Solo questione di moda? Fortunatamente no, dietro le etichette dei gin tricolori svettano distillatori d’esperienza, che usano i migliori ingredienti, in primis il ginepro (elemento principale tra i «botanicals»), da cui attingere per le originali ricette.
Una riscoperta di un prodotto ancestrale, come spiega nel suo ultimo libro
Per poterne apprezzare il profilo storico-sensoriale occorre però rintracciarne le origini. Accertata è la storia secondo cui nel ’600, in Olanda, il farmacista Sylvius Van Leyden creò un rimedio per i disturbi di stomaco a base di alcol di grano e bacche di ginepro per curare i soldati olandesi che si ammalavano nelle Indie Orientali: il jenever. Con l’ascesa al trono inglese di Guglielmo d’Orange, fu scoraggiata l’importazione dai Paesi cattolici di distillati di vino e fu incentivata la produzione nazionale di gin che in seguito, con la grande espansione dell’impero britannico, volò oltreoceano.
C’è poi il gin con il cappero di Pantelleria, frutto di un viaggio che parte dall’Occitania e arriva sull’isola siciliana: nell’incantevole Val Maira piemontese, il portento di Dario Laugero realizza infusi che più autentici non si può. Tra un amaro alle erbe e un genepy montano, ha deciso di creare il suo
Di isola in isola si arriva nell’esclusiva Sardegna, dove Flavio Porcu di Pure Sardinia imbottiglia il territorio. Si chiama Solo Wild Gin, è selvaggio e puro ottenuto esclusivamente da bacche di piante di ginepro selvatico, raccolte a mano e cresciute spontaneamente lungo le coste dell’isola. Nessun’altra botanica aggiunta per una forte concentrazione di ginepro, resina e agrumi. Il fratello maggiore si chiama Doro Aged e racchiude più botanicals ma tutti rigorosamente sardi: salvia desoleana, foglie di mirto, lentisco, artemisia, scorze di limone e arancia. Invecchia 12 mesi in botti di rovere di castagno fino ad assumere una tonalità dorata e un’esuberante complessità aromatica. È opulento e morbido con nuance tostate che con vaniglia e agrumi animano l’assaggio di uno splendido gin da bere liscio.
Nel Sud Italia tiene invece banco il calabrese Ivano Trombino, che negli ultimi anni ha composto un inno alla Calabria facendo base a Montalto Uffugo (Cosenza). Nel suo Vecchio Magazzino Doganale dà vita a un gin personale, esalta le materie prime con distillazioni separate (ginepro, assenzio romano, angelica e sambuco) e con infusi singoli (limone Igp di Rocca Imperiale, arance amare e dolci di Bisignano, pompelmo). Una bevuta fresca e fuori dagli schemi. Per non parlare della versione torbata, unica al mondo: la torba della Sila conferisce al ginepro, e quindi all’assaggio, un piacevolissimo retrogusto affumicato a cui si alternano colpi di scena affidati all’alcol di grano, mais e orzo, e a botanici quali origano, lavanda e aloe che ne completano il corredo. Ecco come sostituire il solito whisky.