Ecco allora lo spazio, com'è spazioso questo luogo che non ci si aspetta di trovare, lontano anni luce da qualunque pomposa formalità con i suoi ampi tavoli circolari che abbandonate le tovaglie sono di legno danese che racchiude marmo italiano. Così è profondamente italiana l'anima operativa delle persone che lavorano con Rasmus Kofoed e Soren Ledet, su una trentina poco meno della metà, a partire da Mattia Spedicato, arrivato dalla provincia di Lecce per uno stage e ora numero tre in qualità di assistant restaurant manager e ancora Giulia Caffiero, cagliaritana giunta quassù dopo esperienze milanesi in sala al 28 Posti e da Aimo e Nadia oppure Niko Palleschi ai fornelli da Alchimia, anche lui a Milano. Bello quindi vedere come cucina e sala si integrano alla perfezione, idealmente e fisicamente inseparate e inseparabili, tra preparazioni al tavolo e spiegazione dei piatti; e non è difficile che questa integrazione sia frutto di un clima che garantisce ai dipendenti un'estrema serenità, a partire dai tre giorni di riposo di cui godono, dato che il ristorante è aperto soltanto dal mercoledì al sabato.
Geranium: la via scandinava al gusto
Già, i piatti, impronta profonda di una personalità come quella di Kofoed, recordman che in dodici anni di vita del Geranium, inclusa la sede precedente, è riuscito a conquistare vittorie e podi al Bocuse d'Or, il massimo riconoscimento dalla Michelin e il quinto posto nella Fifty Best. E poi la scuola steineriana, la mamma vegetariana, una serie di combinazioni che fondendosi con la maniacale cura del dettaglio necessaria per vincere una competizione come quella intitolata a Paul Bocuse hanno dato vita a uno stile fatto di tecnica estrema, uso sapiente della materia verde (ma carne e pesce non mancano comunque) rigorosamente soltanto "organic" e dettagli, dettagli e ancora dettagli che rendono ogni portata delle venti previste in tutto, dagli appetizer ai dessert, una forma differente di carezza. Perché sì, la cucina di Rasmus Kofoed è fatta di delicate sfumature nobili, contrasti bilanciatissimi, gusti la cui intensità non è mai quella che tra accoliti si usa chiamare "schiaffo" e allo stesso modo ti rimane in mente nitida, pulita, leggera e decisamente appagante. Una sequenza ponderata di passaggi estetico-gustativi che conducono alla fine dissacrante, rappresentata dal piccolo delizioso teschio - The End appunto - che conclude l'esperienza.
Così, tra corse iconiche e irrinunciabili come i "Razor clams" e il "Marbled hake" nasello marmorizzato, con caviale, latticello, polvere bruciata di gambi di prezzemolo e squame fritte, si gode di una corroborante, gustosissima zuppa di porcini con polvere di tre differenti funghi selvatici, tartufo e mele o ancora della sapida intensità del caviale Oscietra con acqua, olio e il tocco croccante dei semi di zucca servito in un piatto che da solo è un capolavoro con il suo gioco su un piano di vetro. Raffinate modulazioni di tessiture eterogenee arrivano al palato con il gel di olivello spinoso, formaggio cremoso, aragosta grigliata e succo di carote fermentate. Di grande impatto le cappesante rivestite di gel di barbabietola che prendono inusuale vivacità tra le note terragne dell'intercapedine e una crema di rafano a completare il boccone. Notevole anche l'intermezzo dei pani, tra il muffin con semi di canapa e zucca e il pane ai grani antichi serviti con un ottimo burro alla polvere di latticello caramellata.
Squisitamente elegante la tartelletta con ostrica e alghe al tartufo, così come la mousse di trota con erbe citrine e cavolfiore (fermentato e arrostito) in un brodo di verdure. Buonissimo il gelato alla cera d'api e polline da accompagnare con mele essiccate e bacche di sambuco, così come i piccoli ravioli di barbabietola con ribes, yogurt e tagete e la coreografica "The Forest". Sono molte 2600 corone danesi (circa 350 euro) senza contare uno dei cinque differenti pairing per le bevande (dalle 1000 alle 15000 corone per i vini "Rare & Unique" con una cantina che conta 2500 etichette? A questo livello, secondo me, decisamente no: l'esperienza questo valore ce l'ha.