Invece l’Hosteria da Amedeo è lì da sessant’anni, da quando il Nonno Amedeo invitava i clienti alla sua fraschetta, offrendogli un bicchiere di vino, mentre il cibo si portava da casa, come da tradizione dei fuoriporta romani del dopoguerra.
Oggi a portare avanti la storia c’è il trentenne Emanuele, con la mamma Stefania che in cucina che si avvale del prezioso apporto di due giovani cuochi, Marco Ilii e Giordano Paniccia, il primo con la passione per le cotture in griglia, il secondo ha sposato le paste fresche.
Il taglio della cucina è fortemente (e positivamente) influenzato dalla storia personale di questa famiglia di ristoratori e ovviamente dalla tradizione gastronomica romana e frascatana: le paste vengono tirate in casa, e il territorio entra generosamente nel menù grazie al prezioso apporto dei produttori locali.
D’estate sotto al fresco pergolato di uva pizzutella, o in inverno nel caldo interno coccolati dal camino a legna, è possibile gustare piatti di quinto-quarto, come la trippa alla romana e le animelle fritte, i mitici “fiori di Amedeo”, oppure un gustoso pollo ai peperoni, appena grigliato, che spiazza per la sua leggerezza, o ancora una “semplice” pasta al pomodoro, fresca, rodonda e dolce, ottenuta mixando tre differenti tipi di pomodori, che in estate se la combatte con la mitica amatriciana “firmata” da un guanciale affumicato.
Grandi soddisfazioni arrivano anche dai secondi: quando le carni sfrigolano sui ferri roventi delle griglie o sui forconi del camino, arrivano galletti, tagliate, abbacchi e le mitiche costine di maiale nero dell’Appennino, altro orgoglio della signora Stefania e del giovane grill-master Marco.
Tra i dolci si fa apprezzare molto la meringata al limone e il semifreddo con pesca arrosto, che uniscono tradizione e un pizzico di sperimentazione, sempre ben dosata.
Per riempire i bicchieri, Emanuele propone ottimi percorsi sul territorio, presentando al tavolo le migliori cantine protagoniste nell’ultimo decennio di quella che è orami considerata una vera e propria rinascita dell’enologia laziale.
Last but not least… il conto medio, come da tradizione, raramente supera i 25 euro.