Si chiama Wine Festival, ma il nome è riduttivo. Perché in questo weekend meranese (dal 10 novembre fino a martedì 14) saranno moltissime le aziende di delikatessen che arricchiranno il programma di uno degli appuntamenti imperdibili dell’enologia italiana. E poi dibattiti, master class, premiazioni, degustazioni orizzontali (comparando i vitigni) e verticali (per annate). Il tutto ulteriormente corroborato dalla presentazione della guida 2018 Vini Buoni d’Italia del Touring Club Italiano.
I numeri sono tutti dalla parte degli organizzatori: quattrocentocinquanta aziende vinicole italiane e internazionali (Spagna, Argentina, Libano Sud Africa, Austria, Crimea...) a firmare oltre mille etichette complessive in passerella, duecento artigiani del gusto, quindici superchef, ma anche centocinquanta architetti pronti a discutere di cantine sostenibili e perfino venti camerieri in gara per il concorso Emergenti di sala.
A confrontarsi saranno uomini e donne che stanno cambiando l’immagine stessa della nostra produzione, da Federico Ceretto, enologo monacale e visionario della storica famiglia di barolisti, al padre della moderna viticoltura meridionale d’alta gamma Luigi Moio, su su fino a Nicolò Incisa e Alois Lageder. Spazio anche all’eno-archeologia con Domenica Gullì, la ricercatrice della Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento che racconterà dei reperti trovati a Sciacca (Agrigento) a supporto della teoria secondo la quale la storia del vino in Italia risalirebbe a ben 6.000 anni fa.
Un bicchiere in mano nella città bomboniera: arriva il Merano Wine Festival
Licia Granello
Una delle manifestazioni enologiche più importanti d'Italia che tra dibattiti, masterclass e delikatessen presenterà oltre quattrocentocinquanta aziende