Nulla di evanescente però, anzi estremamente pragmatico, com'è quest'uomo dai tratti aristocratici che ama quel che fa, senza confini. Tra quattro anni i secoli di storia dell'attività saranno due, mentre al lavoro a Magrè ci sono la quinta e la sesta generazione di famiglia.
Ormai dal 2004 tutto è all'insegna dei principi della biodinamica che questa azienda ha sposato in toto nei suoi cinquantacinque ettari di dimensione, integrati da quelli, anch'essi sparsi in Alto Adige, dei vignaioli collaboratori che - afferma Alois - "stiamo portando verso la nostra visione". "Secondo me è importante giocare con la grande biodiversità della nostra regione: un'estrema diversità di zone, terreni e microclimi che permettono di crescere in condizioni ottimali a vitigni diversi.
Per me la biodinamica è un bellissimo modo di coltivare, perché il neo dell'agricoltura di oggi è la monocoltura che in natura libera non esiste. Perciò dobbiamo integrare la vigna con piante e animali." L'idea del processo di integrazione è partita cinque o sei anni fa: prima sono arrivate le pecore, poi le vacche e ancora la collaborazione con agricoltori e allevatori come Alexander Agethle che hanno trovato interesse nel progetto.
Così da Taurus, il primo, siamo arrivati a diciotto buoi tra i quattro mesi e i tre anni di vita. Tra i filari gli animali sono liberi di muoversi e trascorsa l'estate in altura in malga, pascolano tra le vigne dal termine della vendemmia a primavera: in questo modo oltre a poter vivere sempre all'aperto contribuiscono al controllo delle piante infestanti e alla fertilità del terreno, rilasciando il letame in modo omogeneo.
Non solo, perché la loro carne, una volta macellati dopo almeno tre o quattro anni e non ingrassati da giovani, entra nel menu rigorosamente tutto biologico della Vineria Paradeis dove Alessandro Miragoli si prende cura dell'ottima cucina a base di pochi, sani ingredienti locali. I buoi si nutrono di quel che trovano, solo con i primi geli viene dato loro un po' di fieno e nient'altro. Allo stesso modo sta crescendo felicemente il progetto del grande orto biodinamico di duemila metri quadrati pensato tra i vigneti, i quali grazie alle pratiche agricole messe in atto, si ritrovano a prosperare in un ambiente di grande vitalità.
Merito anche di Maximilian Feichter, giovanissimo contadino moderno al quale è stato affidato tutto ciò che non è vite in senso stretto. Racconta Alois: "siamo un'azienda viticola, nei nostri geni ci sono le vigne, serviva un responsabile che si prendesse cura di tutti gli esseri viventi al di fuori della vite, animali e piante. C'è voluto del tempo ma ora funziona molto bene."
Tutto questo vive e si muove intorno a una cantina che produce bottiglie di grande carattere e dalla personalità inconfondibile, eleganti e distanti anni luce da quel concetto distorto di naturalità che perdona difetti e imperfezioni che non appartengono a un vino come si deve. Di grande fascino in particolare la linea de "Le Comete", vini sperimentali e innovativi che come le comete, appunto, rappresentano tanto un percorso da seguire, così alcuni rimangono esperimento e altri diventano stelle. E ogni etichetta è differente, dipinta con un dito a rappresentare, della cometa, la coda.Alois Lageder e il paradigma della biodinamica