dare uno stipendio minimo anche a chi dei miei è a casa. Per questo mi sono rivolto a loro, abbiamo condiviso il desiderio di dare un segnale di solidarietà e abbiamo quindi deciso che chi vuole può fare attività di volontariato negli orti. Cuochi e camerieri vanno, al massimo in due, a prendersi cura per qualche ora degli appezzamenti di vecchietti del posto. Si tengono lontano da loro per motivi di sicurezza, ma quello che lasciano è un grande regalo».
Cuochi e camerieri di Prenga al lavoro come volontari negli orti degli anziani
Passata l'emergenza, queste persone si ritroveranno infatti un orto in piena produzione. «A una persona serve un chilo di verdura al giorno: grazie a cinquanta euro per le piantine e al volontariato dei miei ragazzi, ogni orto sarà in grado di restituire una produzione di 700 chili di verdure fresche spalmate nell'arco di sei mesi. Vogliamo occuparci di circa 55 orti. Nei giorni scorsi siamo partiti con i primi lavori e stiamo contattando le persone che vogliamo aiutare. I primi quindici anziani che hanno aderito si sono dimostrati entusiasti, sia per la comodità insperata, che per il piacere di non vedere abbandonato il proprio orto». Fare del bene, poi, è contagioso: «Una mia cliente ed amica dell'Ecuador ha saputo di questa iniziativa e mi ha contattato per dirmi che ci invierà 250 dollari».
Per ora sono 15 gli anziani che hanno aderito all'iniziativa
Prenga si è lasciato ispirare per il suo progetto da «10.000 orti in Africa» di Slow Food. «Condivido con il grande Carlin Petrin l’amore per la terra e penso che portare cibo risolva il problema solo temporaneamente. Credo moltissimo nel mettere le persone in condizione di fare le cose da sé e che sia necessario insegnare la bellezza di coltivare».
La passione per la terra, d'altra parte, è la bussola che da sempre orienta ogni scelta di Altin. La sua è una storia di coraggio, resilienza e creatività. Cresciuto ai tempi del regime, ha seguito a fine anni Novanta il padre cuoco in Italia e qui ha fatto la sua gavetta. Ma la voglia di tornare a costruire qualcosa nel suo Paese era troppo forte e così, dopo dieci anni, Prenga torna nel nord dell'Albania, nelle campagne vicino a Scutari dove è cresciuto.
Mrizi i Zanave, il ristorante di Prenga
Ed è a Fishtë che apre il Mrizi i Zanave Agroturizëm, l'agriturismo Ombra delle fate, nome che gli è stato ispirato dall'opera del poeta nazionale Gjergj Fishta, che ebbe qui i suoi natali. «Sei ciò che mangi», afferma con orgoglio Prenga, che propone nel suo ristorante piatti innovativi nel solco della tradizione, che utilizzano solo prodotti freschi e stagionali, a chilometro zero.
Gli esterni di Mrizi i Zanave
«Ho venti ettari di terreno che coltiviamo direttamente e facciamo inoltre rete con 400 famiglie che ci portano i beni, come verdure e carne, che preparano per noi», racconta lo chef, che ha anche un suo caseificio, una cantina vinicola, un salumificio, un laboratorio per composte e marmellate e sta provando a impiantare, su quindici acri, anche una risaia.
Nel 2013 ha dato il via a Slow Food Albania coinvolgendo cuochi e produttori di tutto il Paese. Per il futuro, il suo desiderio è di contaminare gli altri con il messaggio di tornare a lavorare la terra. «L’esperienza del mio agriturismo ispira tanti perché fa vedere la bellezza della campagna, ma dietro c’è molto di più». Ci sono lavoro, passione e radici che affondano nella terra per costruire una cultura che la mette al centro della vita di tutti.
L'attenzione per la terra e i suoi prodotti è al centro della filosofia dello chef e della sua squadra