La storia emerge imponente anche dalla mole del ponte in pietra che separa la borgata dal piccolo cimitero e dalla chiesa secentesca del patrono San Bernardo da Mentone: proseguendo da qui, si arriva alla cascata del Ribordone sormontata da un secondo ponte a schiena d’asino. E’ un percorso semplicissimo che vale il ticket per tornare e sedersi (con fame) al piccolo ristorante del paese, annullando ogni senso di colpa.
La sinossi della Trattoria del Ponte fissa il racconto su di un’inflessibile resistenza nel tempo. Luciana e Luigino, i proprietari, sono anche gli unici due abitanti che vivono qui tutto l’anno: il borgo di Fondo, infatti, si anima per lo più in estate e nei fine settimana, quando diviene meta di escursionisti che partono per la “via dei Cantoni” e per gli altri sentieri che congiungono il fondovalle alle montagne del circondario (alcuni più facili, come quello per Tallorno, altri più impegnativi, come quello che sfida la salita ai 2.756 metri del Monte Marzo): terre di pascoli, alpeggi, formaggi e memorie contadine.
Ma eccoci alla tavola di una cucina che a pieno titolo si può definire eroica, accettando il parallelo con la viticoltura delle aree più impervie. Il ristorante è una piccola capsula del tempo: aperto ininterrottamente da 42 anni, ne ha mantenuto il fascino semplice e d’antan e funziona tuttora anche da bar per il piccolo borgo. Senza paura, attraversa la solitudine dell’inverno con la serranda alzata, il caffè coi giornali d’ordinanza e il “posto telefonico pubblico” (sic!) sempre a disposizione.
Il menu degustazione del ristorante scansiona un ottimo lardo, il salame e i tomini piemontesi (buoni con la salsa rossa piccante); alla domenica, la cucina di Luigina firma gli iperclassici agnolotti piemontesi, ma nel sabato di visita toccano – e va altrettanto bene - gli gnocchi di patate bianche con il sugo di noci. E poi la polenta concia, burro e formaggio, accompagnata da salsiccia e spezzatino. Si chiude con il dessert, ovvero il formaggio o la crostata fatta in casa.